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Libero Rassegna Stampa
02.01.2022 Aiuto, Baffino vuole tornare dentro al Pd
Commento di Giovanni Sallusti

Testata: Libero
Data: 02 gennaio 2022
Pagina: 7
Autore: Giovanni Sallusti
Titolo: «Aiuto, Baffino vuole tornare dentro al Pd»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 02/01/2022, a pag.1 con il titolo "Aiuto, Baffino vuole tornare dentro al Pd" il commento di Giovanni Sallusti.

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Giovanni Sallusti

Biografia di Massimo D'Alema
Massimo D'Alema

Il 2022 del Partito Democratico inizia come peggio non poteva: torna Massimo D'Alema. Non è un titolo ad effetto, piuttosto II ritorno di Ballino Il 2022 del Pd inizia male: D'Alema vuole rientrare è la realtà, che fa effetto. L'ultimo vero erede della scuola comunista togliattiana che annuncia la volontà di rientrare alla casa madre, nel frattempo manutenuta da un eterno democristiano come Letta: purissimo Novecento, e non dei migliori. L'occasione per questa ulteriore regressione vintage del partito che doveva garantire il riformismo italiano (ma qualcuno ci ha mai creduto, fuori dalle redazioni dei giornaloni?) sono stati gli auguri di buon anno in stile Politburo di Baffino per Articolo Uno. O meglio, l'augurio: «che si faccia un passo decisivo per la ricostruzione di una grande forza progressista». Dopo approfondite riflessioni infatti «vale la pena di portare il nostro patrimonio nel contesto di una forza più grande» (il che non dovrebbe essere difficile, visto che gli ultimi sondaggi danno Articolo Uno boccheggiare poco sopra l'1%). L'obiettivo irrinunciabile è «arrivare a una ricomposizione che appare necessaria», non si sa bene a chi, certamente a D'Alema, Bersani e al vecchio ceto politico ex (?) Pci per sopravvivere. Del resto, nota Max con la consueta modestia, «avevamo ragione sulla deriva disastrosa del Pd, una malattia che fortunatamente è guarita da sola ma c'era». Vecchio riflesso stalinista: l'avversario politico, a maggior ragione se interno, non è mai portatore di un altro punto di vista, ma sempre qualcuno di "malato", e spunta anche il nome della patologia: «l'epoca renziana». Scongiurata la malattia mortale del renzismo, col prossimo ritorno di D'Alema il Pd si avvia a ridiventare definitivamente una filiale della vecchia Ditta, l'oligarchia veterocomunista che ha cambiato mille sigle senza mai cambiare idea. Una volta prendevano consegne dall'Unione Sovietica, oggi cantano le magnifiche sorti e progressive del Dragone, di cui il nostro è propagandista zelante. Pochi mesi fa è arrivato a elogiare sull'emittente ufficiale New China Tv «lo straordinario salto verso la modernità e il progresso» che costituisce «il grande merito storico del Partito comunista cinese», un merito che par di capire val bene quella sessantina di milioni di morti incidentalmente accatastati da Mao e successori. Col Lider (di nuovo) Maximo si rafforza anche certo terzomondismo antioccidentale, basti pensare alla sparata recente per cui «definire i Talebani terroristi è una stupidaggine», trattasi piuttosto di «un movimento politico, come Hezbollah e Hamas» (come no, movimenti politici che vogliono la cancellazione d'Israele a suon di bombe, diciamo dei dorotei un po' più agitati). E, soprattutto, si istituzionalizza quel mitologico "campo largo" progressista che tradotto significa la saldatura irreversibile dei destini della sinistra italica a quelli di Peppino Conte cosiddetto leader dei Cinque Stelle, uno schema a cui Ballino ha lavorato alacremente da fuori, figuratevi quando si reinstallerà nei suoi uffici. Povero Pd, un Capodanno così non se lo meritava nemmeno lui.

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