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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Informazione Corretta Rassegna Stampa
27.01.2023 Libri per non dimenticare
A cura di Giorgia Greco

Testata: Informazione Corretta
Data: 27 gennaio 2023
Pagina: 1
Autore: Giorgia Greco
Titolo: «Libri per non dimenticare»
Libri per non dimenticare
A cura di Giorgia Greco

“Se c’è un tema che nell’immaginario collettivo mantiene uno statuto speciale è la Shoah. Quel tempo non solo riveste un ruolo centrale nella memoria ma rimane il serbatoio tematico a cui non smettono di attingere artisti e scrittori. Dalla narrativa alla graphic novel, dal cinema alle arti visive, la rielaborazione dello sterminio è un fiume che attraversa i generi” (D.G.)
In occasione del Giorno della Memoria Informazione Corretta vi propone alcuni suggerimenti di lettura per fermare l’attenzione - oggi più che mai necessaria – sulla più grave tragedia della Storia del Novecento che ha coinvolto ebrei, oppositori politici, omosessuali, rom e che le nuove generazioni hanno il diritto di conoscere e noi educatori il dovere di tramandare insieme alla voce di quei pochi sopravvissuti allo sterminio ancora in vita che hanno messo la loro vita a servizio del Memoria.


Carla Simons
La luce danza inquieta
Diario 1942-1943
Edizioni di Storia e Letteratura 18 euro

 
Una storia incredibile, custodita finora a Bologna, che merita di essere conosciuta e di non cadere nell’oblio.
Negli stessi giorni in cui, nella capitale olandese, Anna Frank ed Etty Hillesum scrivono i loro diari, anche la scrittrice Carla Simons annota la quotidianità del dramma che si consuma sotto i suoi occhi in un tragico crescendo.
Scrittrice e traduttrice olandese di origine ebraica, tra il 1926 e il 1930 pubblica tre romanzi e un libro per ragazzi. A 22 anni si era iscritta all'Università di Amsterdam ad un corso di lingua e letteratura italiana tenuto da un professore, Romano Guarnieri (originario del Polesine, trascorse diversi anni a Firenze), di cui poi divenne la compagna. Sotto la sua protezione riesce a sfuggire alla persecuzione ma, dopo l’occupazione nazista dell’Olanda e la caduta di Mussolini, Eichmann ordina il suo internamento ad Auschwitz, dove muore nel 1943. Tenendo un diario finora inedito in Italia (esiste una prima ed unica edizione in Olanda datata 2014, ma non è conosciuta in Italia) che copre l'arco temporale dal gennaio 1942 al maggio 1943, racconta della città olandese occupata dai nazisti.
La copia di questo diario, 150 fogli in tutto, è poi passato alla figlia di Guarnieri, la medievista Romana Guarnieri (avuta dal professore in un precedente matrimonio, e scomparsa nel 2004), ed è riemersa di recente durante il riordino del suo archivio, custodito dalla Fondazione Lercaro di Bologna. Rimasto per anni sconosciuto, questo testo sorprendentemente delicato e drammatico vede ora la luce per la prima volta in Italia.
Dalla casa di riposo escono ogni mattina quattro vecchiette. Portano i loro sacchetti di pane e devono rimanere fuori fino alle otto di sera per evitare i rastrellamenti. Sembra un dipinto di Bruegel o il motivo grottesco di un'opera teatrale. Ma questa è Amsterdam nei primi anni Quaranta; nessun ebreo può entrare in un edificio pubblico o riposarsi su una panchina nel parco.

***

Leila Marzocchi
L’ombra non è mai così lontana
Oblomov edizioni euro 20


“Il silenzio sulla Shoah è più nocivo e più doloroso di quanto lo siano il testimoniare e lo scriverne, cosa che faccio da oltre sessant’anni. Tacere è veleno per se stessi, raccontare è un dovere morale, una terapia... Anche per questo si deve gratitudine a Leila Marzocchi e alla sua mano parlante”
(Edith Bruck)

