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Informazione Corretta Rassegna Stampa
04.06.2022 I droni kamikaze: la strategia militare iraniana
Analisi di Giovanni Quer

Testata: Informazione Corretta
Data: 04 giugno 2022
Pagina: 1
Autore: Giovanni Quer
Titolo: «I droni kamikaze: la strategia militare iraniana»
I droni kamikaze: la strategia militare iraniana
Analisi di Giovanni Quer

Oltre al nucleare vi è un altro pericolo iraniano: i droni. Negli ultimi vent’anni l’Iran ha investito nella ricerca militare per lo sviluppo di non solo di armi atomiche, ma anche di missili e UAV (unmanned aerial vehicles). Con l’espansionismo regionale e la salda presenza in Iraq, Siria, Libano e Yemen, il regime iraniano ha potuto sperimentare la funzionalità e l’efficacia del nuovo arsenale militare, la cui minaccia da qualche anno incombe su Israele e altri Paesi nella regione. È nel 2019 che l’Iran inizia a cambiare il modo di fare la guerra. Il 14 settembre 2019, alle 4:00 del mattino uno stormo di droni e missili colpisce le centrali petrolifere Abqaiq e Khurais, a nordest della capitale Riyadh. L’attacco, operato dalle milizie Houthi nel vicino Yemen e controllate dall’Iran, indica il nuovo pericolo: i droni kamikaze. Velivoli controllati dia remoto erano stati usati fino ad allora per ricognizione e spionaggio, oppure per attacchi missilistici mirati. Ma l’Iran ha innovato il sistema di fare guerra e traccia una nuoca frontiera di pericolo: gruppi di droni lanciati su un obiettivo con l’intento di farli schiantare e creare il massimo danno.

Iran claims new 'kamikaze' drone, smart bomb, EW capabilities - The  Jerusalem Post

Oltre a sviluppare la propria tecnologia, l’Iran aveva riprodotto droni americani - un veicolo di questo tipo, drone per ricognizione, era stato lanciato verso Israele nel febbraio del 2018, abbattuto su territorio israeliano. Il pericolo militare che pone l’armata di droni è multiplo. La contraerea missilistica e gli aerei militari possono fermare un certo numero di velivoli, ma se si tratta di uno “stormo”, un certo numero riuscirebbe a colpire obiettivi sul territorio. Inoltre, non sempre è auspicabile azionare la contraerea, visto che anche i residui dei droni e dei missili possono causare danni a infrastrutture. La decisione di agire o meno è dettata dal potenziale danno di un eventuale attacco che vada a buon fine, o delle conseguenze collaterali di un’azione militare per sventarlo.

Iran testa drone Kamikaze durante esercitazione militare - Il Faro sul Mondo

Il 2021 è stato l’anno in cui l’Iran ha aumentato la propria capacità militare aerea, testando anche l’efficienza della tecnologia di difesa statunitense e israeliana. In una serie di attacchi a obiettivi militari americani in Siria e Iraq, le milizie pro-iraniane hanno usato droni e missili kamikaze. Il 15 marzo 2021, due droni iraniani si ergono in volo da territorio iracheno diretti verso Israele e vengono abbattuti dopo mezz’ora dal lancio. I due velivoli trasportavano armi per Hamas - un test del regime per fornire equipaggiamento militare ai propri alleati per via aerea. Israele non ha menzionato gli Stati con cui ha collaborato all’analisi dei resti dei due droni. A maggio, un altro drone è stato lanciato su Israele, abbattuto dai caccia israeliani e caduto nelle piscine di un a sud del Lago di Tiberiade. L’Iran ha una flotta di droni di diversi tipi, che è stata capace di trasferire anche ai propri alleati, in particolare a Hamas e Hezbollah. Tra ottobre e novembre dell’anno scorso, Hezbollah e Hamas hanno lanciato due velivoli comandati da remoto verso Israele, mentre Jihad Islamico da Gaza aveva usato in passato un drone armato di missili per attaccare un carro armato israeliano nel maggio 2019. Simili incidenti sono aumentati tra gennaio e marzo di quest’anno, ma non sempre l’esercito israeliano decide di reagire, valutando le conseguenze di ogni contromisura. A febbraio, Hezbollah annuncia che sta producendo i propri droni, vantandosi di un velivolo da ricognizione che ha penetrato lo spazio aereo israeliano senza esser stato abbattuto. Jihad Islamico e Hamas hanno pure annunciato a inizio maggio la fabbricazione di droni locali, “Jenin”, per attacco e ricognizione. La flotta di droni “Gaza” che era parcheggiata in una base militare iraniana a Kermanshah è stata distrutta da un attacco a febbraio, mentre un altro attacco alla base di Parchin, dove si sviluppava atomica e di droni è avvenuto la settimana scorsa. In entrambi i casi Israele è stata causata di esser coinvolta nelle due operazioni. Come in altri tipi di minacce, la prevenzione è il primo strumento di difesa. In questo senso, Israele sta sviluppando rapporti di collaborazione militare e di intelligence con diversi Paesi e attori nella regione, che per ora rimangono segreti, rimarcando come nuovi interessi condivisi possano avvicinare Israele e Paesi con cui non ha ancora relazioni. Mentre si specula su chi sarà il prossimo firmatario degli Accordi di Abramo, i cieli del nord e del sud di Israele sono già un fronte di guerra.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

takinut@gmail.com

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