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Informazione Corretta Rassegna Stampa
20.11.2021 Islam e violenza: l'incredibile decisione del pm di Perugia
Commento di Giuseppe Crimaldi

Testata: Informazione Corretta
Data: 20 novembre 2021
Pagina: 1
Autore: Giuseppe Crimaldi
Titolo: «Islam e violenza: l'incredibile decisione del pm di Perugia»
Islam e violenza: l'incredibile decisione del pm di Perugia
Commento di Giuseppe Crimaldi

Ecco l'articolo:

Saudi Arabia passes law criminalizing domestic abuse | Al Jazeera America

IL CASO Se un marito violento picchia la moglie, se la sequestra in casa, le impedisce di uscire anche per lavorare, la sottomette psicologicamente e arriva pure a privarla dei documenti d’identità, rischia una denuncia o il carcere. Se però quel marito è di fede musulmana, allora i reati passano in secondo piano: perché queste condotte rientrano “nel quadro culturale dei soggetti interessati”. A sostenere il principio non è un tribunale islamico, ma un magistrato italiano. Un pubblico ministero di Perugia: lo stesso che ha firmato la richiesta di archiviazione del fascicolo a carico di Abdelilah El Ghoufairi, 39 anni, marocchino e marito della connazionale Salsabila Mouhib, di 33 anni. Dopo anni di vessazioni subìte tra le mura domestiche la donna aveva trovato forza e coraggio di denunciare tutto alla polizia. Ma lunedì scorso il sostituto procuratore Franco Bettini ha firmato una richiesta di archiviazione al gip affermando che «il rapporto di coppia è stato influenzato da forti influenze religiose-culturali alla quale la donna non sembra avere la forza o la volontà di ribellarsi».

LA MOTIVAZIONE Una decisione, quella del magistrato inquirente, che ora è destinata a far discutere. Soprattutto alla luce di un passaggio della richiesta di archiviazione stessa, nella quale si legge testualmente: «Le evidenze emerse a seguito delle attività d’indagine non consentono di ritenere configurabile o sostenibile in termini probatori il reato rubricato (maltrattamenti in famiglia, ndr). Dalle dichiarazioni rese, la donna non sarebbe mai stata minacciata di morte, né avrebbe subìto aggressioni fisiche tali da costringerla alle cure sanitarie». Poi, la considerazione finale: «La condotta di costringerla a tenere il velo integrale rientra, pur non condivisibile in ottica occidentale, nel quadro culturale dei soggetti interessati».

LE INDAGINI E dire che prima di arrivare a questa determinazione la vittima degli abusi psicologici e fisici aveva trovato il coraggio di ribellarsi a quel marito-padrone presentandosi al commissariato per denunciare presunte condotte illecite. Accuse ribadite anche a Napoli, dove Salsabila è fuggita trovando rifugio ed ospitalità presso una casa-famiglia, sempre alla Polizia di Stato. Dal suo racconto emerge l’inferno vissuto per oltre cinque anni da lei e dai due figli nella convivenza con il marito, quando vivevano a Tuoro sul Trasimeno, in Umbria. «Da quando siamo arrivati in Italia - ha dichiarato in una nuova denuncia presentata a Napoli, dove è assistita dall’avvocato Gennaro De Falco - oltre ad impormi il velo integrale, quando usciva mio marito mi chiudeva in casa portando con sé le chiavi. Potevo uscire solo se mi sentivo male, per andare in ospedale. Solo in un’occasione mi ha aggredito fisicamente, colpendomi al volto con uno schiaffo. Fu poche ore dopo aver partorito mia figlia, appena rientrata dall’ospedale: pretese alle 4,30 del mattino che gli preparassi la colazione; non lo feci e lui mi diede uno schiaffone, in seguito al quale io svenni».

LE VESSAZIONI Una vita impossibile. E nelle condotte denunciate dalla vittima ci sarebbero dunque anche altri reati: lesioni, violenza privata, sequestro di persona. «Lui non mi ha mai minacciata di morte», ha ammesso la marocchina rispondendo alle domande degli investigatori, aggiungendo però che le pressioni psicologiche erano come morire lentamente ogni giorno. E c’è anche un altro particolare inquietante: il marito ha sequestrato sia i documenti della donna che dei suoi figli. Marito e padre padrone: per capire chi è Abdelilah El Ghoufairi bisogna anche spiegare che l’uomo con un tranello indusse la 33enne a seguirlo in Marocco, dove ottenne il divorzio nel 2020, accollandosi il mantenimento della famiglia senza però mai aver corrisposto gli alimenti dovuti per legge. Ora l’avvocato De Falco ha presentato ricorso contro la richiesta di archiviazione. «Ovviamente - dichiara al Mattino - sono molto fiducioso che il gip ribalti la decisione del pm. Le donne straniere devono avere gli stessi diritti e le stesse tutele di cui godono quelle italiane, al di là delle convinzioni religiose dei loro mariti. Questa storia impone il rinonoscimento di diritti e libertà sanciti dalla Costituzione italiana. E gli stranieri che vengono a vivere qui devono imparare a rispettare le leggi ed i princìpi».

Giuseppe Crimaldi | Il Napoletano
Giuseppe Crimaldi, Presidente nazionale della Federazione Italia-Israele

takinut@gmail.com

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