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Shalom Rassegna Stampa
06.08.2022 Una nuova fase di scontri a Gaza: ragioni e possibili sviluppi
Commento di Ugo Volli

Testata: Shalom
Data: 06 agosto 2022
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Una nuova fase di scontri a Gaza: ragioni e possibili sviluppi»
Riprendiamo da SHALOM online l'analisi di Ugo Volli dal titolo "Una nuova fase di scontri a Gaza: ragioni e possibili sviluppi".

Immagine correlata
Ugo Volli

He was assassinated by Israel after failing twice..Details from the life of  the martyr Tayseer Al-Jabari - Teller Report
Tayseer al-Jabari

L’operazione “Rompere l’alba”
Nel primo pomeriggio di venerdì l’aviazione israeliana ha attaccato obiettivi dell’organizzazione terroristica Jihad Islamica a Gaza, colpendo questa volta più duro del consueto: più di una dozzina di terroristi sono stati eliminati nelle prime ondate dell’attacco israeliano e fra essi il capo militare dell’organizzazione a Gaza, Tayseer al-Jabari e un altro comandante terrorista di rilievo. L’operazione è stata realizzata alla conclusione di un periodo crescente di tensione, in seguito a informazioni sull’imminenza di un attacco missilistico.

EU′s top court keeps Hamas on terror list | News | DW | 26.07.2017

L’arresto
La nuova crisi di Gaza è iniziata la notte del 1 agosto a un centinaio di chilometri a nord della Striscia, nel campo profughi di Jenin in Samaria. Reparti speciali delle forze armate israeliane vi hanno arrestato Bassem al-Saadi, considerato il leader del “Movimento per il Jihad Islamico in Palestina” e di suo genero, uno dei capi militari di spicco dell’organizzazione. Bassem al-Saadi era uno dei leader terroristi più ricercati di questo periodo, essendo fra i principali ispiratori e organizzatori dell’ondata di attacchi individuali che ha colpito Israele con grande frequenza negli scorsi mesi. Ha sessantadue anni, il suo primo arresto risale alla fine degli anni Settanta, quando era solo un adolescente. Da allora è stato preso sette volte, passando in carcere quindici anni della sua vita. A quest’ultimo arresto ha opposto resistenza fisica, riportando ferite non grave. Intanto a Jenin, intorno alla scena della cattura, si scatenava una violenza di massa contro le forze israeliane, che si sono asserragliate nella sua casa e hanno poi ottenuto rinforzi di mezzi blindati per trasferire in carcere il terrorista. Negli scontri è morto un giovane miliziano palestinista.

Che cos’è la Jihad islamica
L’arresto è molto importante perché la Jihad islamica è il solo importante movimento terrorista oltre a Hamas che ha agibilità politica a Gaza, perché si tratta di una formazione direttamente armata e diretta politicamente e militarmente dall’Iran, che è anche il finanziatore di Hamas. La Jihad islamica è meno numerosa di Hamas, ma più aggressiva e intraprendente, proprio perché non deve preoccuparsi della gestione del territorio. Accade abbastanza spesso che i suoi membri compiano attentati senza preoccuparsi delle rappresaglie israeliane, che colpiscono soprattutto Hamas, che controlla la vita della Striscia. Qualche volta questa dinamica ha causato scontri fra le due organizzazioni, che però si sono sempre conclusi con un accordo.

Le precauzioni israeliane
Data l’importanza della cattura e le minacce immediate provenienti dalla Jihad Islamica, Israele ha innanzitutto deciso di prendere precauzioni per evitare rappresaglie dei terroristi, che avrebbero potuto provocare vittime civili: ha chiuso le strade intorno alla striscia, ha sospeso le corse ferroviarie, ha posto le comunità ai confini di Gaza in stato di emergenza. Questa situazione è durata tre giorni, suscitando apprensione e disagi nei cittadini che vi vivono, ma anche lo scherno dei terroristi, che hanno usato tutti i mezzi di comunicazione per cercare di presentare le precauzioni israeliane come vigliaccheria.

La difesa della vita umana
Ma naturalmente lo stato di Israele e le sue forze armate non sono affatto vili; semplicemente considerano loro dovere difendere i civili dal terrorismo e non usarli come scudi umani, secondo l’abitudine di Hamas e della Jihad. In realtà Israele si sforza in tutti i modi di evitare anche di colpire i palestinesi innocenti, compresi quelli che hanno la sfortuna di vivere a Gaza sotto il dominio di gruppi efferati e irresponsabili come Hamas e la Jihad. Le operazioni israeliane individuano sempre obiettivi legittimi, come certamente è Bassem al-Saadi, e si sforzano di arrestarli o in caso di necessità di eliminarli, badando nei limiti del possibile a non colpire chi non c’entra. Questa difesa della vita umana e in primo luogo di quella dei cittadini israeliani, implica vincoli operativi e disagi anche per chi vi è difeso.

Il seguito
L’allarme israeliano non era generico, non deriva da apprensione senza ragioni, ma veniva da precise informazioni di intelligence, tanto gravi da indurre lo stato maggiore dell’esercito a superare le preoccupazioni che desta ogni operazione a Gaza, che negli anni si è trasformata in un campo trincerato pieni di trabocchetti e di lanciatori di missili. Ma naturalmente Israele non può accettare che una parte del suo territorio resti bloccata da queste minacce, né che da Gaza partano di nuovo micidiali attacchi missilistici contro le maggiori città del paese. Di qui la decisione dell’attacco che Israele ha accuratamente limitato a militanti e istallazioni della Jihad Islamica, escludendo Hamas che questa volta non era coinvolto nelle minacce terrorista. Dall’operazione “spezzare l’alba” potrebbero seguire dei nuovi attacchi terroristici, con missili o attraverso i tunnel in cui le organizzazioni terroristiche investono cifre molto considerevoli. Ma la speranza è che Hamas colga il messaggio implicito e stia fuori dagli scontri; in ogni caso certamente l’esercito israeliano è in grado di farvi fronte.


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