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Libero Rassegna Stampa
05.05.2016 Fanatismo sotto casa: ecco l'islam made in Italy
Valentina Colombo intervistata da Francesco Borgonovo

Testata: Libero
Data: 05 maggio 2016
Pagina: 6
Autore: Francesco Borgonovo
Titolo: «'Basta soldi dall'estero per l'islam'»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 05/05/2016, a pag. 6, con il titolo "Basta soldi dall'estero per l'islam", l'intervista di Francesco Borgonovo a Valentina Colombo.

A destra: il simbolo della Fratellanza musulmana, egemone nell'islam italiano: il Corano da imporre agli infedeli con le scimitarre

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Francesco Borgonovo

Ci sono gli imam che invitano a non denunciare gli aspiranti jíhadisti o peggio ne approvano l'adesione al Califfato, come quelli mostrati da un servizio delle Iene. C'è la moschea di Roma che permette ai fedeli di frequentare corsi online di Shari'a presso l'università al-Azhar del Cairo. Insomma, c'è un lato dell'islam in Italia che non conosciamo e che troppo a lungo è rimasto nascosto. Per orientarci in questo mondo sotterraneo e complesso abbiamo chiesto aiuto a Valentina Colombo, una delle maggiori studiose europee del mondo musulmano, autrice di numerosi libri e docente alla European University di Roma.

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Valentina Colombo

Quanto sono diffuse fra i musulmani in Italia opinioni come quelle espresse da alcuni imam nel servizio delle Iene? «Sebbene sia convinta che tali affermazioni siano condivise da altri sedicenti imam nel nostro Paese e in Europa, sono altrettanto convinta che costoro rappresentino una minoranza. Bisogna però constatare la tendenza - dettata più dalla tradizione culturale che religiosa - a volere "lavare i panni sporchi in casa" pur di non intaccare l'onore della comunità».

Spesso sentiamo dire: se ci fossero più moschee in Italia, gli estremisti sarebbero isolati. «Non credo che la moschea sia da considerarsi il luogo privilegiato della prevenzione, anche se non si può escludere l'influsso che un imam veramente moderato possa avere sui fedeli che lo riconoscono come "guida". La sfida-opportunità dell'Italia è quella delle seconde generazioni che oggi frequentano le nostre scuole, che dovrebbero essere il luogo principale sia di integrazione sia di monitoraggio di eventuali devianze».

Come facciamo a controllare quello che viene detto nelle circa 800 sale di preghiera presenti nel nostro Paese? «Credo che i sermoni del venerdì dovrebbero essere in italiano e rispettare i valori della Costituzione, tuttavia mi concentrerei soprattutto sul viavai di predicatori legati alla galassia radicale che tengono corsi, conferenze e seminari nelle stesse moschee che sembrano rispettare i fondamenti dello Stato italiano. Un esempio ira tutti è il recente caso del predicatore kuwaitiano Tariq Suwaidan, invitato dall'Associazione islamica italiana degli imam e delle guide religiose, che gravita intorno all'Ucoli e che vanta un rappresentante al tavolo per l'islam del ministero dell'Interno. Non è la prima volta che predicatori controversi - da Wagdy Ghoneim a Omar Abdelkafy - vengono invitati in Italia da associazioni vicine o appartenenti all'Ucoii. Non è quindi sufficiente garantire un sermone in italiano, ma tutte le associazioni islamiche si dovrebbero impegnare a favorire il messaggio di un islam che non celi messaggi politici o non compatibili con la legge italiana e i diritti umani universali».

