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Libero Rassegna Stampa
26.08.2018 II Meeting ciellino sdogana il burqa più un indovinello di IC
Commento di Giovanni Sallusti

Testata: Libero
Data: 26 agosto 2018
Pagina: 9
Autore: Giovanni Sallusti
Titolo: «II Meeting ciellino sdogana il burqa»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 26/08/2018, a pag.9 con il titolo "II Meeting ciellino sdogana il burqa" il commento di Giovanni Sallusti

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Dopo aver letto l'ottimo commento di Giovanni Sallusti, invitiamo i nostri lettori a rispondere a questa domanda/indovinello:
" indovinate il nome di un importante membro di CL, immobiliarista miliardario, che è anche il proprietario di un quotidiano italiano che sta migrando poco a poco, ma sempre di più, verso altri lidi politici"
Se non vi viene in mente - l'indovinello è però facile -chiedetecelo, vi daremo una mano...
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Ecco la cronaca, davvero istruttiva, che attende il cattolicesimo ciellino (e non solo):

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Giovanni Sallusti

Alla kermesse di Cl il segretario della Lega musulmana si presenta con donne in velo integrale. Tripudio generale, le immagini dal Meeting di Rimini 2018  sono altrettante istantanee di una resa. Culturale, etica, totale.
Un appuntamento tra i tanti, una banale tavola attorno a un tema banalissimo, la necessità di «costruire ponti» (invece che edificare muri trumpiansalviniani, questo è il sottotesto politico nemmeno troppo implicito, come da tradizione di Comunione e Liberazione).
Qualcuno però scatta queste foto, e saranno materiale per storici. Se va male, decoreranno i capitoli su come Europa divenne Eurabia, come da fosca ma argomentata previsione della saggista Bat Ye'or. Se va benino, racconteranno comunque di come una vasta e perfino insospettabile fetta di cristianità perse la testa, nel senso letterale, perse i riferimenti minimi ed essenziali, sotto il papato buonista, immigrazionista e sì, diciamolo, filoislamista di Jorge Mario Bergoglio. In queste foto vedete ritratto Muhammad Bin Abdul Karim Al Issa, segretario generale della Lega Musulmana mondiale e già giurista del Consiglio degli Ulema (l'assemblea dei dotti esperti e custodi della sharia) e ministro della Giustizia dell'Arabia Saudita, discettare amabilmente con Roberto Fontolan, direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione, di ponti, dialogo, e altre ovvietà politically correct che un tempo Cl avrebbe lasciato volentieri alle riunioni delle onlus arcobaleno. Non sappiamo se l'ospite abbia affrontato nel dettaglio il particolare modo saudita di costruire ponti e declinare il dialogo e il confronto civile, come ad esempio mandare a morte per i seguenti reati: consumo di stupefacenti, contrabbando, omosessualità, falsa profezia, apostasia, adulterio, stregoneria e magia. Sappiamo però che tra le fotografie della delegazione della Lega Musulmana sono spuntate anche alcune che ritraggono donne in niqab, il velo integrale totale che lascia scoperti a malapena gli occhi, il quale tra le altre cose viola quella riconoscibilità della persona richiesta dalla nostra legge, almeno finché non sarà sostituita dalla sharia tra gli applausi scroscianti degli eredi di Don Giussani.
TRAGICOMMEDIA
In uno di questi scatti letteralmente da tragicommedia (il suicidio valoriale è tragico, ma è comico che avvenga in questo modo, tra una tartina postconvegno e un selfie d'ordinanza) potete vedere la presidente del Meeting Emilia Guamieri (usiamo il femminile boldriniano perché a questo punto immaginiamo che da quelle parti sia usanza gradita) che abbraccia ridanciana una di queste donne in niqab, per la gioia di un esponente della Lega Musulmana ancora più ridanciano, perché ha capito che ci stiamo consegnando da soli, spontaneamente, perfino quando vantiamo neppure più troppo convintamente l'eccezionalità dell'esperienza cristiana, come nel caso di Cl.
La ragione sociale della Lega Musulmana è la promozione del panislamismo, cioè quella corrente di pensiero che auspica l'unione di tutti i popoli credenti in Allah in un'unica istituzione statale, la Dar al-Islam. Val la pena ricordare che per la dottrina islamica un territorio che è stato islamico una volta lo sarà per sempre, per cui seguendo questa teologia politica anche i Balcani, vaste fette della Spagna, la Sicilia e parte dell'Italia meridionale, oltre ovviamente a Israele, dovrebbero rientrare in questo Califfato universale.
Pensate il giubilo di questi signori, quando si sono visti ricevere con tutti gli onori all'evento clou di una delle massime organizzazioni cristiane europee, sul suolo di uno di quei Paesi che secondo dottrina dovrebbe rendere alcuni territori al Califfato.
SOTTOMISSIONE
E mentre su Twitter fioccano autoscatti di signore in niqab e (supposto) sorriso vicino al logo del meeting, escono queste dichiarazioni di Al Issa: «Noi abbiamo buoni rapporti con la Santa Sede, con lo Stato della Città del Vaticano e con Papa Francesco, perché abbiamo obiettivi comuni». E noi modesti laici testardamente affezionati a quell'anomalia residuale chiamata Occidente, dove sopravvive seppur spesso sotto attacco quel dettaglio della storia chiamato libertà individuale (peraltro abbiamo sempre pensato anche grazie a quell'anomalia nell'anomalia chiamata cristianesimo) non possiamo non essere inquietati dal nuovo volto che sta assumendo il movimento di Julián Carrón: Comunione e Sottomissione.

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