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Informazione Corretta Rassegna Stampa
29.11.2023 Per l’Occidente queste sono cose che capitano solo agli altri
Analisi di Michelle Mazel

Testata: Informazione Corretta
Data: 29 novembre 2023
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: «Per l’Occidente queste sono cose che capitano solo agli altri»
Per l’Occidente queste sono cose che capitano solo agli altri
Analisi di Michelle Mazel 

(traduzione di Yehudit Weisz)


7 ottobre 2023, giorno di sangue per Israele | Terrasanta.net

Sono immagini insopportabili. Nessuno può, nessuno ha potuto restare indifferente di fronte ai filmati presentati da Israele, in particolare all'Assemblea Nazionale francese. Sequenze girate dalle stesse bestie umane, il 7 ottobre in quello che era un tranquillo kibbutz. Una barbarie che va oltre ogni immaginazione, accompagnata da grida di gioia. Di atrocità tali che i media si sono astenuti dal descrivere, sapendo quanto profondamente avrebbero turbato i loro lettori. Solo che così ne diluiscono l’impatto. Con il passare del tempo, se si parla ancora della strage, non si vedono più gli abomini peggiori, il bambino strappato dal grembo materno e decapitato, i corpi smembrati, i bambini bruciati vivi. Soprattutto, non se ne vuole più sentir parlare. Non vedere più che quello che è successo “laggiù” potrebbe succedere anche nella vecchia Europa.  Abbiamo visto le atrocità commesse da Daesh, in quell’effimero califfato islamico che un tempo minacciava di dominare il Medio Oriente. Le armi chimiche usate da Assad contro i suoi stessi cittadini. I corpi fatti a pezzi nelle moschee devastate dalle bombe nell'infinito conflitto tra musulmani sciiti e musulmani sunniti. Tutto ciò non aveva profondamente coinvolto gli europei, che si sentivano sicuri nei loro Paesi in cui sono la grande maggioranza. Almeno questo è quello che hanno continuato a pensare anche dopo l'ondata di attacchi islamici degli ultimi dieci anni. Gli israeliani che vivevano in quel kibbutz erano però un po’ troppo simili a loro. Erano ebrei, ovviamente, ma tra loro c'erano dei francesi e degli inglesi, degli americani, dei tedeschi e persino dei russi. Certo, avevano la doppia nazionalità…, ma comunque! Delle persone che assomigliano a loro. Ci si sarebbe potuto aspettare un’ampia manifestazione di simpatia. Delle immense dimostrazioni di sostegno. Ma è successo il contrario. Una reazione istintiva di rifiuto al pensiero terrificante che ciò possa accadere anche a loro. Da qui il rifiuto, dettato dal panico, di identificarsi con le vittime. I meno prudenti si alleggeriscono la coscienza marciando “contro l’antisemitismo”. Sanno però che uccidere gli ebrei in nome dell’Islam al grido di Allah Akhbar non è esattamente antisemitismo. Dopo il sabato verrà la domenica, si dice in certi ambienti islamici, dopo gli ebrei verranno i cristiani. Gli europei non vogliono pensarci, tanto meno crederci.  Quindi marciare per la Palestina? Un modo per stare dalla parte giusta. Dire che quello che è successo “laggiù” non li riguarda. Che non hanno nulla in contrario nei confronti di Hamas, che vuole anch’egli fondare un califfato islamico, ma “nella Palestina storica”. Si pretende un cessate il fuoco per “proteggere le popolazioni palestinesi” senza chiedere in cambio il rilascio di neonati, bambini piccoli, donne e uomini tenuti in ostaggio in condizioni disumane. Semplicemente, per mettersi a posto la coscienza, si evoca la mobilitazione di un intero popolo in Israele, la commozione delle famiglie e si diffondono le immagini dei bambini e delle donne liberati senza mai una parola di condanna per Hamas.

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Michelle Mazel

takinut@gmail.com

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