Izzedin Elzir, presidente dell' Ucoii, ha detto che le sale di preghiera in Italia in realtà sono autorizzate. E dunque che qui non esistono moschee abusive. È così? «Credo che Elzir si riferisse principalmente alle moschee gestite dalla sua associazione. La presenza di moschee abusive è innegabile, come dimostrano i dati sui luoghi di culto islamici abusivi nella Capitale (una cifra compresa ira le 43 e le cento unità). È preoccupante che luoghi non autorizzati possano essere persino sede di corsi a distanza dell'università islamica di Al Azhar al Cairo, come nel caso della moschea di viale dell'Esercito a Roma. Il vero problema resta comunque quale islam si insegni e si predichi in strutture e istituzioni italiane. Se l'ideologia della Fratellanza musulmana, così come quella wahhabita, sono esempi di interpretazione conservatrice e politicizzata, anche un'istituzione come Al Azhar è oggi al centro di un dibattito molto acceso in Egitto proprio perché vi sono intellettuali che ne mettono in dubbio le credenziali moderate».

Il 12 maggio la Confederazione islamica italiana cercherà di ottenere un'intesa con lo Stato. Chi rappresenta questa associazione? «È stata fondata a Roma nel marzo 2012. Il progetto è stato promosso, sin dal 2009, dal Centro Islamico Culturale d'Italia, che fa capo alla Grande Moschea di Roma, l'unico ente di culto islamico nel nostro Paese, con una gestione saudita - che ha finanziato la costruzione dell'edificio - e marocchina. La Confederazione islamica gravita nell'orbita marocchina e si pone apparentemente come alternativa all'Ucoii».

Quali sono le altre organizzazioni musulmane in Italia? Soprattutto, quali Paesi e interessi rappresentano? «L'Ucoii e le associazioni che riunisce a sé fanno riferimento all'ideologia della Fratellanza musulmana, in modo particolare alla Fratellanza siriana, giordana, egiziana e palestinese. Il presidente dell'Ucoii Izzeddin Elzir ha di recente dichiarato: "Vogliamo autofinanziarci con l'8 per mille ma vogliamo continuare a ricevere anche le donazioni da qualunque parte provengano. Ma chi dà i soldi (...) non decide cosa dobbiamo fare in Italia o quale orientamento religioso dobbiamo dare alle nostre comunità". Al contempo ha però affermato di avere ricevuto 25 milioni di euro dalla Qatar Charity che, è risaputo, finanzia la maggior parte dei progetti legati alla Fratellanza musulmana in Europa. Quindi Elzir si contraddice quando afferma che non vuole ingerenze perché di fatto un finanziamento dal Qatar è di per sé un'ingerenza».

Poi c'è la Coreis. «La Coreis (Comunità Religiosa Islamica) è una realtà più piccola, ma totalmente italiana e legata a una visione mistica e non politicizzata dell'islam.Yahya Sergio Yahe Pallavicini, Vicepresidente della Co.Re.Is e imam della moschea Al-Wahid di Milano, è senza dubbio una delle voci più aperte al dialogo del mondo islamico in Italia».

E il Caim? A Milano sembra avere ottimi rapporti con il Pd, che ha inserito in lista una sua esponente, Sumaya Abdel Qader. «Il Caim è un'associazione dell'orbita Ucoii che vede molti suoi esponenti, tra i quali Sumaya Abdel Qader e Davide Piccardo, operare a livello europeo in organizzazioni legate ideologicamente, e non solo, alla Fratellanza. Anche a livello europeo le organizzazioni della Fratellanza hanno ottimi rapporti con i gruppi della sinistra ed ecologisti».

C'è un modo per avere luoghi di culto diciamo "trasparenti"? «L'Austria ha di recente riformato l'Islamgesetz (la legge sull'islam) e ora non è più consentito che le "spese correnti", inerenti alle attività delle comunità islamiche, vengano finanziate dall'estero. Le comunità dovranno essere economicamente indipendenti da contributi esteri, anche per quanto concerne la costruzione di moschee, e avere un approccio positivo verso lo stato e la società. Dal febbraio 2016 nessun imam straniero potrà svolgere la funzione di imam in Austria. Credo possa trattarsi di un esempio da tenere in considerazione».

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