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Libero Rassegna Stampa
06.02.2024 Biden difende l’islam che odia gli Usa
Cronaca di Daniele Dell'Orco

Testata: Libero
Data: 06 febbraio 2024
Pagina: 15
Autore: Daniele Dell'Orco
Titolo: «Biden difende l’islam che odia gli Usa»

Riprendiamo da LIBERO del 06/02/2024, a pag. 15, con il titolo "Biden difende l’islam che odia gli Usa" la cronaca di Daniele Dell'Orco.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco
Wall Street Journal che ha definito la città di Dearbon (in Michigan), con una popolazione a maggioranza arabo americana, la «capitale della jihad in America»
Wall Street Journal: la città di Dearbon (in Michigan), con una popolazione a maggioranza arabo americana, è la «capitale della jihad in America»

Mentre sono ben lungi dall'esaurirsi i grattacapi interni che stanno creando a Joe Biden gli Stati “ribelli” del sud come il Texas (ha iniziato a costruire contro il parere di Washington una propria barriera anti-migranti al confine col Messico), il presidente uscente in questi ultimi mesi di campagna elettorale deve fronteggiare altre criticità legate al grande tema politico più sentito dai cittadini americani al momento, secondo solo all’economia: l’immigrazione.
Per contrattaccare agli articoli del Wall Street Journal che ha definito la città di Dearbon (in Michigan), con una popolazione a maggioranza arabo americana, la «capitale della jihad in America», Biden ha scritto su X: Gli americani sano che dare la colpa ad un gruppo sulla base delle paole di pochi è sbagliato: è esattamente questo che porta all’islamofobia e all’odio anti-arabo. Dobbiamo continuare a condannare l’odio in tutte le sue forme».
Epperò, in pieno stile progressista, al bel predicozzo buonista è seguita una drammatica razzolata, visto che durante la sua visita in Michigan Biden ha saltato pie’ pari Dearbon dove, sempre secondo il titolo del WSJ «imam e politici sono al fianco di Hamas contro Israele e dell’Iran contro gli Stati Uniti».
L’unico plauso Biden lo ha riscosso dal sindaco della città, Abdullah Hammoud: «La triste realtà è che l’islamofobia è diventata una forma accettabile di odio, quelli che demonizzano o riducono a stereotipi i musulmani o gli arabo americani trovano velocemente ascolto e notorietà», ha twittato.
Ha altri problemi il suo rivale Donald Trump, impegnato nella tappa in Nevada della sua corsa alla nomination alla Casa Bianca. Qui si è creato un cortocircuito burocratico non da poco visto che si terranno nello stesso momento i caucus (assemblee) e le primarie.
L'ex presidente parteciperà solo alle prime, questo giovedì, con Ryan Binkley come unico sfidante, anziché la sua reale contender Nikki Haley, iscritta da sola alle primarie. Che saranno sì ininfluenti per la nomination (Trump ha la vittoria numerica assicurata ai caucus) ma per lo staff di Trump potrebbero essere un boomerang in termini di immagine, visto che Haley alle primarie potrebbe riscuotere più voti in valore assoluto di Trump ai caucus. Un pasticcio reso possibile dal fatto che l’Assemblea Legislativa del Nevada, controllata dai dem, ha accolto il calendario riformato delle primarie deciso dal Partito democratico e sostenuto da Joe Biden, di dare più rilievo al voto in Nevada, e al suo forte elettorato ispanico, trasformando il caucus, che sono gestiti dai partiti, in primarie vere e proprie, organizzate invece dalle autorità elettorali statali. Il cambiamento non è stato però accettato dal partito repubblicano del Nevada che ha confermato i caucus e si ritrova ora alle prese con una doppia, confusionaria tornata.

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