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Informazione Corretta Rassegna Stampa
27.01.2023 Tg2 Dossier 'I mille volti della Shoah'
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 27 gennaio 2023
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Tg2 Dossier 'I mille volti della Shoah'»
Tg2 Dossier 'I mille volti della Shoah'
Commento di Deborah Fait

I mille volti della Shoah

Tg 2 RAI Dossier “I MILLE VOLTI DELLA SHOAH”
DI Giovan Battista Brunori.
andato in onda sabato 21 gennaio, alle ore 23, un’ora infelice per una trasmissione di questa importanza.

”Raccontalo ai tuoi figli e ai loro figli ed ai figli dei loro figli. Che tutti sappiano, che nessuno dimentichi.”
Questi versi tornano alla mente quando incomincia la settimana del dolore che precede il 27 gennaio, Giornata della Memoria, che ricorda il momento in cui vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz. La visione di questo dossier di Giovan Battista Brunori, sconvolge per la ricostruzione impeccabile e priva di retorica di quello che fu l’inferno europeo in cui si è consumata la più grande tragedia dell’umanità. Le testimonianze dei sopravvissuti sull’orrore della Shoah sono raccolte dal giornalista con delicatezza e le risposte vengono date con altrettanta gentilezza, senza odio, senza rancore, ma con una tristezza infinita, come un grido sussurrato al mondo perché finalmente capisca ciò che è stato e porti le loro parole, ma soprattutto i loro sguardi di vecchi disperati, sopravvissuti all’inferno, alle generazioni future. La parte più desolante del dossier è stata, per me, proprio l’ignoranza dei giovani. Brunori intervista i ragazzi lituani, chiede loro se sanno, se qualcuno ha mai parlato loro degli ebrei (il 94% della comunità ebraica del Paese annientata) massacrati 82 anni fa. La risposta è sempre uno sconvolgente, assurdo NO, “Non sappiamo niente”, “Avete visto mai quella lapide con quei nomi?” Chiede il giornalista. “No, mai” è la risposta. Avevano la lapide davanti agli occhi, nei pressi di una scuola e non l’avevano mai guardata, non si erano mai chiesti cosa significasse. Questo fa paura, la totale indifferenza e la mancanza di educazione nelle scuole e nelle famiglie. La noncuranza per quello che è accaduto a milioni di loro connazionali, di ragazzi che parlavano la loro stessa lingua, ammazzati perché “andavano in sinagoga il sabato invece che in chiesa la domenica”.

Vilnius, in Lituania, era detta la “piccola Gerusalemme”, tanto era bella e brulicante di vita ebraica, c’erano 100 sinagoghe a Vilnius, tutte distrutte. Sui resti della Grande sinagoga l’URSS ha poi costruito un campo da calcio. Eppure quei ragazzi intervistati non sapevano niente, niente dei massacri, niente dei bambini fatti a pezzi, niente del rabbino cui fu tagliata la testa sopra il Talmud, niente delle fosse comuni, niente del Gaon di Vilna, grande rabbino, maestro di kabbalah, parte importante della vita culturale della Lituania che fu. Non sapere e, per chi sa e c’era, dimenticare, sono le sensazioni che prevalgono in tutti i paesi dell’ex URSS. Avevano accolto i tedeschi come liberatori dal giogo sovietico, diventando poi collaboratori dei nazisti. È successo in Lituania, in Polonia, in Ucraina, paesi dove i nazisti avevano avuto gioco facile nel coinvolgere le popolazioni nei loro crimini approfittando dell’odio bimillenario instillato dalla predicazione antigiudaica cristiana. L’intento di Hitler, far vedere al mondo che tutti, non solo i nazisti, odiavano gli ebrei si realizzava in un inferno di sangue e massacri di innocenti. Le immagini della foresta di Paneriai dove vennero fucilati davanti alle fosse comuni 70.000 ebrei, il ghetto di Kaunas dove massacrarono tutti, le sinagoghe date alle fiamme. Negli ultimi mesi di guerra i nazisti vollero bruciare tutto, le fosse comuni diventarono enormi roghi. Non vollero solo annientare un popolo ma anche la Memoria, niente corpi, niente tombe. Solo cenere. Su quella cenere oggi la gente d’Europa cammina e ha anche il coraggio di dire “non so niente…gli ebrei? No, non sapevo”. Qualcuno, sentito con le mie orecchie, osa anche dire “Ma che noia, sempre con questi ebrei!” Brunori racconta la Shoah nei paesi baltici ma poi arriva anche in Italia, le leggi razziste del 1938, la razzia del ghetto di Roma nel 1943, il 16 ottobre, più di 1000 ebrei catturati con l’aiuto dei fascisti, deportati nei campi della morte. Tornarono in 16. Nessun bambino. Il dossier si conclude con gli ebrei di Libia perseguitati e uccisi dai fascisti italiani. Dopo i fascisti quelli che sopravvissero al tifo, alla fame, alle botte, subirono, nel 1948 con la fondazione di Israele, i pogrom arabi che commisero crimini spaventosi contro le comunità ebraiche di Libia, come di tutti i paesi arabi dove vivevano ebrei da centinaia d’anni. Vennero annientati e, come accadde in Europa, si appropriarono di tutti i loro beni. Ancora i sopravvissuti fuggirono ma questa volta verso Israele, la salvezza, la speranza. Una testimone di quei massacri, Allegra Gutta Naim, sopravvissuta del campo libico di Giado dove furono ammazzati 7000 ebrei, vive in Israele e conclude l'intervista con queste parole ”Siamo venuti in Israele, è la nostra patria, non c’è n'è un’altra”. Un documentario, questo di Giovan Battista Brunori, preparato nei minimi dettagli, con una delicatezza e un rispetto che rendono ancora più tragiche le testimonianze. Domande poste quasi con timidezza e risposte date, a volte persino sottovoce, con un dolore infinito e dignitoso, senza il minimo segno di odio per tutto il male ricevuto e la sofferenza che ancora pervade le loro anime e i loro cuori. “Israele è la nostra unica patria”, dice Allegra Naim e oggi è proprio Israele che racconta! Racconta il coraggio di chi per 2000 anni è stato perseguitato, di chi ha visto i roghi dell'Inquisizione, i pogrom, le fosse comuni con i cadaveri a strati perché i nazisti erano ordinati, i forni crematori, le camere a gas. Di chi è riuscito a sopravvivere e a raccontare perché non si dimentichino orrori che avrebbero fatto scappare il demonio in persona. Israele racconta il coraggio di chi, dopo tanti dolori e tragedie, ancora combatte per sopravvivere nel proprio paese. Israele che aspettava il ritorno del suo Popolo, un paese arso dal sole, brullo, giallo di sabbia trasformato in uno smeraldo, verde e lussureggiante. Israele con la sua gioventù forte e felice, con i suoi fiori, i suoi alberi, il KKl, Keren Kayemet LeIsrael, piantò 6 milioni di alberi nella Foresta dei Martiri vicino a Gerusalemme, uno per ogni ebreo ammazzato. Israele con le sue città e la sua capitale Gerusalemme.

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Deborah Fait

"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


takinut3@gmail.com

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