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Informazione Corretta Rassegna Stampa
29.06.2022 Israele, centro vitale del Medio Oriente
Analisi di Antonio Donno

Testata: Informazione Corretta
Data: 29 giugno 2022
Pagina: 1
Autore: Antonio Donno
Titolo: «Israele, centro vitale del Medio Oriente»
Israele, centro vitale del Medio Oriente
Analisi di Antonio Donno

A destra: la firma degli Accordi Abramo

Gli Accordi di Abramo, stipulati a suo tempo tra Israele, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Marocco e Sudan sembra che stiano maturando un’altra importante iniziativa nello scacchiere mediorientale. Nello scorso marzo, in modo estremamente riservato, l’Amministrazione Biden ha organizzato e diretto a Sharm el-Sheick, in Egitto, degli incontri cui hanno partecipato, insieme a Egitto e Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Questi incontri si inseriscono in un quadro di consultazioni sempre più fitte tra Israele e i Paesi arabi sunniti, cui hanno iniziato a partecipare anche gli Stati Uniti. Quest’ultimo dato è di grande importanza, perché significa che il ritiro di Washington dalle questioni del Medio Oriente sta subendo, forse, un’inversione di tendenza. Non si può negare che il merito di questa nuova fase – ancora tutta da concretizzare, ma in sé estremamente significativa – debba essere attribuita in gran parte all’azione di Naftali Bennett che, per un intero anno, ha avuto modo di incontrare i leader dei Paesi arabi al fine di estendere e rafforzare gli Accordi di Abramo con nuove inclusioni e di creare una simbiosi politica in opposizione al pericolo dell’Iran, che sta completando il suo progetto nucleare.

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Josep Borrell

     Benché Josep Borrell, responsabile della politica estera dell’Unione Europea, abbia affermato che i colloqui di Vienna sono in ripartenza, è ben noto a tutti che i mesi di stallo dei negoziati – stallo voluto a più riprese da Teheran – hanno consentito al regime degli ayatollah di imprimere un’accelerazione al programma di arricchimento dell’uranio. E, dunque, questa realtà che incombe su tutta la regione mediorientale ha indotto i Paesi arabi sunniti a relazionarsi con Israele in funzione anti-iraniana. Washington, dal canto suo, è in una posizione difficile. Se, da un lato, il suo intento è quello di concludere i negoziati di Vienna, le cui clausole finali, tuttavia, rappresentano un interrogativo pesante, dall’altro, il timore di Israele e dei Paesi arabi sunniti della regione verso il nucleare iraniano non può lasciare insensibili gli Stati Uniti. Se, infatti, i negoziati di Vienna dovessero fallire o nuovamente impantanarsi, Washington dovrebbe rivedere radicalmente la propria politica mediorientale.

     La comune difesa contro il pericolo iraniano, però, non è il solo motivo del riavvicinamento degli altri Paesi arabi sunniti, non inclusi negli Accordi di Abramo, a Israele. La situazione economica di alcuni di essi, soprattutto Egitto e Giordania, è tale da spingere i due Paesi a cominciare a intessere relazioni commerciali ad ampio raggio con Gerusalemme, avendo constatato che gli Accordi di Abramo hanno sviluppato una relazione economica sempre più fitta e prospera tra i Paesi firmatari. Insomma, il Medio Oriente è in fermento, perché i Paesi arabi hanno ben compreso che l’era delle guerre contro Israele è finita, che Israele è una realtà economica con la quale è indispensabile rapportarsi e che il futuro della regione è legato alla conquista di una stabilità politica e di uno sviluppo economico che passa da Gerusalemme per raggiungere tutte le altre capitali arabe del Medio Oriente.

     Israele possiede l’arma nucleare, come è ben noto a tutti. È un fattore, questo, che non è stato ignorato dai Paesi arabi della regione che si sono riavvicinati o si stanno riavvicinando a Israele. I regimi iraniani che si sono succeduti nel tempo non hanno mai rinunciato a espandere la propria egemonia nel Medio Oriente. E lo hanno fatto acquisendo posizioni sempre più avanzate in alcune aree della regione, come in Iraq, per mezzo di partiti e movimenti terroristici che dipendono economicamente e politicamente da Teheran. Il Golfo Persico è una delle regioni più pericolose dell’intero Medio Oriente, a causa della presenza, sotto varie forme politiche e militari, del regime iraniano. Se Teheran dovesse decidere di usare la minaccia dell’arma nucleare per espandere la propria egemonia nell’area mediorientale, gli Stati arabi sunniti sanno che Israele è in grado di controbattere efficacemente tale minaccia. È questa, dunque, una ragione tra le tante che è centrale nelle scelte attuali degli Stati arabi sunniti. Israele è divenuto, da ogni punto di vista, un punto di riferimento essenziale per la stabilità del Medio Oriente.

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Antonio Donno

takinut@gmail.com

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