Illustratrice per l’infanzia e per il teatro, scenografa, fumettista pubblicata in Giappone Francia, Stati Uniti dagli anni ’90, Leila Marzocchi firma una graphic novel imperdibile dove utilizzando registri stilistici diversi racconta la storia della zia e della Resistenza in Emilia e si cala così nel passato della sua famiglia di cui non ha mai saputo nulla.
Quella di Dina è la storia di un silenzio: un silenzio lungo 60 anni. Arrestata nel dicembre del 1944 insieme al padre e al fratello, detenuta nel carcere di San Giovanni in Monte e infine deportata nel lager di Bolzano. Dina ha 18 anni, sul petto il triangolo rosso delle detenute politiche, numero 7998. Impiegata nella produzione di cuscinetti a sfera in una galleria ferroviaria chiusa ai due lati e sorvegliata dalle SS, viene liberata il 1° maggio del 1945. Il viaggio di ritorno è, come per molti suoi compagni, lungo e rocambolesco: da Bolzano a Verona in treno e poi in auto, all’esterno, seduta sul parafango; poi in camion, un camion militare americano, fino a Bologna, poi di nuovo in treno e infine in bicicletta, sul cannone di un conoscente, fino alla frazione di Amola, a casa. Del padre e del fratello – un vecchio (all’epoca del rastrellamento ha 41 anni) antifascista che “tutte le volte che veniva su Benito Mussolini lo prendevano e lo cacciavano in galera” e un ragazzino di 17 anni partigiano della Brigata Bolero Garibaldi – non saprà più nulla fino all’agosto del 1945, quando un testimone tornato dai campi racconterà che sono stati uccisi nell’eccidio di Sabbiuno (14 dicembre 44), i corpi buttati giù dai calanchi. Del padre non hanno trovato niente, il fratello è stato riconosciuto da un pezzetto di stoffa. Di questa storia, Dina non parla fi no al 2004, quando viene intervistata per l’Archivio Audiovisivo della Memoria del Comune di Bolzano. La sua voce, ricca di inflessioni della lingua materna, fatalmente libera anche la voce della nipote Leila, in un simbolico passaggio del testimone: Dina ricorda i giorni che ha tenuto lontani da sé per tutta la vita, Leila si interroga sul silenzio dei testimoni a partire dal proprio, quello che fin da bambina le ha impedito di chiedere, investigare, conoscere la storia dell’amata zia. Con alcune guide fondamentali – Simon Wiesenthal, Edith Bruck, Liliana Segre – a illuminare un percorso ingombro di domande senza risposta, paure, tabù, sensi di colpa e di inadeguatezza.

***

Arturo Mazzarella
La Shoah Oggi
Nel conflitto delle immagini
Bompiani euro 13


«Ancora la Shoah. Una domanda, intanto. Perché, mentre la documentazione storiografica è diventata talmente capillare da coprire quasi ogni suo segmento, un episodio così lugubre rimane costantemente al centro della rappresentazione estetica?»
E’ innegabile che nella cultura contemporanea la memoria della Shoah conservi uno statuto speciale, che altri eventi storici hanno in misura minore. Lo si vede dalle molteplici rielaborazioni: alcune di valore altre profondamente futili. Il saggio di Arturo Mazzarella, docente di Letterature comparate all’Università Roma Tre e autore di saggi di letteratura ed estetica otto-novecentesca, seguendo un originale e ramificato percorso teorico, indaga le ragioni che stanno alla base della notevole produzione culturale che ha tentato di testimoniare lo sterminio degli ebrei. Ci mostra dunque come la Shoah, in particolare nella cultura letteraria e visuale, da Levi, Amery, Sebald fino a Lanzmann, Godard e Boltanski, si muova fin dal principio intorno al “conflitto delle immagini” che ne fu insieme lo strumento e la posta in gioco. Nello studio di Mazzarella propone anche una riflessione “sulla temporalità e sulla distanza che frapponiamo ai traumi”.

