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Informazione Corretta Rassegna Stampa
31.05.2021 IC7 - Il commento di Enrico Fubini: Dopo la guerra
Dal 24 al 29 maggio 2021

Testata: Informazione Corretta
Data: 31 maggio 2021
Pagina: 1
Autore: Enrico Fubini
Titolo: «IC7 - Il commento di Enrico Fubini: Dopo la guerra»
IC7 - Il commento di Enrico Fubini
Dal 24 al 29 maggio 2021

Dopo la guerra


Hamas lancia missili contro Israele e si fa scudo con i civili di Gaza

La guerra è finita, o quasi. Dopo 11 giorni terribili di bombardamenti su Gaza per rispondere ai 4500 razzi sparati suoi civili da Hamas e/o dalla Jihad, Israele ha accettato la tregua più o meno imposta dagli Stati Uniti, ONU e altri ancora, anche se aveva ancora qualche altro obbiettivo militari da distruggere. Dico ‘quasi’ perché anche se sono finiti i bombardamenti e il tiro di missili, non è finita l’attività terroristica. La guerra con Hamas ormai si ripresenta con un’angosciante regolarità ogni qualche anno, quando la tregua permette a Hamas di riarmarsi con migliaia di missili sempre più potenti, più precisi, più distruttivi.

Quest’ultima guerra impone però alcune considerazioni. Anzitutto chi ha vinto e chi ha perso? Le risposte non sono univoche perché dipende dai punti di vista: Hamas grida vittoria ma anche Israele non può certo dire di aver perso la guerra. La striscia di Gaza è semidistrutta nelle sue infrastrutture militari; la maggior parte dei suoi capi militari, uccisi; le decine di chilometri di tunnel che dovevano dar rifugio ai capi, distrutti. Ma Hamas ha vinto su un altro campo: ha rilanciato la sua presenza in Israele e nei territori, è riuscita con una sua capillare propaganda a istigare nei giovani arabi israeliani l’odio nei confronti dei loro concittadini ebrei, innescando una specie di pericolosa guerra civile all’interno di Israele, che nessuno avrebbe immaginato sino ad un mese or sono, rilanciando anche il terrorismo contro soldati e civili e soprattutto rilanciando una nuova e più grave ondata di antisemitismo nel mondo con centinaia di aggressioni contro ebrei inermi. Perciò da questo punto di vista Hamas può ben dire di aver vinto. Israele senza alcun dubbio ha vinto la battaglia militare contro Hamas, ma per ora ha perso la guerra all’interno e ci vorrà molto tempo prima che possa ricucire queste gravi ferite alla convivenza interna tra arabi ed ebrei.

Israele, leader di Hamas proclama la vittoria nella

Una delle considerazioni che non si devono sottovalutare è la condotta dell’esercito israeliano sul campo di battaglia: in nessuna altra guerra c’è stato un numero così piccolo di civili che hanno perso la vita. Su 230 morti 160 sono miliziani di Hamas presi volutamente di mira. Gli altri sono civili di cui però un terzo vittime dei razzi sparati da Hamas ma ricaduti sul territorio. Tra queste vittime, di cui tutto il mondo ha parlato come esempio della crudeltà israeliana, gli abitanti di una intera casa bambini compresi, morti per un razzo di Hamas esploso dove non doveva esplodere, come ha dimostrato con assoluta certezza il governo israeliano. Morale, non più di una quarantina di vittime civili per la guerra. E’ triste dover fare la conta dei morti e ogni morto da qualsiasi parte si trovi è una tragedia. Ma se Israele sarà trascinato di fronte alla corte internazionale di giustizia per crimini di guerra, potrà veramente vantarsi di una grande vittoria per essere riuscita a colpire un numero così esiguo di civili. Non dimentichiamo che si trovava di fronte ad un nemico che aveva per obbiettivo di colpire esclusivamente ed indiscriminatamente civili con i suoi missili tirati non su installazioni militari ma sulle città. Nei telegiornali italiani che ho seguito la prima notizia che si ascoltava era che i morti palestinesi erano 230 mentre quelli dalla parte israeliana erano 12 e chiunque ascoltasse non poteva non essere colpito dal confronto!

Fin qui allora tutto bene? Quasi, ma ci sono aspetti più problematici di questa guerra. Se non si impedirà a Hamas di riarmarsi, attraverso qualche ipotetica e improbabile controllo internazionale, o per un atteggiamento più rigido d’Israele se cadranno ancora anche solo palloncini incendiari che distruggono tutta l’agricoltura nel sud d’Israele, come è sempre capitato si andrà prima o poi verso un’ennesima guerra, di cui già si parla, sempre più pericolosa e sanguinosa. L’altro problema è che Israele continua ad essere senza governo e l’orizzonte al riguardo è sempre più buio. Sembrava, prima dell’inizio della guerra, che fosse questione di giorni o di ore per la presentazione del nuovo governo e invece tutto è stato bloccato proprio dalla guerra: i giochetti dei politici, i cambiamenti di bandiera, le piccole e misere ambizioni personali rendono sempre più difficile la formazione di un nuovo governo. Non è il caso qui di definire le colpe da una parte o dall’altra di questa poco edificante lotta politica. Intanto tutta Israele soffre per la mancanza di una chiara e autorevole direttiva politica in un momento in cui questa sarebbe indispensabile per superare la crisi attuale. Il pericolo di una specie di guerra civile interna è forse ancora più alto per la società israeliana dei missili di Hamas, contro cui la straordinaria efficienza dell’esercito può ancora aver la meglio. Il paese ha assoluto bisogno di un governo efficiente e dalle direttive chiare per fronteggiare un momento di crisi anche istituzionale. Si spera di non arrivare alle quinte ed inutili elezioni che non fanno che logorare l’orizzonte politico e la pazienza dei cittadini senza produrre nessun risultato. Non ci resta che sperare che Israele che sa vincere le guerre con un esercito straordinario, riesca anche a produrre un governo degno di questo paese.


Enrico Fubini, già docente di Storia della musica presso l'Università di Torino


takinut@gmail.com

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