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Informazione Corretta Rassegna Stampa
07.07.2022 Uccisione giornalista: dalla tragedia alla farsa
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 07 luglio 2022
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Uccisione giornalista: dalla tragedia alla farsa»
Uccisione giornalista: dalla tragedia alla farsa
Commento di Deborah Fait

Mentre il mondo aspetta le rivelazioni di WikiLeaks il terrorismo  palestinese non si ferma | Focus On Israel
I terroristi di Hamas sparano... e poi accusano Israele


Allora, i fatti ormai li conosciamo, tragedie che per noi , in Israele, sono purtroppo la quotidianità. Israele negli ultimi mesi è stato colpito da una forma di terrorismo individuale che in poche settimane ha fatto più di 30 vittime innocenti prese a caso tra i passanti ( nella completa indifferenza del mondo) . Ogni tanto capita che un individuo dall’aspetto normale, zainetto in spalla, berretto in testa, impossibile da riconoscere come terrorista, arrivi in Israele per lo più aiutato a nascondersi da qualche arabo israeliano, e si metta a sparare all’impazzata contro i passanti, contro chi prende il fresco della sera seduto al bar a bere una birra, ammazzandone quanti più possibile prima di essere reso innocuo.

Cisgiordania, la giornalista Shireen Abu Akleh uccisa con un colpo al volto  - Gazzetta del Sud
Shireen Abu Akleh

Questi individui arrivano tutti da un villaggio del nord della Samaria che si chiama Jenin e che ha la gran brutta nomea di essere una fucina di terroristi. I soldati israeliani, nel tentativo di porre un freno al terrorismo, non hanno avuto altra scelta che entrare nel villaggio per scovare gli autori degli ultimi attentati e si sono trovati coinvolti in uno scontro a fuoco con miliziani palestinesi armati fino ai denti con kalashnikof e M16. Nello scontro i proiettili volavano da tutte le parti ma nessun soldato è stato colpito. Improvvisamente uno dei terroristi si è messo a urlare “ne abbiamo colpito uno” ma quell’uno non era israeliano. A terra, colpita a morte, era una giornalista reporter di guerra, inviata da Al Jazeera. Una pallottola le era entrata nel cervello fulminandola. Da quel momento sono iniziate le accuse contro Israele. Sia Al Jazeera, notoriamente contro Israele, che Abu Mazen, manco a dirlo, hanno subito addossato la responsabilità a Israele. Al Jazeera, dal Qatar, ha annunciato “La giornalista è stata uccisa a sangue freddo. L’occupazione israeliana ha ucciso la giornalista con un colpo al volto.”A questo punto Zahal nega proponendo subito un’inchiesta bilaterale. I palestinesi rifiutano e si appropriano del cadavere della povera Shireen Abu Akleh, proiettile compreso. L’autopsia viene eseguita, senza risultati, all’Istituto di medicina legale di Nablus. Poi i funerali nel solito stile palestinese, vergognoso e dissacrante a dire poco. Hamas ha letteralmente strappato il corpo dalle braccia dei parenti e ha incominciato a correre facendolo ballonzolare da tutte le parti sparando all’impazzata contro la folla, anche questa volta Zahal ha risposto per farli smettere e più che un funerale si è trattato di una bolgia infernale.

In seguito i palestinesi hanno consegnato il proiettile agli Usa, anche perché la giornalista aveva passaporto americano, e qui incomincia la farsa e la puzza di bruciato. Che proiettile hanno consegnato? Come si fa a sapere che era quello giusto? Come faceva a essere così rovinato essendo entrato nel volto della poveretta? Infatti, dopo pochi ore ecco la risposta: il proiettile era impossibile da esaminare! Ma che strano! Chissà perché lo avrei giurato! E, manco a dirlo, dopo tutte le accuse deliranti fatte a Israele dai palestinesi, l’amministrazione Biden ha rilasciato questa dichiarazione: “Il proiettile era troppo rovinato ma, con ogni probabilità, è stato sparato da un soldato israeliano. Israele ha la responsabilità di far lavorare i giornalisti in totale sicurezza” Poi ha aggiunto ”Questo è un caso di morte inutile di una cittadina americana. Il nostro obiettivo è che non si ammazzino più dei giornalisti in zone di guerra. Non deve più accadere”. Se la pallottola era troppo rovinata come fanno a dire che “probabilmente” è stato un israeliano a spararla? Israele deve sempre essere messo sotto processo, anche senza prove e con infiniti dubbi? Israele deve per forza avere tutta la responsabilità, anche se i disordini avvengono in un territorio sotto la giurisdizione di Abu Mazen? Israele deve fare, deve evitare, deve salvare. E poi cosa ancora? Può anche mandare al diavolo qualcuno? Siamo d’accordo che i reporter di guerra non debbano essere colpiti ma il loro lavoro li mette sempre in serio pericolo. Ricordiamo che in questi ultimi tre anni sono stati ammazzati in zone di guerra più di 200 giornalisti e nessuno ha mosso un dito. Venivano uccisi in guerre lontane da Israele e ultimamente nell’Ucraina invasa dai russi. L’unica che, per sua e nostra sfortuna, è stata colpita nelle vicinanze dell’esercito Israeliano è stata anche l’unica per cui si è creato un caso internazionale mettendo ancora una volta sulla graticola, condannato dal mondo intero, senza alcuna prova, Israele. Tragedia? Farsa? Si ma il tutto condito col solito virus del pregiudizio antiisraeliano e dal concetto malefico che i palestinesi, qualsiasi porcheria facciano, sono sempre innocenti.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


takinut@gmail.com

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