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Libero Rassegna Stampa
01.12.2021 I due scrittori che fecero tremare Stalin: il libro di Ezio Mauro
Recensione di Alice Allasia

Testata: Libero
Data: 01 dicembre 2021
Pagina: 24
Autore: Alice Allasia
Titolo: «I due scrittori che fecero tremare Stalin»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 01/12/2021, a pag. 24 con il titolo "I due scrittori che fecero tremare Stalin", la recensione di Alice Allasia.

Lo scrittore senza nome. Mosca 1966: processo alla letteratura : Mauro,  Ezio: Amazon.it: Libri
La copertina (Feltrinelli ed.)

Ezio Mauro per l'ultimo appuntamento di Civita Luogo del Pensare 2021 –  Casa Civita Srl
Ezio Mauro

Mosca, anni Sessanta. Nel cuore dell'Unione Sovietica, un potere assoluto permea di sé ogni aspetto della vita delle persone, soffocando sul nascere le idee che si discostano da quelle del Cremlino e atrofizzando la libertà di pensiero. Il Kgb, il temutissimo Comitato per la Sicurezza dello Stato, osserva e controlla ogni singola mossa, parola o azione delle persone, nell'incessante tentativo di modulare la realtà a proprio piacimento, correggendo prontamente il passato (laddove scomodo) e imbavagliando il presente per addomesticare il futuro. Come sottoposti allo sguardo di un imperscrutabile Grande Fratello, i cittadini diventano pedine inermi nelle mani del potere, bersagli di una volontà calata dall'alto e apparentemente immutabile. Le spie sono tra la gente, il sospetto è di casa e lo spauracchio del lager e delle torture tiene a freno il benché minimo desiderio di cambiamento.

IL LEGAME INDISSOLUBILE Tutto ciò fa da cornice alla vita di Andrej Sinjavskj, scrittore e professore universitario, e di Julij Daniel', che di mestiere fa il traduttore, protagonisti del libro di Ezio Mauro, Lo scrittore senza nome. Mosca 1966: processo alla letteratura (Feltrinelli, 327 pp. euro 20). I due sono uniti da profonda amicizia cementata dall'amore per la letteratura. Discutono delle grandi opere classiche, di autori russi, si scambiano versi e opinioni, rischiarando con la bellezza della poesia la fitta coltre di nebbia in cui il regime affonda ogni cosa. Non parlano mai di politica, perché a loro non interessa. Sono ben consapevoli, però, della realtà che li circonda e sanno che nel loro Paese i fiori dell'arte e della cultura non sono liberi di sbocciare. Avvertono il bisogno irrefrenabile di scrivere e lo fanno ogni giorno. Si rendono conto, tuttavia, che nessuna casa editrice sovietica accetterebbe mai le loro opere perché non si appiattiscono sui rigidi dettami imposti ai letterati dal Partito Comunista. Così, decidono di sfidare il controllo sovietico e, tramite un'amica francese, fanno uscire i propri libri dall'Urss, per il desiderio di vederli pubblicati perlomeno all'estero. Una volta in Europa, i testi dei due, pubblicati sotto pseudonimo, diventano presto un caso internazionale. In Unione Sovietica parte la caccia ai due scrittori fantasma. Dopo un inseguimento durato sei anni, innumerevoli intercettazioni e pedinamenti, il Kgb riesce ad arrestarli. Il 10 febbraio 1966 inizia il processo. La pubblica accusa attacca gli imputati, dipingendoli come ignobili traditori della patria. Dal canto loro, Sinjavskj e Daniel' continuano a proclamarsi innocenti, sottolineando come i loro libri siano privi di ogni contaminazione politica. Grazie a questa ostinata e sincera professione di non colpevolezza i due, senza rendersene conto, diventano protagonisti del primo processo contro il dissenso nella storia dell'Urss. La sentenza è stata già decisa e i due sono condannati a sette e cinque annidi lavoro forzato a regime duro nel lager. Non solo, Sinjavskj e Daniel' vengono da subito separati, perché il regime vuole spezzare ciò che più gli fa paura: quel sodalizio umano, ancor prima che intellettuale, così inossidabile perché autentico e vero. I due uomini precipitano nelle viscere dell'abisso totalitario sovietico, conoscendone la brutalità delle carceri, della realtà concentrazionaria, del confino. Una volta scontata la loro pena, Sinjavskj sceglie la via dell'esilio mentre Daniel' toma a Mosca e, seppur non svolga nessuna attività sospetta, si trova imprigionato in un'infinita e dolorosa partita a scacchi con il potere. Il Kgb, non gli dà pace, perché la sua storia lo bolla ormai come dissidente per sempre. Il regime vuole cancellare il suo nome, ammutolirlo, per impedirgli di essere ciò che ormai è diventato: il simbolo del fatto che esiste un'altra via possibile, un'altra versione dei fatti, un altro modo di vedere le cose. Così, fino alla fine dei suoi giorni, Daniel' è impegnato in un'unica tenace battaglia: quella di rimanere fedele a sé stesso e di non perdere la propria identità, nonostante tutto.

SCELTE DIVERSE Nel suo libro, Ezio Mauro dimostra di conoscere profondamente la realtà che descrive. L'autore riporta in vita la memoria dei suoi personaggi rimanendo fedele ad un'attenta ricostruzione storica. E una narrazione forte, un'indagine sul potere e sulla sua natura più subdola. Ma è anche una lucida testimonianza della dignità di uomini coraggiosi, che non hanno permesso che le proprie convinzioni venissero corrotte dalla brutalità della sopraffazione fisica e psicologica. Un racconto che fa emergere una riflessione preziosa anche per noi. In una società sempre più asservita alla logica del politically correct, essere una voce fuori dal coro non sembra essere contemplato. In un mondo che osanna l'apertura al prossimo e al dialogo, in realtà si è liberi di parlare solo se ci si accoda ai dettami del perbenismo imperante. Altrimenti, si viene messi all'angolo, tacciati di essere dei trogloditi, misogini, ignoranti. Dunque è questa la conquista della nostra civilissima società contemporanea, quella di poterci esprimere solo fino a quando le nostre idee combaciano con quelle della maggioranza?!

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