domenica 25 settembre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Theodor Herzl: l'uomo e il simbolo (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Informazione Corretta Rassegna Stampa
13.08.2022 La difficile fase della democrazia americana
Analisi di Antonio Donno

Testata: Informazione Corretta
Data: 13 agosto 2022
Pagina: 1
Autore: Antonio Donno
Titolo: «La difficile fase della democrazia americana»
La difficile fase della democrazia americana
Analisi di Antonio Donno


Il primo anno di presidenza Biden - YouTrend

Le ultime fasi dell’inchiesta su Donald Trump, con le ricerche all’interno del suo resort in Florida e le conseguenti proteste da parte dei suoi sostenitori, indicano che il procedimento giudiziario a carico dell’ex presidente degli Stati Uniti sta accelerando il suo corso per giungere alla sua conclusione: la condanna di Trump e la sua esclusione dalle elezioni presidenziali del 2024. Se ciò dovesse avvenire, si aprirebbe nella storia degli Stati Uniti una fase assai critica i cui riflessi sono per ora non facilmente individuabili, ma saranno, comunque, politicamente e socialmente pesanti per la democrazia americana. Il fronte sociale favorevole a Trump si è messo in moto da tempo, condizionando fortemente le decisioni del Partito Repubblicano. Il Partito è in una crisi profonda, perché la sua parte moderata sta prendendo atto, progressivamente, delle responsabilità di Trump nella conduzione della sua Presidenza e potrebbe astenersi dal voto in una misura che garantirebbe più facilmente la vittoria al Partito Democratico.

     A ciò si aggiungerebbe, nel clima politico e sociale conseguente a un’esclusione di Trump dalle elezioni presidenziali del 2024, la possibilità di una rivolta sociale in varie situazioni del Paese ad opera degli estremisti del Partito repubblicano, cioè da coloro che assaltarono la Casa Bianca il 6 gennaio del 2021, con il molto probabile rafforzamento da parte di coloro che, pur sostenendo Trump, si erano astenuti dall’assalto al Campidoglio. E non sono pochi. Le elezioni del 2024 sarebbero precedute dalle conseguenze di una ribellione sociale di notevoli dimensioni e da una crisi politica generale di proporzioni mai viste a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Alcuni fanno riferimento al Watergate, con le dimissioni di Nixon, ma quel caso non provocò alcun riflesso negativo sulla vita politica americana degli anni successivi.

Midterm Images – Browse 2,598 Stock Photos, Vectors, and Video | Adobe Stock

     Il caso di Trump è completamente diverso. Se Nixon, grazie anche a Kissinger, aveva mantenuto negli anni una visione puramente politica degli affari interni e internazionali degli Stati Uniti, Trump ha svolto un ruolo di artefice di una coalizione delle classi meno abbienti che ha avuto un posto di primo piano nella vita sociale del Paese e nel Presidente americano il suo portabandiera. Anche se, in effetti, il miglioramento delle condizioni economiche delle classi inferiori si sia rivelato inconsistente, è tuttavia fondamentale sottolineare che la demagogia di Trump ha avuto e conservato un effetto stabile nelle aspettative dei diseredati. Essi continuano a vedere in Trump il difensore dei loro interessi e soprattutto delle loro aspettative. Pur essendo molto ricco, Trump è visto come il difensore dei poveri e il nemico dei ricchi, soprattutto dei politicanti democratici.

     Trump è stato il Presidente che, dalla fine della seconda guerra mondiale, ha prodotto nella società americana una frattura profonda che tenderà a radicalizzarsi pericolosamente se dovesse essere escluso dalle presidenziali del 2024. Le elezioni di mid-term del prossimo novembre ci diranno qual è la situazione nel campo repubblicano e se i candidati voluti da Trump saranno eletti. In tal caso, sarebbe un successo per lui e una prospettiva positiva per le presidenziali del 2024, se l’ex-presidente potesse candidarsi.

     Il Partito Democratico vive una stagione di incertezza. La sua classe politica non attende altro che l’uscita dalla Casa Bianca di Joe Biden, ritenuto debole e incerto, come anche il suo Segretario di Stato, Antony Blixen. Kamala Harris è inesistente, come tutta la stampa americana (e non solo) ha puntualizzato con una certa ironia. Il vantaggio del Partito Democratico è in buona parte legato alla condanna di Trump e alla sua conseguente esclusione dalle elezioni presidenziali. Anche in questo caso, le elezioni di mid-term potranno darci indicazioni importanti. La scelta del candidato democratico per il 2024 sarà fondamentale: è molto probabile che la parte più a sinistra del Partito tenderà ad avere la meglio su quella moderata.

     Questioni interne ai due partiti americani e problemi internazionali di primaria importanza sono intimamente connessi. Gli Stati Uniti hanno di fronte uno scenario nel quale dovranno far valere nuovamente il loro ruolo di punta avanzata della democrazia nel mondo.

Immagine correlata
Antonio Donno

takinut@gmail.com

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT