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Libero Rassegna Stampa
17.11.2023 Unrwa, l’agenzia Onu che finanzia Hamas
Commento di Daniele Dell'Orco

Testata: Libero
Data: 17 novembre 2023
Pagina: 12
Autore: Daniele Dell'Orco
Titolo: «Unrwa, l’agenzia Onu che finanzia Hamas»
Riprendiamo da LIBERO del 17/11/2023, a pag. 12, con il titolo 'Unrwa, l’agenzia Onu che finanzia Hamas' la cronaca di Daniele Dell'Orco.

In new project, pro-Israel voices opt for satire over polemic | The Times  of Israel
Nelle scuole UNRWA di Gaza...


Dall’inizio dell’escalation in Israele il capo dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), Philippe Lazzarini, si è messo più volte di traverso rispetto alle azioni del governo di Tel Aviv. Ha definito «assurdo» l’invito da parte di Israele a lasciare il nord della Striscia, ha denunciato la morte di oltre 100 colleghi dell’organizzazione a causa dei raid israeliani, e ieri ha parlato chiaro e tondo di un sabotaggio in atto nei confronti dell’agenzia Onu. «Esiste un tentativo deliberato di strangolare le nostre operazioni e di paralizzarle», ha avvertito, durante una conferenza stampa in cui ha dichiarato che l’Unrwa dovrà sospendere completamente le sue operazioni a causa della mancanza di carburante. «È oltraggioso costringere un’organizzazione umanitaria a chiedere l’elemosina per questo bene essenziale». Il problema è che, un po’ come la stessa Onu, anche l’Unrwa di fronte al caos in corso sta seriamente rischiando di perdere la faccia. Ed è per questo, probabilmente, che la fornitura di carburante per le sue attività non è più considerata prioritaria: per via del fatto che nella contesa israelo-palestinese abbia via via iniziato a prendere posizione dal punto di vista politico. Già nella definizione della sua missione di fondo qualche equivoco rischia di saltare fuori, visto che l’agenzia si occupa dei profughi palestinesi, ma a differenza dell’Unhcr fa ricomprendere nella definizione non solo quelli che sono fuggiti a causa della Guerra di Indipendenza nel 1948, ma anche tutti i loro discendenti. Un conteggio che fa lievitare il totale a 5,9 milioni (la “Nakbah” come la chiamano i palestinesi, produsse circa 700mila esuli) iperbolizzando di molto il suo ruolo e di conseguenza le sue necessità e il suo indotto. 

13MILA NELLA STRISCIA Ma l’ambiguità più grave, da circoletto rosso, nel caso dell’Unrwa è rappresentata dal fatto che il personale impiegato nella Striscia di Gaza (13mila dipendenti) è perla stragrande maggioranza autoctono. Ciò espone l’agenzia a delle ovvie contaminazioni di carattere etico, nel migliore dei casi, quando non addirittura, nello scenario peggiore, a vere e proprie infiltrazioni da parte di miliziani palestinesi. Del resto, strutture, risorse e finanziamenti, si sa, fanno gola a coloro che professano il jihad. Ma il vero Santo Graal per loro è rappresentato dall’aspetto formativo. L’Unrwa fornisce cibo, medicine e servizi sociali ai locali: offre corsi di studio, ricostruisce case e crea posti di lavoro grazie ad un budget prevalentemente occidentale da quasi mezzo miliardo. Ciò, già di per sé, contribuisce indirettamente ad aiutare l’autorità politica di Hamas, ma aumenta anche il loro interesse a far sì che tramite le strutture sociali Onu si possa diffondere meglio il pensiero radicale anti-israeliano e anti-occidentale. Non è un mistero, ad esempio, che nelle strutture Unrwa abbiano studiato quasi tutti i terroristi della strage di Monaco 1972 e, più di recente, Mohamed Deif, una delle menti principali del raid che il 7 ottobre ha provocato la morte di 1.200 ebrei, per la stragrande maggioranza civili. Difatti, mentre il mondo inorridiva, in quelle ore alcuni insegnanti Unrwa esultavano sui social al grido di «Allah è grande» e «una data da scolpire». 

MANDATO ETERNO Da quando è stata costituita nel 1949, per prendersi cura dei rifugiati palestinesi sparsi tra Gaza, la Cisgiordania, la Giordania, la Siria e il Libano, l’agenzia ha sempre avuto un mandato quadriennale rinnovabile, che viene in realtà rinnovato in eterno, visto che i drammi di quelle terre sono ancora lì e il problema che avrebbe dovuto risolvere, quello dei profughi, non fa che diventare sempre più grande. La cosa tragicomica è che persino Hamas ha mosso accuse contro l’Unrwa. Oltre a depredarla di carburante, a sfruttarne le risorse educative e ad utilizzare le sue strutture (almeno 150 edifici nella sola Striscia) come depositi o postazioni di lancio di missili, Hamas ha accusato l’agenzia delle Nazioni Unite di “collusione” con Israele per via del “trasferimento forzato” dei residenti di Gaza dal nord al sud. Un esodo a cui Hamas si è sempre opposta non tanto per il bene dei civili quanto per il rischio di dover rimanere da sola a fronteggiare l’esercito israeliano. 

L’AMICO JOE L’unico rimasto a difendere l’Unrwa è Joe Biden. Il suo precedessore, Donald Trump, si accorse del ruolo a dir poco “evasivo” che stata ricoprendo l’agenzia, tanto da sospendere, nel 2018, milioni di dollari in finanziamenti, con il duplice scopo di spingerla ad una riforma interna e di fare pressione sui leader palestinesi affinché si convincessero finalmente a parlare di pace. Con l’arrivo di Biden, invece, gli Stati Uniti hanno ripreso a finanziare l’Unrwa e altri gruppi di aiuto palestinesi, rimpinguando quella abnorme cassaforte che viene utilizzata da Hamas, Jihad Islamica e Fplp per sottrarsi alle responsabilità politiche, concentrarsi sulla lotta armata e, al bisogno, attingere dalle risorse pagate dall’Occidente per combattere contro l’Occidente.

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