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Informazione Corretta Rassegna Stampa
24.11.2023 Hamas non si smentisce mai ma sappia che verrà distrutto
Diario di guerra di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 24 novembre 2023
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Hamas non si smentisce mai ma sappia che verrà distrutto»
Hamas non si smentisce mai ma sappia che verrà distrutto
Diario di guerra di Deborah Fait

Israele, accordo sugli ostaggi: «Previsto rilascio di 30 bimbi, 8 madri e  12 donne».

Dovevano liberare 50 prigionieri giovedì, poi hanno detto di no. Israele in cambio di 50 mamme e bambini deve liberare 150 terroristi. Chissà se quelli della “proporzionalità” diranno qualcosa su questa differenza. Bambini, mamme, forse qualche vecchio malato valgono come 150 palestinesi che hanno ammazzato o tentato di ammazzare dei civili in Israele. Però la notizia di questi momenti è che venerdì pomeriggio, alle 16,  saranno liberati solo 13 ostaggi. Per gli altri vedremo. L’altra notizia è che Hamas ha rifiutato la visita della Croce Rossa Internazionale e a questo punto ogni commento è superfluo. I palestinesi questo sanno fare: ammazzare civili indifesi e tormentare psicologicamente un intero popolo. Ma anche questi primi 13 non sono sicuri, ancora non hanno chiuso l’accordo,  Hamas e Qatar, devono pensarci su, devono tormentare, girare il coltello nelle ferite, fare impazzire i parenti di quelli che sono prigionieri da un mese e mezzo. Uno dei bambini rapiti e fatti prigionieri di guerra aveva 9 mesi, oggi, se vivo, dovrebbe averne dieci e mezzo. 48 giorni senza la mamma, chissà dove, senza capire perché. È straziante. Hanno dato la lista dei probabili ostaggi che saranno liberati e possiamo soltanto immaginare come si sentiranno tutti gli altri. Molti dicono che Israele sbaglia a cedere alle richieste di questi assassini tagliagole, che sbaglia ad accettare la tregua. È vero, ma, ditemi, quale altro paese al mondo fermerebbe una guerra in atto, una guerra che sta vincendo, pur di salvare i proprio cittadini. Questo è Israele, un paese che mette al primo posto la vita, la responsabilità. Israele, il paese odiato da tanti, è così grande da rischiare di dare al nemico che lo vuole eliminare, la possibilità di riorganizzarsi pur di tentare di portare in salvo gli israeliani. Ho letto da qualche parte in questi giorni che qualcuno ha detto – nessun ebreo è lasciato solo senza tentare il tutto per tutto per salvarlo-. Si chiama solidarietà.
Si chiama essere un paese dove il dolore di uno è il dolore di tutti, dove ognuno di noi davanti alle foto degli ostaggi, i volti sorridenti di tanti bambini, soffre come le famiglie direttamente colpite. Per una persona sola, anni fa, Israele ha liberato 1027 terroristi. Si chiamava Gilad Shalit, dopo 5 lunghi anni rinchiuso in un buco, lo abbiamo riportato a casa. Si, in quell’occasione era stato liberato fra gli altri, Yahya Sinwar, il mostro che ha organizzato il 7 ottobre. Si, abbiamo liberato un demonio che quel sabato ha ammazzato 1200 israeliani e rapito 250, ma, in quel momento, pur di riavere a casa un solo ebreo, tutto Israele era pronto a pagare un prezzo esorbitante. Sono certa che qualcuno penserà che siamo degli ingenui un po’ stupidi. Forse ha ragione, forse è vero che non è possibile essere generosi quando si hanno di fronte degli assassini, feroci e cinici. I palestinesi sanno benissimo che se Israele ha liberato 1027 terroristi per un solo soldato rapito, sarebbe disposto a tutto per salvare un bambino di 10 mesi e per altri 30 di pochi anni. Se la tregua permetterà a Hamas di riorganizzarsi sarà molto più difficile per Israele vincere questa guerra, ma la vita di un neonato e di altri bambini e mamme e nonni è più importante.
Questo è Israele.
Questo è il carattere della nazione qualsiasi sia il suo governo. Lo so che molti nostri amici non sono d’accordo sulla tregua per riavere gli ostaggi, anche le destre della coalizione non sono d’accordo. Io stessa sono in bilico, come tanti, quando penso ai 1200 ragazzi ammazzati, ai bambini torturati e decapitati, a interi kibbuzim bruciati con le persone rinchiuse nelle case da dove non potevano fuggire.
Quando penso alle ragazze stuprate e trascinate per i capelli nelle strade di Gaza tra i lazzi e gli sputi della popolazione palestinese assetata di sangue.
Quando penso all’assassino che urlava “Mamma sei orgogliosa di me? Ho ammazzato dieci ebrei con le mie mani”.
Quando penso a quelle mamme e papà legati e costretti a guardare l’assassinio dei propri bambini prima di essere uccisi loro stessi.
Quando penso a tutto questo orrore satanico mi rifiuto di accettare la tregua anche di un’ora sola. Dobbiamo andare fino in fondo, fino ad arrivare a Sinwar e sradicare il Male. Poi penso a quei 30 bambini terrorizzati, sofferenti, forse feriti che sicuramente invocheranno la mamma, penso a quei vecchi, penso a 250 persone disperse tra quei cunicoli bui e freddi, penso alla loro paura e alla loro speranza di essere salvati e il mio cuore va in confusione.

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Deborah Fait

takinut@gmail.com

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