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Libero Rassegna Stampa
26.11.2023 Paradosso LGBT: chiedono diritti e odiano Israele
Maurizio Stefanini intervista Daniele Scalise

Testata: Libero
Data: 26 novembre 2023
Pagina: 6
Autore: Maurizio Stefanini
Titolo: «Paradosso LGBT: chiedono diritti e odiano Israele»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 26/11/2023, a pag.6 con il titolo "Paradosso LGBT: chiedono diritti e odiano Israele" il commento di Maurizio Stefanini.

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Maurizio Stefanini

Daniele Scalise - Wikipedia
Daniele Scalise

Giornalista e scrittore, Daniele Scalise si è occupato soprattutto di antisemitismo e omofobia. Tra l’altro, da un suo libro sul caso di Edgardo Mortara è stato tratto il film di Marco Bellocchio “Rapito”.
Per Informazione Corretta ha appena scritto un duro articolo dal titolo “LGBT, Israele, Antisemitismo: come diventare nemici di se stessi”, in cui stigmatizza quella parte del mondo gay che i questo momento si sta schierando con Hamas.

«Quale meccanismo grossolano e perverso porta plausibili vittime a schierarsi dalla parte di sicuri carnefici? Cosa s’agita nella mente di bambocci ignoranti e incoscienti a solidarizzare con i mostri che hanno firmato (e filmato) il massacro del 7 ottobre?», è l’incipit del suo articolo: da dove nasce?
«L’articolo è stato ispirato da Angelo Pezzana che è poi il patron di Informazione Corretta. Mi aveva suggerito di commentare questa cosa, che io avevo letto ma avevo un po’ derubricato, appunto perché sufficientemente disgustato. Per fortuna, si tratta di minoranze delle minoranze delle minoranze. Però questi pochi individui riflettono un pensare più diffuso, e magari non detto. I movimenti gay si sono intestati battaglie per me più che condivisibili sui diritti, con meriti secondo me enormi. Dopo il 7 ottobre, sembrava ovvio che di fronte a uno scempio, a una vergogna, a un massacro di quel genere sarebbero insorti tutti.
Qualcuno però ci avvisò che sarebbe bastato aspettare un paio di giorni per vedere che la costernazione, il cordoglio, le lacrimucce si sarebbero spente, fino a trasformarsi nel loro esatto contrario. Purtroppo, così è successo. Siamo di fronte a un paradosso che purtroppo non è paradossale, consolidato in molta parte della sinistra italiana. Le ragioni le hanno già descritte: l’antioccidentalismo, l’anticolonialismo, il racconto farlocco della nascita e costituzione di Israele, e in più anche un antisemitismo più o meno inconscio e profondo ma mascherato da riti verbali. E quindi quando si parla della Shoah tutta questa commozione, che a questo punto io ritengo essere totalmente ipocrita, perché questi signori e signore, qui mi riferisco sia ai gay che a molte femministe, non hanno speso una sola parola una per denunciare lo scempio. Per fortuna alcune cose stanno cambiando, ho visto già che un gruppo consistente di femministe francesi è insorto. Non è solo un problema italiano ma di tutto l’Occidente: vediamo quello che succede nelle università americane. Ma c’è anche il silenzio di tutti gli altri, e là veramente destra e sinistra poca differenza fa. La convinzione in molti di silenziosi acquiescenti che pure non vanno a sbandierare simpatie per Hamas è: “Tutto sommato, che ci importa?
”» 

Che è poi quello che si dice anche dell’Ucraina...
«Esatto! C’è questa indifferenza morale. Io mi sono sempre chiesto, ma come è possibile che al momento delle leggi razziali salvo pochissimi eroi tutti gli altri se ne sono stati zitti e acquiescenti? Ora lo ho capito». 

È un paradosso della società occidentale. Si contestano storture in contraddizione con i suoi principi: omofobia, maschilismo, razzismo, colonialismo. Ma proprio in nome dell’anticolonialismo, con le realtà del Terzo Mondo si sospende il giudizio. Se impongono alle donne il velo o uccidono i gay “è la loro cultura”... «Certo! Come se quei principi che qua noi riteniamo eterni, ineludibili, là invece possano venire elusi perché “quella è la loro cultura”. Vediamo il silenzio sulle donne iraniane. In Israele ho conosciuto molti omosessuali arabi fuggiti dai territori sotto il controllo di Hamas o della Anp perché le loro stesse famiglie e i loro vicini di casali minacciavano di morte. Una mia ex-compagna di corso di ebraico, donna araba abbastanza giovane con meno di 40 anni che vive a Gerusalemme e studia arte, di fronte proprio alla domanda esplicita che le ho fatto, “ma tu spiegami, se dovesse essere creato uno Stato palestinese, tu dove vivresti?”, lei mi dice “io non ho dubbi, vivrei in Israele, 1000 volte!”»

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