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Informazione Corretta Rassegna Stampa
02.12.2023 Quel che Hamas ha imparato dai nazisti
Commento di Michelle Mazel

Testata: Informazione Corretta
Data: 02 dicembre 2023
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: «Quel che Hamas ha imparato dai nazisti»
Quel che Hamas ha imparato dai nazisti

(traduzione di Yehudit Weisz)

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Michelle Mazel

“Più grande è la menzogna, meglio si sparge”, amava dire Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda di Hitler, che fu uno dei pionieri della manipolazione delle masse. Una teoria che Hamas vorrebbe mettere alla prova per minimizzare l'impatto delle atrocità commesse dai suoi uomini il 7 ottobre. Non è un compito facile. Troppi video e immagini sono disponibili sui social network. L’esercito israeliano ha addirittura integrato in un cortometraggio le foto scattate in tempo reale dagli stessi terroristi per immortalare le loro “imprese”. Che ne dite, sono prove sufficienti per convincere i più scettici? Purtroppo ne servirebbero di più per scoraggiare gli incrollabili sostenitori di un movimento che non nasconde il suo desiderio di distruggere lo Stato ebraico. Ce ne sono troppi in tutto il mondo che marciano cantando “dal fiume al mare la Palestina sarà libera”. E poi, in un baleno, la condanna dei bombardamenti israeliani ha messo in secondo piano i crimini di Hamas. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite si è permesso di dire che questi crimini “non sono avvenuti nel vuoto” e che non davano in alcun modo a Israele il diritto di massacrare i bambini palestinesi. Non ha mai menzionato gli israeliani rapiti e tenuti in ostaggio.  Si è sollevato lo spettro di un disastro umanitario; la macchina della propaganda di Hamas ha prodotto immagini di vecchie donne in lutto che chiedevano aiuto al cielo, o di uomini che trasportavano piccoli corpi avvolti in sudari bianchi. Sono state esercitate forti pressioni per imporre una tregua umanitaria, senza che il rilascio degli ostaggi fosse un prerequisito. Israele è riuscito comunque sia, a far sì che la tregua fosse di breve durata e condizionata da uno “scambio”, la cui mostruosità a quanto pare non dava fastidio a nessuno: per ogni ostaggio restituito alla famiglia e ai propri cari, tre detenuti palestinesi, donne o minorenni, sarebbero stati rilasciati dal carcere. Hamas potrebbe potuto ritenersi soddisfatto. Ma non aveva preso in considerazione l’effetto che avrebbe prodotto sull’opinione pubblica occidentale lo spettacolo dei bambini piccoli e delle donne che emergevano poco a poco dall’inferno che avevano vissuto per cinquanta giorni, e la storia di ciò che avevano subito. La piccola Emilie che parla solo a bisbigli, perché veniva picchiata se solo alzava la voce; l’anziana signora ricoverata in ospedale in Israele in condizioni critiche; le donne messe in gabbia, che non vogliono parlare di quello che è successo loro; il ragazzino picchiato e costretto a guardare le immagini insopportabili delle atrocità del 7 ottobre. Tutti smagriti, tutti traumatizzati. Allora la propaganda di Hamas cerca di limitare i danni. Mostra militanti armati e incappucciati che aiutano gli ostaggi liberati a salire sulle ambulanze della Croce Rossa o che danno loro una bottiglia d'acqua; obbliga i giovani ostaggi a salutare con la mano. Ma non funziona più. Le Figaro dedica un editoriale in prima pagina a quella che ironicamente chiama ‘l’umanità dei carnefici’.

takinut@gmail.com

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