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Informazione Corretta Rassegna Stampa
11.06.2021 Saman: l'islam c'entra o non c'entra?
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 11 giugno 2021
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Saman: l'islam c'entra o non c'entra?»
Saman: l'islam c'entra o non c'entra?
Commento di Deborah Fait

A destra: Saman

Dopo alcuni giorni dalla sparizione di Saman i media e il web si riempiono di scempiaggini dove il ritornello è "L'islam non c'entra per niente!" Lo ha detto Enrico Letta parlando di femminicidio, lo dicono le donne, dimentiche del femminismo e dei diritti, lo dicono un po' tutti come regolarmente accade dopo ogni barbarie proveniente da quella parte innominabile della società umana che segue il Corano. Come potevamo aspettarci che l’Ucoii (Unione delle Comunità islamiche in Italia) predicasse altro? Infatti, cosa hanno dichiarato i dirigenti della comunità islamica? Che l'islam non c'entra e hanno subito diramato una fatwa contro i matrimoni combinati. Questo mi fa pensare. A cosa serve una fatwa? I musulmani che vivono in Italia non devono sottostare alle leggi italiane o sono uno stato nello stato con leggi diverse dalle nostre? La Fatwa è un'opinione giuridica derivante dalla Sharia ( la legge islamica) e la cosa dovrebbe preoccupare non poco.

Penso sia inusuale, oltre che pericoloso,  che una minoranza in qualsiasi paese occidentale abbia le proprie leggi e non si adegui a quelle dello stato che la ospita. Il problema dell'islam è proprio questo, il rifiuto di integrarsi e di riconoscere i diritti e i doveri del paese in cui vivono.  La Fatwa in questione però ha un altro particolare problema, non dice una parola sul divieto di ammazzare le donne, madri, figlie, sorelle, che vogliono godere della propria libertà. La Fatwa non dice che le loro giovani figlie non devono finire sgozzate e sepolte con il capo rivolto a La Mecca. Ci sono le leggi italiane da rispettare, cari amici dell'Ucoii, e farlo sarebbe già un bel passo avanti per rifiutare la barbarie tribale. Senza contare che persino in Pakistan sono proibiti i matrimoni forzati. "L'islam non c'entra" e ad ogni attentato terroristico i media tentano di nascondere, in onore del politicamente corretto, l'identità del terrorista. Quando per forza di cose e di informazione, viene rivelato, allora la frase d'obbligo è: "Aveva problemi mentali…questo non è l'islam, l'islam dice di non uccidere…l'islam non c’entra". Tutti matti e tutti miscredenti, dunque! Quando poi uno va a leggere qualche sura del Corano e trova “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo" naturalmente la parola ebreo può essere sostituita con cristiano o infedele, a scelta. Ma l'islam non c'entra mai! Le donne integralmente coperte, soggette alla poligamia, alla morte se accusate di adulterio, i gay scaraventati giù dai tetti dei palazzi ( come fa Hamas). L'Isis che ha dichiarato guerra a mezzo mondo, che decapita filmando in diretta, o brucia vivi gli occidentali che riesce a catturare. 

Il terrorismo dichiarato all'occidente come guerra santa, infibulazioni. Ma l'islam non c'entra, non è l'islam, è un'altra cosa, nessuno sa quale!    E adesso veniamo al femminicidio tanto sbandierato in questi giorni per gettare un velo di confusione sull'assassinio della povera Saman. Quello che succede a tante giovani e belle ragazze musulmane non ha niente a che vedere con il femminicidio, ma proprio niente! Il femminicidio è l'assassinio di donne i cui mariti o fidanzati non si rassegnano ad essere lasciati, non accettano il divorzio o la fine di una relazione. In quel caso, barbari anche loro, uccidono l'oggetto del loro amore sbagliato. No, le giovani musulmane vengono strangolate o sgozzate dalla famiglia, dai loro padri, zii, fratelli, a freddo, e solo perché non vogliono obbedire alle regole tribali della loro comunità. Lo dice il fratello giovane di Saman: “Lei era musulmana, ma non si comportava come tale. Nel nostro Corano c'è scritto che se una smette di essere musulmana, deve essere sepolta viva con la faccia fuori dalla terra e poi uccisa con lancio di sassi contro la testa. Nel corano c'è scritto così, ma io non l'ho mai visto. Tutti i parenti mi raccontano questa cosa».  -Tutti i parenti-, dice,  e mi auguro che questo ragazzo sia salvato, almeno lui, e possa rendere giustizia alla sorella diventando un bravo ragazzo musulmano ma con idee e una cultura occidentale di libertà, quella libertà negata a Saman. Karima Moual, bravissima giornalista di origine marocchina ha scritto questo articolo che consiglio di leggere. Anche lei parla di femminicidio e non mi trova d'accordo, vale la pena però leggere quello che scrive e auguriamoci che altre donne musulmane, come Karima, Squad Sbai, la mia amica Dounia Ettaib, si adoperino per la libertà delle loro sorelle, come noi vecchie femministe ci siamo battute tanti anni fa per la libertà della donna occidentale.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"

