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Informazione Corretta Rassegna Stampa
04.09.2022 Parliamo della vera apartheid, quella arabo-palestinese
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 04 settembre 2022
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Parliamo della vera apartheid, quella arabo-palestinese»
Parliamo della vera apartheid, quella arabo-palestinese
Commento di Deborah Fait

Sul dizionario Sabatini Coletti il termine apartheid viene spiegato così: Segregazione razziale istituzionalizzata. Altrettanto fa la Treccani: Segregazione razziale. Ogni giorno sui social media si legge la parola apartheid riferentesi a Israele e chi cerca di spiegare che non è vero, che è tutto una balla ben pensata per diffamare la democrazia israeliana, viene subito apostrofato con male parole. Giorni fa una persona mi ha scritto “Taci tu, sionista di merda, Israele è stato inventato, è la Palestina che esiste da sempre” seguito logicamente da uno snocciolamento di tutte le colpe di Israele, usurpatore delle terre e dei diritti degli “autoctoni palestinesi”. Vediamo un po’, allora, quello che possono fare gli arabi palestinesi in Israele: possono circolare liberamente, possono studiare fino al livello universitario nella università israeliane ( la maggior parte gratis perché di famiglie numerose), possono lavorare dove vogliono, costruire le loro case, vivere, naturalmente, tra gli ebrei e gli altri cittadini del paese, come parte importante della popolazione. Diventano generali dell’esercito, diventano giudici della Corte Suprema. Fanno parte del governo, sono da sempre presenti alla Knesset. Gli ospedali, le cliniche private hanno medici e paramedici arabi palestinesi e nessun ricoverato sa a quale etnia appartenga il medico che lo cura. Non ha nessuna importanza, tutti uguali nella professione che esercitano. Ogni città o villaggio israeliano ha le sue moschee liberamente frequentate. Ogni scritta, o segnale stradale, è bilingue ( a volte quadrilingue se aggiungiamo il russo e l’inglese.) Gli arabi palestinesi vivono all’interno di Israele una vita assolutamente normale, al pari di tutti i cittadini di questa democrazia. Gli stranieri palestinesi di Giudea e Samaria vengono curati gratis negli ospedali israeliani, anche le madri dei maggiorenti terroristi, vedi la mamma di Abu Mazen anni fa, o la sorella del capo di Hamas Hannayeh. Israele però non è responsabile della vita che sono costretti a condurre i palestinesi che vivono nella Giudea-Samaria occupate dall’AP (Autorità Palestinese) che gli europei chiamano Cisgiordania, West Bank o, preferibilmente, come è (vergognosamente) il termine ufficiale dall’UE, O.P.T , Occupied Palestinian Territories (Territori Palestinesi Occupati).

L’AP è una dittatura furiosa che non permette di pensare, di vivere, di parlare a meno che non siano parole di odio contro gli ebrei( ebrei non solo Israeliani), a meno che i sudditi di Abu Mazen decidano, dopo un lavaggio del cervello durato una vita, di fare l’unico mestiere che li renderà ricchi, loro, se sopravvivono, e le loro famiglie in caso di morte: fanno i terroristi! Appurato quello che gli arabi palestinesi possono e devono fare in Israele, vediamo un po’ ciò che è proibito agli ebrei: innanzitutto ogni ebreo che si azzardi a andare in territorio cosiddetto palestinese o vi capiti per errore, se gli va bene viene arrestato, se gli va male viene ammazzato. Gli ebrei non possono andare sul Monte del Tempio, nostro luogo sacro in territorio israeliano, se non in determinati giorni decisi col Waqf (le guardie giordane), possono salire soltanto da una porta, adiacente al Kotel, mentre per gli arabi sono aperte tutte le altre otto porte rimanenti. Una volta sul Monte gli ebrei vengono scortati, non possono pregare, non possono aprire la bocca, non possono portare un libro di preghiere, sono in continuazione aggrediti da donne, uomini e ragazzini arabi che gli sputano addosso, gli urlano minacce scurrili di tutti i tipi, gli tirano sassi, terrorizzano i bambini ebrei che fanno fatica a capire tutta questa violenza.