***

Fabiano Massimi
Se esiste un perdono
Longanesi euro 18,60


Traduttore e bibliotecario Fabiano Massimi ha pubblicato nel 2019 L’angelo di Monaco (Longanesi), l’esordio italiano più venduto alla Fiera di Londra, che gli è valso il Premio Asti D’Appello e successivamente I demoni di Berlino (Longanesi) romanzo storico intenso nel quale il commissario Sigfrid Sauer è alle prese con il misterioso incendio doloso del Reichstag di Berlino, mai raccontato prima in un thriller.
Con l’ultimo lavoro Massimi, autore di grande successo in tutta Europa e vincitore del Prix Polar 2022, ci accompagna in un viaggio fra Storia e finzione raccontando la storia dimenticata dello “Schindler britannico”, Nicholas George Winton, un filantropo conosciuto per aver organizzato il salvataggio di 669 bambini, molti dei quali ebrei in Cecoslovacchia prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, in un'operazione che in seguito è diventata nota come Kindertransport (termine tedesco che significa "trasporto di bambini").
E’ un personaggio nato dalla fantasia dell’autore la Bambina del Sale, che tutti chiamano così perché ogni sera, quando il buio sovrasta la città, puoi incontrarla all’imbocco di un vicolo a vendere ai passanti sacchetti in tela azzurra con dentro una manciata di sale, introvabile da tempo. Nessuno a Praga conosce il suo nome. Nessuno sa come si procura quella preziosa merce. La Bambina compare dopo il tramonto e scompare prima dell’alba, senza dare confidenza a chi incontra.
Siamo nel 1938 quando il furore nazista incombe sulla Cecoslovacchia e Hitler è alle soglie della città. La paura dilaga, soprattutto fra gli ebrei del Ghetto. Non c’è tempo, bisogna fuggire. Bisogna salvare i più deboli, come i bambini senza famiglia, come la Bambina del Sale. Sembra un’impresa impossibile, eppure c’è un uomo che ci crede, un inglese di origini ebraiche, Nicholas Winton, che tenta il miracolo: allestire treni diretti nel Regno Unito per mettere in salvo quanti più bambini possibile. Tra mille ostacoli logistici e politici, e con l’aiuto della giovane Petra che lo guida in una città a lui sconosciuta e colma di fascino, Winton sta per riuscire nel suo eroico intento. Ma la Bambina del Sale sembra non voglia farsi salvare. Perché quello sguardo sfuggente? Quale segreto nasconde? In questo toccante romanzo, che racconta la vicenda vera e dimenticata di sir Nicholas Winton, tornata alla luce grazie a un commovente video della BBC dove l’uomo ottantenne incontra a sorpresa i “suoi” bambini ormai adulti, Fabiano Massimi ci conduce con una prosa intensa e coinvolgente in un cammino che si snoda fra Storia e fantasia, rischiarando una delle pagine più oscure del nostro passato con la luce della speranza.

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Gli specialisti dell’odio
Delazioni, arresti, deportazioni di ebrei italiani
Amedeo Osti Guerrazzi
Giuntina euro 18


Nel saggio Gli specialisti dell’odio Amedeo Osti Guerrazzi, collaboratore della Fondazione Museo della Shoah di Roma ricostruisce, con un linguaggio comunicativo senza rinunciare al rigore dello storico, la prassi della persecuzione e le dinamiche di collaborazione tra le forze d’occupazione tedesche e gli apparati fascisti negli anni dal 1943 al 1945. Durante l’occupazione nazista dell’Italia migliaia di ebrei italiani furono traditi, arrestati e deportati nei campi di sterminio. Chi furono i responsabili di questo crimine? Quali furono i rapporti tra nazisti e fascisti nella persecuzione degli ebrei? Quali procedure misero in atto questi “specialisti dell’odio”? Basandosi su materiale d’archivio in gran parte inedito e sulle acquisizioni della storiografia italiana e straniera più recenti, questo libro si concentra su alcune zone specifiche, Roma, Milano, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Trieste e le due province al confine di Como e Varese, mettendo anche in luce il contributo che non pochi cittadini italiani comuni diedero, attraverso delazioni e tradimenti, al piano nazista di sterminio cui non sfuggì quanti si adoperarono per aiutare gli ebrei. In particolare, l’autore ricostruisce il proliferare in quel periodo di bande armate che agivano soprattutto a Milano saccheggiando e distruggendo i negozi e le abitazioni degli ebrei e i numerosi episodi di violenze e persecuzioni di cui furono vittime cittadini italiani, privati della libertà e spesso della vita per la sola colpa di appartenere alla “razza ebraica”. A proposito dell’arresto degli ebrei romani avvenuto il 16 ottobre del 1943 (mille furono deportati ad Auschwitz e solo 16 tornarono dal campo di sterminio) scrive: “Né la popolazione romana né la Chiesa Cattolica ebbero nulla da eccepire. Non ci furono rivolte e nemmeno imbarazzi diplomatici”.

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Liliana Segre
La stella polare della Costituzione
Einaudi, 12 euro

 
Nel centenario della marcia su Roma che dette inizio alla dittatura fascista, tocca a Liliana Segre – che nel 1938 fu espulsa da scuola a causa delle leggi razziste e nel 1944 fu deportata ad Auschwitz – presiedere la prima seduta del Senato della XIX legislatura. Quello che scaturisce dalle parole della Segre è un discorso memorabile, di rilevanza storica e civile, una dichiarazione d'amore per la Costituzione repubblicana, «non un pezzo di carta, ma il testamento di centomila morti caduti nella lunga lotta per la libertà».
Se il fascismo è stato «il filo nero che dalle leggi razziali ha portato alla Shoah», l'articolo 3 della nostra Costituzione è la «stella polare» che, afferma la senatrice Segre, «bandisce le discriminazioni e impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono ai cittadini il pieno sviluppo dei loro diritti, delle loro libertà, della dignità». «Se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione - peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi - fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un Paese piú giusto e anche piú felice.»


Giorgia Greco

takinut3@gmail.com

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