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Informazione Corretta Rassegna Stampa
27.09.2021 IC7 - Il commento di Diego Gabutti: I demoni del fondamentalismo
Dal 20 al 25 settembre 2021

Testata: Informazione Corretta
Data: 27 settembre 2021
Pagina: 1
Autore: Diego Gabutti
Titolo: «IC7 - Il commento di Diego Gabutti: I demoni del fondamentalismo»
IC7 - Il commento di Diego Gabutti
Dal 20 al 25 settembre 2021

I demoni del fondamentalismo

Castellio contra Calvino (ebook), Stefan Zweig | 9788415689416 | Boeken |  bol.com

Quando Stefan Zweig, nel 1936, pubblicò Castellio contro Calvino, Castelvecchi 2015, non pensava soltanto alla teocrazia che Giovanni Calvino e i suoi fondamentalisti avevano imposto ai ginevrini. Pensava anche al demagogo pazzo che da tre anni stava facendo marciare i tedeschi al passo dell’oca e che presto avrebbe messo l’Europa a ferro e fuoco. Rivivesse, Zweig riscriverebbe il suo libro, colpendo come nel 1936 l’attuale centro esatto del bersaglio: il fondamentalismo islamico e il suo gemello occidentale – la cancel culture, il politically correct, il delirio della 'teoria Gender' – e al loro «ritornello che fa rabbrividire», lo stesso di Calvino e di Hitler: «proibito, proibito, proibito».

I nuovi fondamentalismi religiosi, nell'indifferenza clericale e laicista

Ogni epoca racconta la storia pro domo sua. Come, secondo i surrealisti e i terroristi, non ci sono passanti innocenti, non ci sono neppure storici imparziali, che osservano il mondo da un universo parallelo che non ha contatti né conti in sospeso con il nostro, e che non se ne lascia influenzare. C’è un Bonaparte X nell’Ottocento e ce n’è uno Y nel Novecento. Quanti sono i Robespierre? Non si contano le versioni tra loro incompatibili di Giulio Cesare o di Stalin. Da qualche parte c’è uno storico che sta glorificando Pol Pot e un altro che invece dice peste e corna di San Francesco. C’è il Maometto d’al Baghdadi e quello di Charlie-Hebdo; c’è l’Islam degli Assassini e quello degli assassinati. Ed è di questo, non più di Hitler e del nazionalsocialismo, ma dell’islamismo radicale, come pure del fondamentalismo gender e della letteratura (Shakespeare, Mark Twain) messa all’indice nelle università americane, che finisce per parlarci, novant’anni dopo, il libro di Zweig. Tolleranza e ragione (come dal 1917 al 1989, gli anni del totalitarismo ateo, della Čeka e della Gestapo, l’età di Auschwitz e di Kolyma) sono tornate a essere idee nuove in Europa. Come tutte le storie vere, anche Castellio contro Calvino è una commedia morale: è l’eterno racconto delle guerre per la libertà, per i diritti dell’individuo e contro il collettivo che si combattono in Occidente fin dall’origine dei tempi.

Incalzato dal fondamentalismo e dal suo tradizionale compagno d’armi, il relativismo pavido e suicida dell’intellighenzia rococò, l’Occidente non ha mai smesso di battersi, con brevi (sempre più brevi) intervalli, contro i demoni che, ai tempi della teocrazia ginevrina, non riuscirono a piegare l’umanista Sebastian Castellio. Questi affrontò Calvino a muso duro, dopo che le autorità ginevrine, su mandato del loro ayatollah onnipotente, avevano mandato al rogo un altro umanista, Michele Serveto, colpevole d’aver «negato la Trinità», niente meno. «Fino ai nostri giorni» – scrive Zweig guardandosi intorno con spavento alla vigilia della guerra – «mai era stato imposto all’umanità un sistema d’imbrigliatura più duro di questo; fin dal primo istante Calvino, questo organizzatore geniale, rinchiude il suo gregge, la sua “comunità”, in una fitta rete di regolamenti e di veti, le cosiddette Ordinanze, e fonda allo stesso tempo un ufficio da cui controllare l’applicazione del terrore da lui imposto in materia di costumi, il suo Concistorium.

Lo scopo di quest’ufficio è dapprima definito in modo ambiguo come un “vegliare sulla comunità perché Dio sia riverito in modo puro”, ma […] in realtà ogni manifestazione della vita, anche privata, cade sotto il controllo dell’autorità. È tra i poteri degli anciens controllare la vita d’ogni cittadino […] “anche le intenzioni e le opinioni” sono da sorvegliare». Poi il calvinismo, come le altre sette protestanti e lo stesso «papismo», presero una strada diversa da quella annunciata dai roghi del Sant’Uffizio e dell’ISIS puritana. Magari anche l’islamismo dei roghi a fuoco lento e delle decapitazioni in scena su YouTube evolverà col tempo a religione domata per effetto di qualche «singolare metamorfosi», come scrive Zweig del calvinismo. Forse si convertiranno alle ragioni della libertà anche le furie del #MeToo e dei movimenti No-VAX. Non ci scommetterei, ma chi lo sa. Sta di fatto, in ogni modo, che l’Europa torna periodicamente ad affrontare «i suoi demoni e fantasmi», e che finora li ha sempre esorcizzati e dispersi. Avanti così, ferro toccando.

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Diego Gabutti

takinut@gmail.com

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