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Informazione Corretta Rassegna Stampa
16.06.2024 Come Antonio Guterres ha tradito gli ebrei, così come tutto l'ONU
Commento di Ben Cohen

Testata: Informazione Corretta
Data: 16 giugno 2024
Pagina: 1
Autore: Ben Cohen
Titolo: «Come Antonio Guterres ha tradito gli ebrei, così come tutto l'ONU»

Come Antonio Guterres ha tradito gli ebrei, così come tutto l'ONU
Commento di Ben Cohen
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.jns.org/how-antonio-guterres-betrayed-the-jews/

Antonio Guterres, segretario generale dell'ONU. Partito bene, riconoscendo il diritto degli ebrei a vivere nella loro terra di Israele, man mano che si è fatto assorbire dalle logiche delle Nazioni Unite si è trasformato. Ora è indistinguibile dai tanti antisionisti e apertamente antisemiti che caratterizzano la linea dell'ONU. Gli ebrei si sentono giustamente traditi dal segretario generale.

Lo scorso febbraio alla sinagoga Ohel Jakob di Monaco, il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, aveva tenuto un discorso in cui aveva toccato la maggior parte delle giuste corde. Guterres aveva riconosciuto quello che i più fanatici avversari di Israele non riconosceranno mai: che il popolo ebraico è originario della storica Terra di Israele. “Mi trovavo a Masada”, ha detto. “E ho vissuto le sensazioni del popolo ebraico quando nel I secolo venne espulso dall’Impero Romano e di come la comunità ebraica sia stata dispersa nell’Impero Romano ma, fin dall’inizio, sia diventata, nelle diverse aree dell’impero, vittima di diverse forme di segregazione, discriminazione e persecuzione.” Guterres ha poi osservato: “ L’antisemitismo non è nato con i nazisti e non è morto con i nazisti.” Riferendosi al suo nativo Portogallo, che espulse la sua popolazione ebraica all’inizio del XVI secolo, il capo delle Nazioni Unite si è lamentato di questo atto “criminale” e “stupido” che ha causato sofferenze agli ebrei e impoverito il Paese culturalmente ed economicamente. E, ha proseguito, “l’antisemitismo oggi purtroppo è dilagante. Ha avuto, direi, una netta accelerazione dopo i terribili attentati di Hamas del 7 ottobre, ma era per noi una preoccupazione centrale già fin dagli ultimi decenni. Avevamo visto come si stava intensificando sia online che offline con ogni tipo di manifestazione, profanazione di cimiteri, aggressioni personali contro gli ebrei, attacchi feroci online e, peggio ancora, un tentativo di riscrivere la storia.” Tutto ciò è in linea con i precedenti commenti di Guterres sulla questione, inclusa la sua determinazione nel 2017 quando dichiarò “la negazione del diritto di Israele ad esistere è antisemitismo”, che è un’affermazione estremamente significativa per il capo del gruppo interamente e coerentemente più anti-Israele del mondo. Inoltre, durante la pandemia di coronavirus, Guterres si è espresso più di una volta contro i meme antisemiti che si erano diffusi a macchia d’olio nel mondo dei NO-VAX e dei loro alleati teorici della cospirazione.

