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Informazione Corretta Rassegna Stampa
27.02.2021 Il regime iraniano ricatta gli Stati Uniti
Analisi di Antonio Donno

Testata: Informazione Corretta
Data: 27 febbraio 2021
Pagina: 1
Autore: Antonio Donno
Titolo: «Il regime iraniano ricatta gli Stati Uniti»
Il regime iraniano ricatta gli Stati Uniti
Analisi di Antonio Donno

Il regime iraniano vede nell’Amministrazione Biden un’importante possibilità di riprendere il suo cammino egemonico nel Medio Oriente. Benché gli Accordi di Abramo abbiano rappresentato un fattore negativo nel progetto di Teheran, il regime ritiene che la ripresa dei contatti con Washington in termini più favorevoli rispetto alla chiusura di Trump possa produrre un effetto di ridimensionamento dell’influenza di quegli accordi nello scenario del Medio Oriente. Ciò che il regime iraniano sta oggi mettendo in atto è una sorta di ricatto nei confronti degli Stati Uniti. Se Washington non annullerà le sanzioni imposte da Trump, Teheran rifiuterà di sedersi al tavolo delle trattative per riprendere il discorso sugli accordi firmati con Obama nel 2015 a proposito dello sviluppo dell’arsenale nucleare iraniano. La situazione si è dunque capovolta. Mentre con Trump le sanzioni e il ritiro di Washington dagli accordi del 2015 avevano chiuso le porte al regime, e gli Accordi di Abramo e l’eliminazione di Soleimani avevano accentuato l’isolamento dell’Iran, oggi la volontà esplicita degli Stati Uniti di riaprire il dialogo con Teheran pone il governo iraniano in una posizione di vantaggio perché gli attribuisce la possibilità di attendere le mosse americane e, nel frattempo, di continuare il lavoro di arricchimento del proprio potenziale nucleare. Le sanzioni, pur determinando una crisi economica generale nel paese, sono, in definitiva, un’ottima arma di ricatto nei confronti del governo americano. Così, gli ayatollah attendono pazientemente gli sviluppi della situazione e intanto continuano a sollecitare le proprie milizie sparse nel Medio Oriente a un’azione più efficace, come nel caso recente dell’Iraq, paese nel quale l’Iran gode di una notevole presenza politica e militare che gli consente di rafforzare la propria influenza nel Golfo Persico, in alleanza con il Qatar. Il confronto tra Teheran e Washington favorisce oggi le posizioni di Teheran. Gli ayatollah se ne erano resi conto già prima della vittoria di Biden e la situazione attuale conferma le loro aspettative. Come i paesi arabi sunniti vanno affermando, l’Iran ritiene che Biden sia un presidente “debole”, e temono che le milizie pro-iraniane riprendano la loro attività terroristica in Siria, Yemen, Iraq e Libano.


Joe Biden

Secondo il punto di vista dei paesi che hanno firmato gli Accordi di Abramo e dello stesso Israele, l’incremento delle attività militari dei gruppi che lavorano al soldo di Teheran potrebbe ottenere un effetto contrario a quello presumibile in casi analoghi: non un inasprimento della posizione diplomatica di Washington nei confronti di Teheran, ma, al contrario, una maggiore cedevolezza del governo Biden sul piano della ripresa degli accordi del 2015, al fine di ottenere un risultato diplomatico utile al riequilibrio della situazione del Medio Oriente. In effetti, benché la stampa internazionale non ne dia rilievo, i gruppi terroristici pro-iraniani stanno compiendo azioni in varie parti della regione, azioni non eclatanti ma comunque significative della volontà degli ayatollah di mettere l’Amministrazione Biden in una situazione di impellenza. Sui giornali sauditi la ripresa delle attività iraniane nel Medio Oriente è quotidianamente messa in grande rilievo, accompagnata da un forte critica nei confronti della politica regionale di Washington. In sostanza, ciò che si rimprovera a Biden è che l’approccio che Washington intende promuovere nei confronti di Teheran finirà per favorire la politica mediorientale del regime degli ayatollah e, di conseguenza, per alterare l’equilibro che la regione aveva acquisito grazie alla politica di Trump, in accordo con quella di Netanyahu. Il processo di arricchimento dell’arsenale militare di Hamas a Gaza, accanto alle varie azioni che i gruppi pro-iraniani stanno effettuando in vari punti della regione, sta a dimostrare che il regime iraniano sta riprendendo fiato, ponendo Washington di fronte a fatti compiuti. Nel frattempo, il progetto nucleare di Teheran procede secondo i tempi stabiliti dal regime, come è stato rilevato dagli ispettori dell’International Atomic Energy Agency (Iaea), che hanno rilevato tracce di radioattività in due siti nucleari iraniani durante recenti ispezioni effettuate secondo gli accordi del Jcpoa, tracce negate dagli iraniani. L’Amministrazione Biden dovrà prendere atto di questa situazione e agire di conseguenza.

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Antonio Donno

takinut@gmail.com

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