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Libero Rassegna Stampa
06.12.2023 Immigrazione e terrorismo
Analisi di Daniele Capezzone

Testata: Libero
Data: 06 dicembre 2023
Pagina: 1
Autore: Daniele Capezzone
Titolo: «La commissaria Ue si accorge ora del pericolo di attentati nascosto per anni dagli euroburocrati»
Riprendiamo da LIBERO di oggi 06/12/2023, a pag.1, con il titolo "La commissaria Ue si accorge ora del pericolo di attentati nascosto per anni dagli euroburocrati", l'analisi di Daniele Capezzone.

Confessioni di un liberale. Daniele Capezzone al Caffè della Versiliana  Giovedì 14 luglio, ore 18:30 - Versiliana Festival
Daniele Capezzone

Parigi, il video dell'arresto dell'uomo che ha ucciso un passante a  coltellate al grido di «Allah akbar»- Corriere TV
Arresto del terrorista di Parigi di domenica 3 dicembre

Comprendiamo bene il fatto che chiunque svolga funzioni di governo, a qualsiasi livello, non debba alimentare il panico: al contrario, specie in materia di sicurezza, antiterrorismo e intelli gence, saggezza suggerisce di fare (e fare silenziosamente) anziché parlare. Tuttavia non è nemmeno saggio trattare i cittadini come se fossero minorenni, alla stregua di bimbi a cui una verità spiacevole va prima nascosta, poi eventualmente centellinata, salvo infine- dopo annidi negazioni e attenuazioni - sparacchiarla all’improvviso in modo ansiogeno e confuso. Agire in quest’ultimo modo ha due sole spiegazioni possibili: o siamo in mano a non pochi soggetti che si muovono in modo largamente irrazionale, oppure tale è il divario tra il poco che si è fatto e il molto che si teme da indurre alcuni protagonisti a mettere preventivamente le mani avanti, per poter dichiarare, al momento opportuno, il proprio “io ve l’avevo detto”.
A queste malinconiche e preoccupate considerazioni si giunge registrando una frase buttata lì ieri dalla commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson: «Con le feste natalizie alle porte c’è un enorme rischio di attacchi terroristici nell’Ue, come abbiamo visto recentemente purtroppo a Parigi e anche prima». Non basta ancora? L’esponente socialdemocratica svedese contestualizza la sua dichiarazione facendo riferimento alla «guerra tra Israele e Hamas e alla polarizzazione nella nostra società», e annuncia l’intenzione di «mettere a disposizione ulteriori 30 milioni di euro per la protezione dei luoghi di culto in questa situazione».

IL MURO DI GOMMA
A prima vista, verrebbe da rispondere “ben svegliata” o “benvenuta nel club”, visto che da anni, da queste parti, ci affanniamo a segnalare un pericolo che, dall’11 settembre in poi, non ci è mai parso attenuato. Ma, pensandoci meglio, è difficile trattenere un senso di fastidio e irritazione per le infinite circostanze in cui da parte dalle istituzioni Ue (con grancassa di politici progressisti e intellettuali d’area) è stato innalzato un autentico muro di gomma, una vera e propria strategia della negazione sistematica.
Rinfreschiamoci insieme la memoria. Non abbiamo dimenticato (ci hanno provato di nuovo a Parigi nei giorni scorsi) le troppe occasioni in cui hanno tentato di dirci che un attentatore islamista era «disturbato», era «depresso», aveva «problemi psicologici». Non abbiamo dimenticato le circostanze in cui ci hanno parlato di un’«auto sulla folla», come se un veicolo avesse autonomamente deciso di falciare dei poveri innocenti.
Non abbiamo dimenticato le volte in cui cittadini ragionevoli e preoccupati sono stati qualificati come razzisti-xenofobi-islamofobi. Diciamocelo chiaramente: erano tutte balle, spazzate via ieri dal brandello di verità sfuggito dalle labbra della Johansson.
Ora però non ce la si può cavare con lo stanziamento di qualche milione, giusto per scaricarsi la coscienza.
Occorrono per lo meno tre inversioni di rotta. La prima è di carattere generale sull’immigrazione: inutile girarci intorno, quanto più grande e incontrollato è il numero di coloro che arrivano clandestinamente, tanto maggiore è il concreto pericolo di infiltrazioni terroristiche.

RIVEDERE L’ASILO 
La seconda è più specifica in termini di riscrittura delle norme vigenti sul diritto d’asilo, che furono pensate avendo in mente i dissidenti politici e non certo centinaia di migliaia di migranti che - in automatico - presentano la domanda, com’è avvenuto negli ultimi anni. Qui su Libero abbiamo mostrato, dati alla mano, che le attuali procedure offrono a un richiedente asilo un margine di 18-21 mesi prima che l’iter si esaurisca (tra domanda, reiezione, ricorso e diniego finale): in un arco di tempo così largo, tutti comprendiamo che esiste un numero elevatissimo di soggetti di pericolosità letale a cui stiamo offrendo una chance drammaticamente rischiosa perla nostra convivenza pacifica. La terza mossa ha a che fare con i soggetti già segnalati da servizi segreti e forze dell’ordine come radicalizzati islamici: era segnalato, per stare all’ultimo caso in ordine di tempo, l’assassino della Torre Eiffel, ed erano schedati nello stesso modo pure i responsabili dei due attentati precedenti, ad Arras e a Bruxelles. Mi pare evidente che, davanti a un numero altissimo di persone segnalate come radicalizzate, non si possa scommettere solo sulla loro sorveglianza, attività che richiederebbe il coinvolgimento di una quantità inimmaginabile di agenti. E allora ecco la carta da giocare: facilitare e allargare i casi e le procedure di espulsione immediata dai nostri territori (da ciascun Paese e dall’Europa) dei soggetti segnalati. Se la signora Johansson vuole davvero fare qualcosa di serio, dovrà inevitabilmente affrontare questi tre nodi: stretta sull’immigrazione, giro di vite sull’asilo, espulsione secca dei segnalati. Altrimenti, quelle di ieri saranno state solo chiacchiere in libertà.

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