Eppure c’è un aspetto di questo problema su cui lui è rimasto in silenzio. Ed è questo l’antisemitismo che macchia l’organizzazione da lui guidata. Quando Guterres ha giustamente identificato le richieste di eliminazione di Israele come antisemitismo – una tesi che è stata dimostrata fino alla nausea nei mesi successivi al pogrom del 7 ottobre – sarebbe stato naturale per lui, intellettualmente parlando, esaminare come le Nazioni Unite abbiano contribuito a legittimare questa richiesta. Nel 1975, per volere dell’Unione Sovietica e dei suoi alleati arabi, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva approvato una risoluzione che denunciava il sionismo come forma di razzismo, già considerato un punto fermo della propaganda sovietica. Nello stesso anno, le Nazioni Unite avevano creato una Divisione per i diritti dei palestinesi dedicata a promuovere e amplificare i temi contenuti in quella risoluzione. Accanto a questa rete c’è una cosiddetta agenzia umanitaria, l’UNRWA, che si dedica esclusivamente ai rifugiati palestinesi e ai loro discendenti. Nessun altro popolo diseredato o perseguitato, dentro o fuori dal Medio Oriente, ha avuto lo stesso privilegio. L’UNRWA ha certamente colto l’occasione per diffondere l’ideologia antisemita nelle scuole che gestisce, impiegando persino palestinesi che hanno partecipato alle atrocità del 7 ottobre. Poi c’è il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che dedica un intero punto all’ordine del giorno per denigrare Israele, e che periodicamente lancia attacchi orribili e infondati contro Israele come provenienti da “esperti indipendenti”. Uno di questi rapporti è stato pubblicato proprio la settimana scorsa da un gruppo di tre commissari; uno di questi, Miloon Kothari, aveva notoriamente accusato la “Lobby ebraica” di controllare i social media (e non solo,vero?). In un ambiente come questo, non sorprende che Israele si trovi ora su una lista nera insieme alla Repubblica Democratica del Congo, a Russia, Birmania/Myanmar, Somalia, Sudan, Sud Sudan e Yemen come Stati i cui militari abusano sistematicamente dei bambini. Tuttavia, quello che è degno di nota qui,  è che questa lista è fornita dallo stesso ufficio di Guterres, che produce il rapporto annuale “Minori nei conflitti armati”. Anche Hamas e la Jihad islamica palestinese sono entrati nella lista, spargendo sale sulla ferita nell’equiparare l'esercito israeliano a un mucchio di assassini, stupratori e pervertiti che traggono piacere dalla mutilazione dei morti e da comportamenti altrettanto bestiali. Ripeto, non c’è nulla di straordinario nel fatto che l’organismo mondiale faccia un paragone così grottesco. Ciò che è degno di nota è che porta l’approvazione di Guterres, che fa di tutto per presentarsi come un alleato degli ebrei quando parla al pubblico ebraico, ma poi si attiene ostinatamente al copione antisionista una volta tornato a Turtle Bay. Perché se Guterres avesse davvero creduto alle affermazioni del suo discorso a Monaco, non avrebbe acconsentito all'inclusione di Israele nella lista nera. Se davvero apprezzasse la centralità di Israele come ancora di sicurezza per gli ebrei di tutto il mondo, se davvero comprendesse il trauma di massa provocato dal 7 ottobre sia per gli israeliani che per gli ebrei della diaspora, se davvero fosse cosciente in ogni fibra del suo essere che il popolo ebraico ha solo questo Paese che attualmente sta affrontando una campagna di violenza mortale orchestrata dall’Iran e dai suoi delegati regionali, allora Israele non condividerebbe lo spazio con forze armate la cui unica ragion d’essere è l’omicidio, la tortura e la distruzione totale di civili innocenti. Ecco perché gli ebrei hanno tutto il diritto di sentirsi traditi da Guterres. Almeno i suoi predecessori, tra cui il defunto nazista austriaco Kurt Waldheim, non hanno mai accresciuto le nostre aspettative e non ci hanno mai ingannato facendoci credere che le Nazioni Unite stessero cambiando direzione nei confronti di Israele. Guterres ha portato avanti proprio quella speranza e poi gliela ha strappata via. Ora ha prestato il suo imprimatur a una delle peggiori diffamazioni antisemite emerse dalle sale delle Nazioni Unite – e ce ne sono state molte. La logica contorta che colloca Israele in una lista del genere potrebbe essere facilmente applicata a Stati Uniti, Regno Unito e Francia, tutti membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite i cui militari hanno dovuto affrontare accuse di crimini di guerra in Paesi come Algeria, Iraq e Afghanistan.

Ma solo Israele deve affrontare questo trattamento perché prendere di mira lo Stato ebraico è diventato una routine e una cosa normale nel contesto delle Nazioni Unite. Ciò cambierà solo quando un successore di Guterres valuterà onestamente il record di antisemitismo dell’organismo mondiale e si impegnerà a porvi fine, prima di tutto smantellandone tutte le cause: i comitati, le varie commissioni “indipendenti”, i punti dell’agenda anti-israeliana ormai incisi nella pietra, che contribuiscono a questo pregiudizio istituzionale. Solo allora gli ebrei potranno ottenere un minimo di fiducia nelle Nazioni Unite. Ma questo non accadrà in un futuro prossimo.

Ben Cohen Writer - JNS.org
Ben Cohen, scrive su Jewish News Syndacate 


takinut3@gmail.com

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