Ma continuiamo con tutti “gli ebrei non possono”:
-Gli ebrei non possono pregare alla Tomba di Giuseppe senza correre il rischio di essere colpiti con armi da fuoco, con lanci di pietre, accoltellati, addirittura linciati. È appena accaduto che un ebreo fosse circondato, pestato a sangue e ferito con i coltelli, mentre si recava alla Tomba con in mano una bandiera israeliana. Anatema! Volevano ucciderlo se non fosse stato salvato dai soldati. La Tomba di Giuseppe viene regolarmente incendiata dagli arabi e parte dei sacri libri sono già stati distrutti dal fuoco.
-Gli ebrei non possono andare a pregare sulla tomba di Rachele, la nostra matriarca. La sua tomba risale a 1700 anni fa e si trova in Giudea ( la Giudea è terra ebraica da millenni). Nel 1990 l’UNESCO l’ha trasformata in moschea cambiandole nome, adesso si chiama Bila bin Rabah.
-Gli ebrei possono andare a pregare solo nei giorni stabiliti sulle tombe dei Patriarchi e della Matriarche, la grotta di Machpellah, a Hebron, che è considerata il sepolcro di Abramo ( che la pagò 400 sicli), Isacco e Giacobbe, Sarah, Rebecca e Leah, rispettive mogli. Anche a questo luogo santo ebraico è stato dato un nome arabo : Al Haram al Ibrahimi. Gli arabi di Hebron possono salirci tranquillamente, gli ebrei hanno giorni e ore stabilite e sempre la scorta, pena la vita stessa. Chi si azzarda ad andare da solo in questi luoghi santi per l’ebraismo è difficile che torni vivo a casa. Ma non basta. Adesso veniamo a quelle che sono vere e proprie leggi razziste. Ricordate il 1938? Ebbene, ci siamo. Come informa l’Algemeiner (https://www.algemeiner.com/2022/09/01/jews-not-allowed-in-shops-in-the-west-bank/?fbclid=IwAR3oAsULRsVre0Q0mpwdlhe7p1_
xEpBsLO34aNWV9zpsN5HFp23ygO0eeNU
)

Il governatore del distretto Salfit che si trova al confine con Israele, in quella regione che viene chiamata West Bank, ha pubblicato un editto: “È vietato ai palestinesi”…
Fare affari con qualsiasi ebreo.
Incontrare qualsiasi “colono”
È completamente proibito avere relazioni private o di affari con i coloni.
Ogni negozio o fabbrica che avrà relazioni con essi verrà chiusa dalle autorità e i proprietari saranno denunciati.
Tutte le segnalazioni scritte in ebraico dovranno sparire nel giro di una settimana.
Chi non obbedisce sarà perseguito legalmente.
Ricordiamo con fermezza che è proibita la vendita di terre agli ebrei, specialmente nell’area C (quella sotto amministrazione israeliana).

Il governatore ha ribadito “ Noi non permetteremo nessuna forma di coesistenza o normalizzazione con i “coloni” ebrei che occupano tutta la Palestina” ( riferendosi a Israele). Queste leggi sono state rinforzate da una fatwa ( che naturalmente nell’islam non manca mai) che sarà messa in atto da Concilio Supremo palestinese diretto dal Gran Muftì Sheikh Muhammad Hussein. ( chissà come mai tutti i muftì di stampo nazista si chiamano Hussein, forse si clonano). Ma non è finita. Ogni traccia di coesistenza con Israele sarà cancellata dalle scuole palestinesi che “non dovranno usare prodotti israeliani negli istituti di “educazione”. Non quaderni, non penne, non matite, non gessetti colorati. Niente! Il primo ministro palestinese, Muhammad Shtayyeh, ha approvato la nuova legge insieme al ministero dell’educazione. Questo che ho scritto è esattamente ciò che riportano i dizionari succitati: segregazione istituzionalizzata, ovvero apartheid, firmata dal presidente e dal primo ministro Chi li chiamava angeli di pace? Ho un vago ricordo di Abu Mazen abbracciato al Papa nei giardini vaticani. Sarei curiosa di sapere se qualcuno ne ha parlato in Italia. Fanno gli gnorri, sono anni che scriviamo delle serie difficoltà e pericoli che corrono gli ebrei solamente per andare a pregare ma le nostre parole sono sempre state inascoltate. Leggono? Forse sì ma ritengono i palestinesi talmente santi secondo la loro ideologia da spazzatura che si rifiutano di commentare, persino di ricordare quello che noi scriviamo, Lo rimuovono subito perché nessun pensiero negativo nei confronti del popolo da loro prediletto li turbi. Sono completamente succubi di questa gente terrorista, abietta, rimasta ferma a 600 anni fa. Sono in adorazione di questo popolo che se l’è guadagnata con quasi un secolo di terribili menzogne e inversione della storia in loro favore. Ma bisogna dirlo forte: Questa è discriminazione, questo è apartheid e io chiedo a tutti gli amici di Israele di scriverlo instancabilmente sui social, sui giornali, a dirlo in Tv (Emanuele Fiano, per esempio, che nel suo partito gli antisemiti sguazzano che è un piacere. Li affronti una buona volta!). Dobbiamo deciderci a fare un’informazione a tappeto su questa vergogna di cui nessuno parla, dobbiamo avere il coraggio di mostrare la faccia, come instancabilmente facciamo noi di Informazionecorretta e gli amici di altri gruppi sionisti. Vorrei però precisare una cosa importante: non occorre essere sionisti per indignarsi di fronte a questa porcheria fascista, basterebbe essere giusti, corretti, non ideologicamente addormentati su posizioni inique. Con i palestinesi, popolo e leadership, le cose vanno sempre peggio, diventano sempre più simili alla Hitlerjugend e alla propaganda nazifasta e noi abbiamo il dovere di fermarli. Col potere delle uniche armi in nostro possesso, la penna e le tastiere dei pc, abbiamo il dovere di diffondere tutto questo lerciume e di dire al mondo occidentale, plagiato e sottomesso ai padroni palestinesi, che 80 anni di presa per i fondelli (loro) sono sufficienti. È ora di svegliarsi.

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Deborah Fait

"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


takinut@gmail.com

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