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Informazione Corretta Rassegna Stampa
27.11.2023 Cosa avrebbe fatto il re Salomone?
Analisi di Michelle Mazel

Testata: Informazione Corretta
Data: 27 novembre 2023
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: «Cosa avrebbe fatto il re Salomone?»
Cosa avrebbe fatto il re Salomone?
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Ritratti di Venezia

Chi non conosce la storia delle due madri che rivendicano lo stesso bambino e il giudizio di Salomone? Considerato ancora il più saggio degli uomini, il costruttore del Primo Tempio forse oggi non avrebbe risolto così facilmente il dilemma del riscatto degli ostaggi. Certamente, per il Rambam, non esiste Mitzvah più grande della liberazione dei prigionieri, ma secondo la Mishnah (1), la prescrizione morale se non religiosa di liberare i prigionieri ha dei limiti: non riscattiamo i prigionieri per qualcosa di più del loro valore . Uno degli scopi di questa restrizione è quello di evitare di incoraggiare i rapitori, o coloro che cercherebbero di fare soldi catturando degli ebrei e chiedendo in cambio un riscatto esorbitante, in virtù della sensibilità degli ebrei nel salvare i loro prigionieri, a qualunque costo.     

Una raccomandazione di buon senso che purtroppo non è stata seguita durante i negoziati che, sotto la pressione dell'opinione pubblica, hanno portato, nell'ottobre del 2011, alla liberazione del soldato Shalit dopo cinque lunghi anni di prigionia. In cambio, più di mille terroristi uscirono dalle carceri israeliane. Più della metà successivamente si è impegnata in attività terroristiche. Il più famoso di loro è sicuramente Yahia Sinwar. Forte di questo precedente, Sinwar ha esordito chiedendo il rilascio di tutti i prigionieri palestinesi – circa seimila – in cambio degli oltre duecento ostaggi – tra cui neonati e bambini molto piccoli – rapiti durante l'atroce massacro perpetrato il 7 ottobre. Una richiesta subito respinta. La situazione non era la stessa. L’esercito israeliano era penetrato in profondità nella Striscia di Gaza. Hamas aveva perso il controllo del nord del paese dove le sue infrastrutture erano in rovina; l'IDF aveva occupato Gaza City. L'organizzazione terroristica aveva subito pesanti perdite e parte del suo staff, tra cui Ali el Kadi – altro terrorista liberato con Sinwar – comandante delle forze speciali e uno degli artefici del massacro del 7 ottobre, era stato eliminato il 13 ottobre da un attacco israeliano. Sinwar aveva bisogno di una tregua per riorganizzarsi. Israele avrebbe quindi dovuto trovarsi in una posizione eccellente per negoziare da una posizione di forza. Ma non aveva fatto i conti con le pressioni internazionali, che chiedevano una tregua oppure la fine immediata dei combattimenti.

La preoccupazione stava infatti crescendo di fronte al deterioramento della situazione umanitaria a Gaza e alle perdite civili. C’era urgente bisogno, si diceva, di fornire massicci aiuti umanitari alla popolazione. Degli ostaggi non se ne parlava proprio. Di questo si è preoccupato solo il Presidente americano, senza però fare della loro liberazione un prerequisito per qualsiasi accordo. Il che non ha impedito anche a lui, di esercitare forti pressioni su Israele. All'interno di questo Paese, le famiglie dei prigionieri hanno intensificato le manifestazioni, chiedendo la loro liberazione a qualunque prezzo. “Chi salva una vita salva il mondo intero” secondo il Talmud.

Israele ha dovuto cedere. Nessuna voce si è levata per condannare l'ignobile patto al termine del quale per ogni bambino preso in ostaggio sarebbero stati rilasciati tre terroristi imprigionati.

(1) Mishnah, Gittin 4:6

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Michelle Mazel

takinut@gmail.com

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