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Shalom Rassegna Stampa
19.05.2022 Fuoco russo contro gli aerei di Israele
Commento di Ugo Volli

Testata: Shalom
Data: 19 maggio 2022
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Fuoco russo contro gli aerei di Israele»
Riprendiamo da SHALOM online l'analisi di Ugo Volli dal titolo "Fuoco russo contro gli aerei di Israele".

Immagine correlata
Ugo Volli

The decline in Israel-Russia ties | Arab News
Naftali Bennett, Vladimir Putin

L’incidente
Domenica scorsa è accaduto un episodio nel cielo sopra la Siria, che può essere un incidente isolato o cambiare profondamente la situazione strategica del Medio Oriente, con ripercussioni fino all’Ucraina e all’Europa del Nord. Si tratta di questo: un sistema antiaereo SS300 russo, di proprietà della Siria, ha sparato agli aerei di Israele impegnati in una missione di bombardamento di materiali iraniani in territorio siriano. La Siria cerca sempre e sempre senza successo di contrastare le azioni dell’aviazione israeliana, ma lo fa con le armi di cui dispone direttamente. Gli SS300 sono molto più avanzati (anche se non si tratta dell’ultima generazione: la Russia ha già fornito a Iran e Turchia degli SS400, più avanzati, e sta sperimentando i 500), e però la Russia non permette ad Assad di usarli senza operatori russi, tenendoli dunque sotto il suo controllo. In sintesi, quel che è successo è che i russi hanno sparato agli aerei israeliani.

L’assedio iraniano
Per capire il significato di questo fatto, bisogna fare un paio di passi indietro. La prima premessa è che l’Iran ha deciso da decenni che il suo principale bersaglio militare dev’essere Israele e per questo sta lavorando ininterrottamente per rafforzare i suoi nemici, armando soprattutto di missili di precisione Hezbollah e Hamas, ma anche cercando di costruire uno schieramento militare suo, il più possibile vicino allo stato ebraico. In Libano è difficile, perché ci sono le forze internazionali che lo noterebbero, e comunque c’è già Hezbollah. In Giordania e in Egitto non si può: sono paesi schierati con l’Occidente. Dunque il teatro del tentativo iraniano è la Siria. Di qui passano le armi per Hezbollah e quelle per la minaccia iraniana diretta, centrata sul Golan.

La campagna fra le guerre
Dopo la guerra civile la Siria non conta nulla, è una colonia condivisa da Russia e Iran. E perciò è diventata la base logistica per la guerra dell’Iran contro Israele. Il quale reagisce bombardando i concentramenti e le fabbriche d’armi iraniane, e talvolta anche direttamente i suoi comandi, solo però in territorio siriano o al massimo in qualche caso anche in Iraq vicino al confine con la Siria. Ci sono state migliaia di missioni negli ultimi dieci anni, con perdite ingenti per l’Iran, Hezbollah e anche la Siria. E’ la “campagna fra le guerre”, come la chiama Israele

L’accordo fra Israele e Russi
a La Siria fa pressione sulla Russia perché fermi l’aviazione israeliana con le sue armi avanzate. La Russia non ci ha provato, perché non vuole essere coinvolta in una guerra con Israele, dove vivono un milione di russofoni e dove Netanyahu ha saputo costruire un buon rapporto con Putin, mantenuto in parte da Bennett. E forse anche perché non è sicura di riuscirci. Ci sono stati degli incidenti, come quando anni fa l’antiaerea siriana, mirando a yet israeliani, ha abbattuto un aereo da trasporto russo, e i russi hanno accusato Israele di averlo usato come schermo. Ci sono stati dichiarazioni minacciose, e incontri diretti fra Putin e Netanyuahu. Alla fine l’accordo ha retto, c’è una linea rossa fra i comandi militari per evitare equivoci; gli israeliani non hanno mai colpito i militari russi in Siria e i russi non hanno mai provato a sparare i loro missili contro l’aviazione di Israele. Fino a domenica scorsa.

Le conseguenze
Potrebbe essere stato un errore nella catena di comando, o uno sfogo di rabbia per la difficile situazione internazionale. Oppure potrebbe essere stato un avvertimento dell’impazienza della Russia per lo schieramento israeliano dalla parte dell’Ucraina (anche se questa presa di posizione di Israele è stata realizzata con tutte le prudenze necessarie per chi ha l’esercito russo proprio a due passi, su un confine dove c’è già un nemico in armi, l’Iran). O potrebbe essere stato un cambio di politica da parte russa, che implicherebbe per Israele la scelta difficilissima se smettere di contrastare la preparazione militare iraniana in Siria o sfidare direttamente la Russia. Ma non è detto che Putin voglia arrivare a questo. Perché non è affatto certo che le forze armate russe in Siria siano superiori a quelle israeliane (anche se sullo sfondo c’è sempre la minaccia nucleare) e soprattutto che sia conveniente per la Russia aprire un secondo fronte in Medio Oriente. E però la razionalità del Cremlino in questo momento non si può dare per scontata. Certamente le diplomazie e i servizi sono in azione per scongiurare lo scontro, che non conviene a nessuno. Ma il rischio c’è e potrebbe svilupparsi in una guerra regionale che coinvolgerebbe subito anche l’Iran, dilagando nella regione. I prossimi giorni diranno se l’equilibrio degli ultimi anni terrà e Israele potrà continuare a difendersi dall’assedio dei suoi nemici (e in questo caso non si saprà niente, semplicemente tutto andrà avanti come prima), o se vi saranno altri sviluppi pericolosi.

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redazione@shalom.it

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