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Informazione Corretta Rassegna Stampa
19.07.2021 IC7 - Il commento di Giovanni Quer: La crisi del Libano e Israele
Dal 12 al 17 luglio 2021

Testata: Informazione Corretta
Data: 19 luglio 2021
Pagina: 1
Autore: Giovanni Quer
Titolo: «IC7 - Il commento di Giovanni Quer: La crisi del Libano e Israele»
IC7 - Il commento di Giovanni Quer
Dal 12 al 17 luglio 2021

La crisi del Libano e Israele

the Dry Bones Blog: Lebanon is Sinking
La vignetta di Dry Bones: il Libano sta subendo una delle crisi finanziarie peggiori dalla metà dell'Ottocento... molti libanesi non riescono più ad acquistare alimenti e le medicine sono finite... Nel frattempo, il Libano sta per rifiutare le nuove offerte di aiuto da parte di Israele... come ha sempre fatto in passato.

Il Coronavirus nelle nuova variante si diffonde di nuovo, con più di 5000 casi, di cui più di 50 gravi. Il governo non imporrà restrizioni di movimento, ma limiterà gli eventi di massa con nuovi regolamenti per la partecipazione. Un ulteriore motivo per l’opposizione di attaccare il governo nella speranza che cada il più presto possibile. Nonostante le anime diverse e gli attacchi anche troppo personali dell’opposizione, il governo rimane in carica, e dimostra una nuova maturità politica che sostiene la collaborazione oltre le preferenze personali. I sostenitori del Likud hanno organizzato delle proteste, lanciando minacce cabalistiche nelle reti sociali - un manifestante è stato ripreso mentre accoltellava la foto di Yair Lapid. Nella compagine regionale si è aperto un nuovo capitolo nelle relazioni con la Giordania e con l’Egitto. Bennet ha reso visita al Re di Giordania, e il Ministro degli Esteri Yair Lapid ha reso visita al suo collega in Egitto. La Giordania ha bisogno di acqua, che Israele fornirà in maggiori quantità, e vede con timore gli sviluppi a Ramallah. L’Egitto vuole dei confini pacifici, e nella nuova immagine di mediatore si sta adoperando per arrivare a un accordo di scambio prigionieri tra Israele e Hamas.

Da Gaza sono cessati i lanci di palloni incendiari, e Israele ha di conseguenza concordato maggiori concessioni (come per esempio l'area marittima di pesca). Il timore comune a Gerusalemme e Amman è quanto accade nell’Autorità Palestinese. Dopo la morte durante gli interrogatori dell’attivista Nizar Banat critico di Abbas, continuano le proteste nelle strade contro la corruzione e le restrizioni alla libertà di parola. Alle volte represse dalla polizia, alle volte più pacifiche, le proteste non cessano e spesso arrivano sotto il palazzo presidenziale. Questa settimana Akil Awawdeh, giornalista picchiato dalla polizia, è diventato altro simbolo delle proteste. Ramallah continua anche a esser sotto pressione dagli Stati Uniti. Nonostante l’atteggiamento meno brusco di Biden rispetto al suo predecessore, alcune politiche non sono cambiate. Durante un visita della delegazione del Congresso USA, il Presidente Abbas è stato fortemente criticato dai rappresentanti americani (anche Democratici) per il finanziamento delle famiglie dei terroristi e alle sue richieste di interrompere la corrente di normalizzazione, la delegazione ha risposto che i cambiamenti sono positivi per la regione e che non sono incompatibili con la soluzione a due Stati.

Lebanon's economic crisis threatens to destroy its middle class – Lebanese  Ministry of Information

La prima preoccupazione di Israele sono gli sviluppi in Libano. Saad Hariri, l’ex Primo Ministro che avrebbe dovuto creare un nuovo governo dallo scorso ottobre ha annunciato che non può concordare alle condizioni del Presidente Michel Aoun, alleato del partito sciita. Hariri voleva un governo tecnocratico per uscire dalla crisi, ma la morsa di Hezbollah non ha concesso alcun cambiamento. Così la moneta è implosa, l’inflazione è alle stelle e la popolazione è ridotta alla fame. Come influirà tutto questo sui confini con Israele? Hezbollah in questa situazione non si può permettere un conflitto, ma non è da escludere che sia invece la popolazione a premere ai confini - semplicemente cerca di che mangiare. Israele ha offerto aiuti umanitari e le voci che sono favorevoli alla normalizzazione vogliono cogliere l’occasione per un accordo più generale con Israele. Hezbollah è l’Iran, che è la maggior preoccupazione per Israele su due fronti: quello nucleare e quello cibernetico.

La guerra cyber continua, e la strutture sensibili sono sotto costante attacco (in passato un’infiltrazione nemica aveva creato un disguido al sistema di distribuzione idrica). Anche nei centri di ricerca delle università che trattano di Iran arrivano sempre più notizie di attacchi alle mail dei ricercatori. La lotta cibernetica dell’Iran non si limita a Israele: questa settimana è stata rivelata una campagna iraniana contro i profili delle reti sociali dei lavoratori nel campo della sicurezza in America e in Europa. Il secondo punto è quello più dolente: il nucleare. L’Agenzia per il Nucleare ha annunciato che l’Iran ha ormai 130 dei 250 kg di uranio arricchito al 20% necessari per testate nucleari. Israele si prepara a qualsiasi opzione, anche a un attacco militare, ma la libertà di azione aerea è sensibilmente diminuita e quel che Netanyahu poteva fare con i favori dell’amministrazione Trump, non è stato fatto. Gli USA continuano ad appoggiare Israele, nonostante la differenza di veduta su un probabile accordo, e gli attacchi a obiettivi militari in Siria dimostrano che gli USA sono contrari alla presenza iraniana in Siria. La nuova amministrazione di Raisi non promette alcun cambiamento nella regione.


Giovanni Quer (1983), direttore del Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

takinut@gmail.com

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