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Libero Rassegna Stampa
27.11.2023 Negazionismo e squadrismo specialità della sinistra
Analisi di Daniele Capezzone

Testata: Libero
Data: 27 novembre 2023
Pagina: 1
Autore: Daniele Capezzone
Titolo: «Evoluzione della specie»
Riprendiamo da LIBERO di oggi 27/11/2023, a pag.1, con il titolo "Evoluzione della specie", l'analisi di Daniele Capezzone.

Confessioni di un liberale. Daniele Capezzone al Caffè della Versiliana  Giovedì 14 luglio, ore 18:30 - Versiliana Festival
Daniele Capezzone

Un grande classico della psicopatologia è il meccanismo della “proiezione”: scaricare sugli altri colpe, criticità, aspetti negativi, che in realtà sono propri («il cattivo sei tu», quando invece il problema è tutto mio). È uno strumento di difesa tipico delle personalità nevrotiche e insieme fragili: si rifiutano di guardarsi dentro o non hanno sufficiente forza per farlo, e preferiscono attribuire a fattori o persone esterne la causa dei propri disturbi. Il guaio è che questo meccanismo così arcaico e prevedibile è diventato un vero e proprio format della sinistra politica: scagliare verso i nemici accuse che hanno qualcosa di autobiografico, aggredire gli altri attribuendo loro comportamenti propri, denunciare nell’avversario modalità di comportamento che invece sono divenute abituali per il mondo progressista. Si pensi a un paio di termini che corrispondono a due sanguinose accuse che la sinistra scaglia regolarmente contro gli avversari: squadrismo e negazionismo. La prima parola – come si sa – ha a che fare, in origine, con gli orribili eventi verificatisi dal 1919 in poi, e quindi con l’uso politico sistematico della violenza da parte del nascente fascismo. Il problema è che, oltre un secolo dopo, la sinistra tratta ancora da “squadristi” quelli che la pensano diversamente. Con sprezzo del ridicolo, una decina di giorni fa, è stato il capogruppo al Senato del Pd Francesco Boccia a qualificare il Ministro dei Trasporti come «lo squadrista Salvini», seguito a ruota dal segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri che ha a sua volta frignato definendo la precettazione «un atto di squadrismo». Insomma, un secolo dopo le imprese poco raccomandabili delle squadracce fasciste, la sinistra continua a vedere squadristi ovunque: tranne però quando gli squadristi sono rossi e agiscono davvero in modo violento. L’altra sera, cos’era – se non appunto squadrismo – l’aggressione contro la sede di Pro Vita? E invece il riflesso generale a sinistra è stato quello del silenzio e dell’attenuazione. Tutti quelli che avevano (giustamente) protestato, nell’ottobre del 2021, contro l’irruzione nella sede della Cgil avvenuta al termine di una manifestazione di Forza Nuova, adesso, due anni dopo, davanti a un episodio simile se non peggiore, improvvisamente tacciono. Silenzio dalle parti del Pd, silenzio dalle parti della Cgil, e improvvise formule vaghe sui maggiori giornali (il Corsera, in un occhiello in prima pagina, si è limitato a scrivere: «Tensione davanti alla sede di Pro Vita»). 

TUTTI DIETRO A GRETA Ancora più surreale è l’intermittenza con cui a sinistra viene usata la parola “negazionismo”, termine che in origine – e in modo appropriato – dovrebbe indicare l’indegna negazione della tragedia dell’Olocausto. Di recente, come si sa, la sinistra ha però cominciato a distorcere il termine, facendone un uso leggero quanto sconsiderato, dando dei negazionisti perfino a coloro che hanno osato esprimere opinioni non conformi al verbo ecointegralista di Greta Thunberg. E così anche personalità del mondo scientifico sono state insultate e mostrificate: non è mancato chi ha chiesto di silenziare le voci dissenzienti, né chi ha proposto nuove figure di reato. Senonché, quando poi i negazionisti (ahinoi, quelli veri) tornano in scena per negare i crimini di Hamas del 7 ottobre o per mettere in dubbio il dramma delle donne ebree struprate in quella circostanza, allora – oplà, nuova capriola di sinistra – il termine “negazionismo” finisce nel cassetto e la sinistra si rifiuta di utilizzarlo. E come mai? Elementare, Watson: perché il problema è tutto nel campo della sinistra, nelle manifestazioni che ha promosso o a cui ha accettato di partecipare, nelle associazioni di cui si contorna e alle quali dà copertura politica. 

LA REALTÀ NON CONTA Rispetto ai fatti del 7 ottobre, peraltro, la gravità della propensione a negare gli eventi è accresciuta dal fatto che a qualcuno le prove non sembrano bastare mai: non bastano le testimonianze dei sopravvissuti, non bastano le telecamere della sicurezza israeliana, non bastano nemmeno i filmati girati dalle bodycam usate dagli stessi terroristi. Il negazionista trova sempre un “però”, un “dubbio”, un “rilievo”: e finisce per essere oggettivamente spalleggiato da chi partecipa a manifestazioni in cui circolano quelle tesi e non sente l’esigenza – né prima, né durante, né dopo – di prenderne le distanze. È un vizio antico, che fa parte dell’album di famiglia della sinistra. Del resto, erano e sono di sinistra quelli che, quasi ad ogni 25 aprile, hanno taciuto davanti alle contestazioni contro la Brigata ebraica nei cortei per la Liberazione. Erano e solo di sinistra coloro che troppe volte si sono girati dall’altra parte quando, in più circostanze negli ultimi lustri, la bandiera di Israele è stata bruciata nel corso di manifestazioni. Ed erano e sono di sinistra coloro che, nelle passate prove di governo, si sono prodotti in zelanti inchini nei confronti della dittatura iraniana, quella che tuttora vorrebbe cancellare Israele dalla faccia della terra. Sarà il caso di cominciare a chiamarli con il loro nome: negazionisti, appunto.

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