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Libero Rassegna Stampa
05.02.2024 Una bomba in casa: l’immigrazione
Editoriale di Daniele Capezzone

Testata: Libero
Data: 05 febbraio 2024
Pagina: 1
Autore: Daniele Capezzone
Titolo: «Va cambiata la norma che blocca l’espulsione dei migranti minorenni»
Riprendiamo da LIBERO di oggi 05/02/2024, a pag.1, con il titolo "Va cambiata la norma che blocca l’espulsione dei migranti minorenni", l'editoriale di Daniele Capezzone.
 
Confessioni di un liberale. Daniele Capezzone al Caffè della Versiliana  Giovedì 14 luglio, ore 18:30 - Versiliana Festival
Daniele Capezzone
 
 
Ma quanto imbarazzo per lo stupro di Catania: una tredicenne aggredita da sette egiziani insieme al suo fidanzatino, con due che la violentano e gli altri cinque che assistono, non ha meritato ieri mattina nemmeno un francobollo in prima pagina su Repubblica e Stampa.

E ancora – per tutta la giornata – abbiamo dovuto registrare gli eloquenti silenzi di chi per anni ci aveva inflitto comizi e impartito lezioni sul “patriarcato”, sul “corpo delle donne”, sui “diritti”. Ad esempio, a meno di nostri errori e omissioni (dei quali eventualmente saremmo lietissimi di scusarci), non risultano prese di posizione da parte di Elly Schlein.
Immaginate se i responsabili di questa violenza fossero stati – a scelta – sette ungheresi, sette militanti di destra, sette naziskin: la sinistra politica e mediatica sarebbe già sulle barricate, mentre ieri ha preferito – neanche troppo metaforicamente – sonnecchiare sul divano.
Curioso cortocircuito: quando la vittima è “giusta” e il colpevole funzionale a una certa narrazione, allora valgono le caselle e le etichette; quando invece c’è qualcosa che potrebbe guastare il racconto buonista dell’accoglienza, è decisamente più comodo occultare-derubricare-attenuare.
Restano però tre questioni macroscopiche. La prima: la maggioranza di centrodestra farebbe bene ad abolire – o almeno a riformare radicalmente – le norme volute dal Pd nel 2017 (la cosiddetta legge Zampa) sui “minori non accompagnati”. Si tratta di un apparato normativo che di fatto, tranne eccezioni rarissime e pressoché impossibili da realizzare, esclude qualunque possibilità di respingimento o di successiva espulsione di un migrante minorenne. All’epoca, tutta la narrazione fu impostata pensando ai bimbi immigrati, con racconti e storie ad alto impatto emotivo. Ma anche i più distratti comprendono che un minorenne non è necessariamente un bambino: un 16enne o un 17enne è un uomo fatto e finito, e metterlo sullo stesso piano giuridico di un bimbo di 5 anni è letteralmente insensato. Perché deve rimanere in piedi una norma che, a meno di motivi di ordine pubblico e sicurezza dello stato (ma con una clausola larghissima che azzoppa questa stessa eccezione: perché comunque non devono esserci rischi di “danni gravi per il minore”), rende queste persone intoccabili e inamovibili dal territorio italiano?
La seconda: per ciò che riguarda i migranti maggiorenni, va assolutamente riformato il meccanismo della domanda di asilo, che viene pressoché automaticamente inoltrata da tutti. Alla fine della procedura, solo il 10-12% dei richiedenti ottengono semaforo verde: ma pure tutti gli altri hanno ben poche chances di andarsene subito (di qui la sistematicità della presentazione della richiesta). Anche dopo il primo esito negativo, infatti, lo straniero fa sistematicamente ricorso in tribunale, e pure lungo tutta questa fase non può essere espulso. La decisione sul ricorso, in genere, richiede un anno di tempo. Morale: anche chi non abbia alcun titolo e ne sia consapevole acquisisce, attraverso le maglie di questa procedura, un “bonus” complessivo di 18-21 mesi (anche per rendersi irreperibile o per commettere crimini di ogni tipo). Nelle more, infatti, il soggetto usufruisce di un permesso di soggiorno di 6 mesi (rinnovabile), e lo stesso accade nel momento in cui presenta il ricorso per via giudiziaria dopo il primo diniego. Altro permesso di soggiorno, quindi: con relativa inespellibilità.
Quindi, cari lettori, il punto è fin troppo semplice da mettere a fuoco: ogni volta che vedete attraverso un tg un barcone arrivare sulle nostre coste, potete immaginare da soli le scene successive del film, con quei 18-21 mesi di margine conquistati anche da chi non abbia alcuno status di rifugiato. Sta qui il tema che gli estremisti dell’accoglienza non capiscono. O forse lo hanno compreso fin troppo bene.
La terza e ultima questione da affrontare è un autentico tabù, un punto che viene rimosso perla sua evidente scomodità: eppure è lì sotto i nostri occhi, come il proverbiale elefante nella stanza. Gli immigrati che arrivano sono quasi tutti maschi, maschi soli, maschi giovani, maschi provenienti da culture e paesi dove – non di rado – la donna è considerata alla stregua di un oggetto. Ora riversare questa massa umana nelle nostre città, nella stragrande maggioranza dei casi senza lavoro e ai margini della legalità, significa letteralmente innescare una bomba. Uno stupro, una molestia, un’aggressione – purtroppo – rischiano di non essere un “incidente”, un “imprevisto”, un “caso isolato”, ma una circostanza accompagnata da un livello non basso di probabilità di realizzazione. Possiamo continuare a negare il problema, eppure è già qui. Che altro deve succedere affinché scatti l’allarme? A Colonia, in Germania, a Capodanno 2016, si arrivò a molestie di gruppo (con diversi stupri), con arabi e nordafricani che derubavano gli uomini e circondavano-insultavano-molestavano le donne. A Capodanno 2022, qui a Milano, accadde qualcosa di simile, con violenze e stupri “in modalità branco” con il coinvolgimento di una quarantina di soggetti di seconda generazione. Insomma, una scomoda realtà è ormai squadernata sotto i nostri occhi: continuiamo a girarci dall’altra parte e a non voler vedere? Diranno i negatori a oltranza che numerosi stupri vengono commessi anche da cittadini italiani. Certo, è verissimo, e pure i criminali di nazionalità italiana vanno perseguiti in modo severissimo, né più né meno degli altri. Ma il fatto che uno stupratore sia nato a Pescara o a Forlì o a Treviso non è una buona ragione per mettersi in casa migliaia di soggetti stranieri largamente fuori controllo, che, per tutte le ragioni che abbiamo lungamente illustrato, rappresentano un’autentica bomba a orologeria anche in termini di sicurezza delle donne.

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