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Informazione Corretta Rassegna Stampa
01.12.2023 Due o tre cose che ancora non si sanno dopo 75 anni dalla fondazione di Israele
Analisi di Michelle Mazel

Testata: Informazione Corretta
Data: 01 dicembre 2023
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: «Due o tre cose che ancora non si sanno dopo 75 anni dalla fondazione di Israele»
Due o tre cose che ancora non si sanno dopo 75 anni dalla fondazione di Israele

(traduzione di Yehudit Weisz)

https://www.dreuz.info/2023/11/deux-ou-trois-choses-que-lon-ignore-sur-israel-meme-apres-75-ans-289087.html

Analysis: It's Hard Being A Muslim, An Arab And An Israeli - I24NEWS


I detrattori dello Stato ebraico e in particolare coloro che lo accusano di apartheid, in genere non si sono mai presi la briga di leggere la Dichiarazione di Indipendenza proclamata il 14 maggio 1948. Probabilmente non crederebbero ai loro occhi. Giudicate voi stessi: “Lo Stato d’Israele… garantirà la più completa uguaglianza sociale e politica a tutti i suoi abitanti, senza distinzione di religione, di razza o di sesso.  Vittime di una marcata aggressione, noi chiediamo tuttavia agli abitanti arabi dello Stato d'Israele di preservare le vie della pace e di svolgere il loro ruolo nello sviluppo dello Stato, sulla base di una cittadinanza piena ed egualitaria e di un'equa rappresentanza in tutti gli organismi e le istituzioni – provvisorie e permanenti – dello Stato.” Ciò significa che il diritto di voto è stato concesso fin dal primo giorno a tutti i cittadini, non solo agli ebrei ma anche agli arabi. Ricordiamo anche, se ce ne fosse bisogno, che il diritto di voto accordato dalla Dichiarazione d'Indipendenza riguardava sia le cittadine che i cittadini, e che le donne arabe ne hanno quindi beneficiato ben prima delle loro sorelle dei Paesi vicini. In effetti, gli arabi hanno partecipato a tutte le elezioni legislative a partire dall’Assemblea Costituente e dalla prima Knesset, e se la loro rappresentanza rimane inferiore alla loro quota relativa nella popolazione, è perché la frammentazione dei loro partiti fa sì che essi siano spesso al di sotto della soglia di eleggibilità. Partiti che non hanno mostrato alcuna preoccupazione “di preservare le vie della pace e di svolgere il loro ruolo nello sviluppo dello Stato”. Aggiungiamo che c'è un'eccezione a questa totale uguaglianza: i cittadini arabi di Israele non sono tenuti a prestare il servizio militare. Misura importante, in questo Paese costantemente minacciato dai suoi vicini, e che troppo spesso deve imbracciare le armi per difendersi. La comunità araba rappresenta quasi un quinto della popolazione. Questa esenzione non deriva da un testo giuridico ma da una decisione presa dall'esercito nell'ambito delle sue prerogative legali. Riguarda gli arabi cristiani così come gli arabi musulmani così come i beduini. Gli uni e gli altri però, se lo desiderano, possono offrirsi come volontari. Ne consegue che circa 1.500 beduini sono attualmente arruolati. D’altro canto, i drusi, che sono arabi ma non musulmani, prestano il servizio militare e spesso hanno brillanti carriere all’interno dell’IDF. Alcuni si compiacciono di presentare lo Stato ebraico come soggetto a leggi religiose arcaiche. Abbiamo visto sopra che le donne – ebree e arabe – vi hanno tuttavia gli stessi diritti degli uomini. Certo, il matrimonio civile lì non esiste, così come non esiste in tutti i Paesi musulmani. Ma si dimentica che, a differenza di questi Paesi, è relativamente facile aggirare questo problema, perché la legge in Israele riconosce valide le unioni contratte all'estero, anche tra persone che non appartengono alla stessa religione, e persino quando si tratta di coppie omosessuali. Queste unioni vengono quindi trascritte nei registri di Stato Civile senza altra forma di processo, e conferiscono ai coniugi gli stessi diritti di quelli delle coppie che si sono sposate in Israele. Secondo condizioni ben definite, la procreazione medicalmente assistita è gratuita da decenni in Israele e l’accesso alle madri surrogate è aperto a tutti, comprese le coppie omosessuali, sempre all’interno di un quadro ben regolamentato. Ma allora, vi chiederete, perché queste verità non vengono ampiamente commentate e diffuse, se non altro per confutare le argomentazioni di chi si ostina a demonizzare lo Stato ebraico? Questa eccellente domanda dovrebbe essere posta alle centinaia di giornalisti stranieri permanentemente accreditati presso questo Stato e per la maggior parte di loro, anche accreditati presso l’Autorità Palestinese e Gaza. A meno che, proprio in questo doppio accreditamento, non si debba cercare la risposta.

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Michelle Mazel

takinut@gmail.com

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