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Libero Rassegna Stampa
03.02.2024 Ritratto di Golda Meir
Recensione di Antonio Castro

Testata: Libero
Data: 03 febbraio 2024
Pagina: 24
Autore: Antonio Castro
Titolo: «La matriarca che ha sconfitto gli eserciti arabi»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 03/02/2024, a pag.24, con il titolo "La matriarca che ha sconfitto gli eserciti arabi" la recensione di Antonio Castro.


Elisabetta Fiorito


Il libro di Elisabetta Fiorito "Golda. Storia della donna che fondò Israele".

Proprio in questi tempi in cui si torna a parlare insistentemente di patriarcato, fa capolino in libreria “Golda, la storia della donna che fondò Israele”. La Terra di Sion è sotto attacco concentrico (di nuovo), nel mondo l’antisemitismo ha ripreso. È la storia di una donna che quasi un secolo fa riuscì ad infrangere il tetto di cristallo della supremazia maschilista.
Golda Meir, patronimico Mabovic, è oggi la “Imma” di un’intera nazione. Madre spirituale (e politica) di uno Stato laico con un profondo retaggio religioso. Oltre 5mila anni di storia. Quando l’ “incontenibile” Golda vedeva la luce tra cosacchi bellicosi e russi arroganti di Israele non se ne immaginava l’esistenza.
La terra promessa era un mito biblico che risaliva a 5mila anni prima.
C’è voluta una donna (non da sola, ma sicuramente determinante) per mettere finalmente in piedi questo scatolone di sabbia scaraventato nel cuore del mondo arabo. Per offrire una casa al popolo di Israele. Decaduto l’impero Ottomano, passata la mano al Mandato britannico dopo una sudata (quanto contestata) delle Nazioni Unite (181/1947), per ripartire ciò che restava dell’ex impero Ottomano tra gli erbi già presenti, quanti sbarcavano a frotte in fuga dal nazifascismo e gli arabi presenti da secoli in questo lingua di terra tra il Giordano e il Mediterraneo.
A 75 anni dalla nascita formale di Israele conflitti, attacchi, recriminazioni e invasioni bilaterali riportano alla ribalta la testarda intuizione di questa incallita fumatrice. Capace di mettere al mondo due figli, allestire un kibbutz, variare la pesante cucina askenazita dell’Est Europa e finire pure a fare da ambasciatrice israeliana a Mosca. Risparmiando a Mosca su ogni singolo dollaro raggranellato dai fratelli dell’esodo. Nei locali consolari affittati nell’Urss la piccola ambasciata di Israele retta da Golda per risparmiava usava i doppi vetri come un improvvisato frigorifero. Gente di guerra che sapeva fare di necessità virtù. Cucinando in camera con fornelletti da campo.
Golda sapeva infiammare le platee (veniva puntualemente spedita oltre oceano a raccogliere fianziamenti) per tenere in vita il sogno della Terra promessa. E in piena depressione americana riusciva a portre a casa milioni di dollari. Banconota su banconota. Il 25 gennaio del 1948 Golda così come Ben Gurion - sono consapevoli che l’attacco concentrico panarabo rischia di radere al suolo questo spicchio Sion: «La comunità ebraica della Palestina», scandisce Golda, «è decisa a combattere fino alla fine. Se avremo le armi con cui lottare bene, se non le avremo lo faremo con le pietre, con le mani nude»....«la comunità ebraica in Palestina non alzerà bandiera bianca. Sta a voi», avverte, «decidere se in questa lotta a vincere in questa lotta saremo noi o il Muftì di Gerusalemme». Porterà a casa un’ovazione a scena aperta e 50 milioni di dollari per comprare armi e aeroplani. Tel Aviv al tempo era uno stradone impolverato. Certo non il vialone pieno di ville e club costosissimi che è oggi. Le palazzine venivano tirare con la sabbia grattata dalla battigia. C’erano quelli dell’Est che facevano fatica a reggersi in piedi, c’erano i sepharditi, arrivati più tardi ma sempre scacciati da quel Maghreb che avevano contribuito a rendere un giardino esotico e florido dopo la cacciata da Spagna e Portogallo. E poi c’erano tutti gli altri. Chi arrivava alla ricerca di un sogno di socialismo mediorientale, chi di una comune religiosa, chi soltanto per svernare dopo essere scampato a due o più guerre mondiali. La vulcanica Golda Meir, nonostante tutto scalala gerarchia politica di un mondo maschilista. Poi, grazie alla sorella, finisce per approccire l’ideale sionista. Alla fine degli anni Cinquanta l’Europa fa i conti con lo sterminio metodico con la Shoah. Nell’ebraismo l’eredità religiosa si tramanda madre in figlio. Da madre in figlia. In ebraico mamma si pronuncia Imma. Papà Abbà. Golda è l’Imma della patria ebraica. «Il paese descritto nel 1978 da Arrigo Levi non esiste più», sintetizza in questa emozionante biografia Elisabetta Fiorito, cronista di lungo corso de Il Sole 24 Ore, «aranceti, uliveti non sono ormai il motore dello stato, il socialismo sionista ha passato la mano a una nazione che ha costruito la sua fortuna grazie alle start up tecnologiche. Ma che ancora oggi non riesce a vivere in pace come avrebbe voluto Golda e come vorrebbe la stragrande maggioranza degli israeliani». La lezione più dolorosa di Imma Golda forse è proprio questa.

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