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Panorama Rassegna Stampa
24.03.2022 Tutti quelli che nel mondo lottano contri gli autocrati
Stefano Piazza intervista Gianni Vernetti

Testata: Panorama
Data: 24 marzo 2022
Pagina: 1
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «Tutti quelli che nel mondo lottano contri gli autocrati»
Riprendiamo oggi, 24/03/2022, da PANORAMA online, con il titolo "Tutti quelli che nel mondo lottano contri gli autocrati", l'intervista di Stefano Piazza.

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Stefano Piazza

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Gianni Vernetti

L'oppositore russo Alexei Navalny è stato condannato a 9 anni di prigione dopo che era stato accusato di “truffa, appropriazione indebita e oltraggio alla Corte”. La nuova condanna inflitta dalla giustizia di Mosca al “nemico numero 1” del Cremlino è frutto secondo un portavoce del premier britannico Boris Johnson, di "accuse fabbricate". Il 45enne leader dell’opposizione russa che si trova già in carcere dal gennaio del 2021 e che è apparso in aula smagrito e terreo in volto, ha cosi’ commentato la decisione del tribunale (prima di essere condotto di nuovo in carcere); «Vladimir Putin ha paura della verità». Momenti di paura anche per i suoi avvocati Vadim Kobzev e Olga Mikhailova che sono stati fermati mentre parlavano con i giornalisti fuori dall’aula per essere rilasciati qualche ora dopo. Il governo americano pur consapevole che nulla cambierà ha chiesto attraverso il portavoce del dipartimento di Stato Ned Price «il rilascio immediato di Alexei Navalny» e lo stesso ha fatto l'Unione europea che in una nota «condanna fermamente la nuova condanna inflitta per motivi politici a Navalny». Di Alexei Navalny parla Gianni Vernetti giornalista e già deputato e sottosegretario agli Affari Esteri, nel suo ultimo libro “Dissidenti”. Lo abbiamo incontrato a Torino qualche giorno fa in occasione della presentazione del volume.


La copertina (Rizzoli ed.)

In questo tuo libro che è un lungo viaggio tra i nuovi dissidenti perseguitati e incarcerati, emerge come siano sempre di piu’ i Paesi che finiscono nella trappola delle dittature. Perché secondo te? Gli ultimi anni abbiamo assistito ad un processo di “recessione” democratica principalmente connesso alle svolte autoritarie di Russia, Cina, Iran e Turchia. Vladimir Putin ha trasformato la Russia da una democrazia imperfetta ad una dittatura; Xi-Jinoing ha cancella ogni residua forma di libertà incarcerando un milione di uiguri e cancellando la città-libera di Hong Kong; l’Iran ha proseguito nel suo programma nucleare illegale esportando instabilità in tutto il medio oriente; la Turchia, nonostante sia un membro della Nato, ha subito la svolta autoritaria e islamista di Erdogan.

Nel tuo libro parli molto della Russia e hai intervistato tra gli altri Aleksej Naval'nyj e Michail Borisovič Chodorkovskij due personalità molto diverse tra loro ma unite comunque dal fatto che si oppongono al regime di Vladimir Putin.Ti chiedo com’è stato possibile che l’Occidente non sia accorto chi fosse davvero Vladimir Putin? Per troppo tempo l’occidente ha ritenuto che fosse possibile dialogare con i regimi e le dittature. Ci siamo illusi che fosse sufficiente includerli in un sistema economico condiviso e che la globalizzazione delle merci avrebbe prima o poi portato alla globalizzazione dei diritti. Cosi non è stato. Ma i regimi dittatoriali non sono soltanto un danno per i milioni di cittadini costretti a vivere al loro interno, ma rappresentano un fattore di instabilità globale, pensi soltanto alla ingiustificata aggressione dell’Ucraina.

 Sempre a proposito di questo ti chiedo perché cosi’ tante personalità del mondo occidentale (Italia compresa) ancora oggi sostengono Vladimir Putin ? E non trovi incredibile che tra questi ci siano anche molti nostri colleghi che non possono non sapere cosa accade da 20 anni ai giornalisti in Russia? C’è una parte della società italiana che ciclicamente subisce il fascino di regimi e dittature. E questo riguarda sia la politica, che l’informazione, che la società civile. L’odio verso la democrazia liberale di Putin e Xi-Jinping è sostanzialmente condiviso dai troppi movimenti populisti e sovranisti che si sono fatti largo in questi anni. Poi basta aggiungere un po’ di anti-americanismo e fastidio verso l’occidente e il gioco è fatto.

Un altro paese che racconti attraverso i suoi dissidenti è la Cina. Che modello è quello proposta da Pechino e cosa sta succedendo nello Xinjiang dove vivono gli Uiguri sottoposti a condizioni di vita terribili? Ma anche qui come abbiano potuto non accorgersi dell’ascesa cinese? Sulla Cina l’occidente ha responsabilità ancora maggiori: ci siamo illusi di poter confinare la Cina a ruolo di “fabbrica del mondo” nella quale esportare con facilità molte delle nostre capacità produttive a costi ridotti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: abbiamo contribuito al rafforzamento della più grande dittatura del pianeta che oggi ritiene di poter esportare il proprio modello autoritario nel mondo.

Tra i tanti incontri che il lettore trova nel tuo libro c’è quello straordinario avuto con il Dalai Lama. Che uomo è e che cosa ti ha detto? E’ una persona semplice e straordinaria e come ama definirsi lui stesso: “un semplice monaco buddista”. E’ un esempio per le generazioni a venire: nonostante l’occupazione brutale del Tibet da parte della Cina, le distruzioni di migliaia di monasteri, le stragi di monaci e civili, la militarizzazione dell’intero paese, non ha mai rinunciato alla non-violenza. I tibetani in esilio in India hanno investito le loro energie nel preservare la loro cultura millenaria: lingua, filosofia e religione che rischiano di essere cancellate sotto il tallone di Pechino. Ma come mi ha ricordato nel nostro ultimo incontro: “il potere della verità prevarrà su quello della forza”.

Quali di questi Paesi secondo te si libererà per primo della dittatura? La Turchia, la Russia, l’Iran, la Cina oppure la Bielorussia? I regimi e le dittature sono molto più deboli di quanto normalmente pensiamo e sono inevitabilmente destinati a crollare uno dopo l’altro. La Russia e la Bielorussia non usciranno indenni da questa guerra assurda che non saranno in grado di vincere militarmente. Le sanzioni stanno avendo effetto e i due paesi non sono mai stati cosi isolati neanche negli anni della Guerra Fredda. Credo che saranno i primi a cadere. In Turchia il cambiamento è nell’aria: il Sindaco di Istanbul, che ho incontrato e di cui racconto la storia nel mio libro, potrebbe essere una credibile alternativa ad Erdogan in tempi brevi. Nel caso della Cina, il cambio di regime è più complesso, ma non impossibile. La Cina lega al propria stabilità interna a tassi elevati di crescita economica che le permettono di realizzare uno scambio fra benessere e diritti. Ma il paese non crescerà all’infinito e le tensioni interne sono destinate ad aumentare. Si, un mondo senza dittature è possibile e dipende anche da noi, dal mondo libero, che deve fare di più per sostenere i dissidenti in tutti i regimi.

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