QUELLE AMBIGUITA' DEL MONDO ISLAMICO.
DI KARIMA MOUAL - La Stampa

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Karima Moual

“Lei era musulmana, ma non si comportava come tale. Nel nostro Corano c'è scritto che se una smette di essere musulmana, deve essere sepolta viva con la faccia fuori dalla terra e poi uccisa con lancio di sassi contro la testa. Nel corano c'è scritto così, ma io non l'ho mai visto. Tutti i parenti mi raccontano questa cosa». Basterebbero queste parole così nette pronunciate dal fratello di Saman - sempre un ragazzino di 16 anni - un po' spaventato ma sicuramente sincero, a delineare il contesto in cui Saman è cresciuta e infine ha trovato la morte. Sono dichiarazioni importanti, perché non dichiarate da un islamofobo, ma da un giovane ragazzo pakistano che stava crescendo in Italia seguendo usi, costumi e a quanto pare, un'interpretazione del Corano, certamente non rassicurante. Com'è stato possibile? È una domanda che ci siamo fatti tante volte anche quando abbiamo assistito a eventi terroristici inquietanti dove l'alibi della fede era centrale. Rispondere con onestà non è stata sempre la strada preferita, un po' per orgoglio, un po' per paura ma anche per tanta confusione trovandosi al centro di un qualcosa di veramente grande e complesso. L'Islam non è questo ci si è giustamente difesi, con una levata di scudi, anche per contrastare la superficialità e il pregiudizio che ogni volta prendono il sopravvento, quando ci sono di mezzo minoranze come quella islamica. Ma fatta questa parte non si può non ammettere che quando si manifestano eventi orrendi e spaventosi perla loro crudeltà, è anche grazie alle ambiguità che persistono ancora nel mondo islamico su letture e pratiche aberranti che suscitano nell'animo quel senso di orrore e ribrezzo - ma tocca ammetterlo - sono protette da un muro di omertà che si è fatto così alto nei secoli dagli intransigenti radicali, estremisti e letteralisti che proprio da quel testo, il Corano, si sentono legittimati e protetti. Parlare di questo significa incolpare l'Islam e tutti i musulmani? Certamente no, perché per fortuna la comunità musulmana mondiale è una pluralità di anime, ma nonostante questo non è riuscita ancora a immunizzarsi da un modo di pensarsi al mondo come individui, ingiusto, discriminatorio e illiberale. Per questo, che ogni musulmano per bene è consapevole quanto è sempre più urgente far suonare la campana, perché non è più il tempo dell'autodifesa, l'orgoglio come musulmani, ma quello dell'autocritica coraggiosa e sincera. Perché di problemi in casa islamica ci sono eccome. La continua e persistente autodifesa vista anche in questi giorni da molti esponenti islamici non fa altro che immobilizzare un dibattito fermo non solo nei Paesi islamici ma drammaticamente anche in un Paese occidentale e democratico come il nostro. Il delitto di Saman è certamente un femminicidio ma mette al centro, non solo la questione delle libertà delle donne, ma anche la libertà di essere o meno musulmani che diventa reato di apostasia nei Paesi musulmani e in altri da pagare con la morte. Dietro ai matrimoni forzati, la ghettizzazione delle ragazze e la loro segregazione c'è la fobia dei padri, e dei musulmani di trovarsi la figlia sposata con un "infedele", unione proibita con la legge in tutti i Paesi islamici, a parte la Tunisia. Ecco, quanto accaduto a Saman, non può e non deve sfumare in un fatto di cronaca, ma servire come spunto per l'Islam organizzato italiano nel fare quel passo avanti che ancora non si è fatto. Più che una fatwa, per confermare l'ovvio - e cioè che l'Islam condanna i matrimoni forzati - è più urgente andare alla radice dei problemi, ancor più quando ci si dichiara rispettosi della costituzione italiana. Ciò significa esporsi con dichiarazioni chiare su apostasia, matrimoni misti, diritti degli omosessuali, solo per fare qualche esempio. Sono queste le sfide per le libertà e i diritti, dove il mondo musulmano è ancora al palo. Fin quando non verranno affrontate senza ambiguità, continueremo a essere sempre ostaggio del primo integralista che passa, perché secondo lui, c'è scritto nel Corano, e di un islamofobo che non vede l'ora di farsi grande discriminando e odiando l'altro, solo perché diverso.

takinut@gmail.com

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