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Informazione Corretta Rassegna Stampa
04.04.2016 Tareq Suwaidan, predicatore antisemita in Italia. Ecco le prove del suo estremismo
Analisi di Valentina Colombo

Testata: Informazione Corretta
Data: 04 aprile 2016
Pagina: 1
Autore: Valentina Colombo
Titolo: «Tareq Suwaidan, predicatore antisemita in Italia. Ecco le prove del suo estremismo»

Tareq Suwaidan, predicatore antisemita in Italia. Ecco le prove del suo estremismo
Analisi di Valentina Colombo

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Tareq Suwaidan

Abulkheir Breigheche, presidente del Consiglio dei garanti dell’Associazione Islamica Italiana degli imam e delle guide religiose, interpellato il 2 aprile scorso da L’Arena di Verona circa la venuta in Italia del controverso predicatore kuwaitiano Tareq Suwaidan, ha dichiarato che quest’ultimo è “una persona illuminata, aperta, moderata che sa anche criticare il mondo occidentale.” Ha dichiarato di conoscere bene Suwaidan che “sa criticare in modo costruttivo l’Occidente, ma anche il mondo islamico” e ha aggiunto: “Lo bollano perché critica Israele? E’ vietato forse? Un conto è criticare, un conto è essere antisemiti.” Breigheche sostiene altresì di non avere mai sentito propositi antisemiti dal predicatore che è “reclama il diritto del popolo palestinese.” In ogni caso Breigheche, unitamente al responsabile del Consiglio islamico di Verona, ha ribadito che non è stato invitato come teologo, bensì come tecnico che formerà su come svolgere un sermone, come tenere una lezione, come parlare in pubblico, in altre parole si tratterà di un semplice “media training”.

Quanto alle presunte apertura e moderazione di Suwaidan è già stata fornita un’ampia letteratura nell’articolo pubblicato il 31 marzo scorso. Stupisce invece che Breigheche, il quale sostiene di conoscere molto bene il predicatore tanto da averlo invitato, non abbia mai letto l’Enciclopedia illustrata degli ebrei, scritta e pubblicata da Suwaidan. Qui si l’autore ringrazia “Allah – Egli è l’Altissimo – che ci ha insegnato, guidato e rammentato la conoscenza del nostro nemico, ci ha avvertiti nei confronti degli ebrei e delle loro macchinazioni. Allah – Egli è il Potente – ha detto: ‘Voi vi accorgerete che i peggiori nemici sono gli ebrei e coloro che associano altri ad Allah’. Per questo motivo prego e mi affido all’Inviato di Allah che ha affrontato la malvagità e la perfidia degli ebrei e fu paziente, sopportò, ma infine fu costretto a combatterli e poi li espulse poiché non aveva altra possibilità.” Che le posizioni di Suwaidan siano non solo anti-sioniste, ma anche antisemite, è confermato da alcune delle numerosissime affermazioni contro gli ebrei che animano le 429 pagine del testo e che qui riportiamo. scrisse Nell’introduzione all’Enciclopedia, Suwaidan ne illustra i principali obiettivi e ribadisce che Israele ed ebrei sono sinonimi di nemici di Allah e dei musulmani:

"1. Studiare il più malvagio nemico della umma, Israele, perché come possiamo affrontare un nemico che non conosciamo? […] 6. Conoscere la grandezza della nostra religione attraverso la conoscenza delle idiozie e delle alterazioni che vi hanno apportato gli ebrei 7. Conoscere le caratteristiche e il modo di agire degli ebrei così come sono stati descritti nel Nobile Corano che ci ha messi sull’avviso 8. Una presa in esame della loro malvagità, della loro perfidia, della loro falsità, della doppiezza che praticano in tutte le nazioni.[…]”

A pagina 63, accanto all’immagine dell’ingresso del campo di Auschwitz, si leggono le seguenti didascalie che non cadono nel negazionismo dell’Olocausto, ma – nella migliore tradizione della Fratellanza musulmana – ne sminuiscono la portata e ne giustificano le ragioni: "In Germania hanno ricevuto lo stesso trattamento che è una reazione alle loro caratteristiche negative soprattutto nel XII e XIV secolo" e "Immagine del campo di concentramento tedesco nel quale gli ebrei sostengono di essere stati cremati, ma in realtà in questi campi di concentramento venivano raccolti tutti gli oppositori dei nazisti e coloro che esprimevano ostilità."

A pagina 84 si accenna allo strano e misterioso “avvicinamento tra cristiani ed ebrei”: "Visita di Papa Giovanni II in Palestina occupata nel 2000. Il Papa appare qui tra il primo ministro Barak e il presidente di Israele Weizman. Meraviglia l'avvicinamento ebraico cristiano nonostante gli ebrei non riconoscano il messia e accusino sua madre di adulterio" e "Nel 1969 il Vaticano emette un documento in cui si dice che i cattolici devono riconoscere lo statuto religioso dello stato di Israele e comprendere e rispettare il legame degli ebrei con quella terra. Nel 1982 papà Giovanni Paolo II annuncia che il Vaticano riconosce lo stato di Israele come un diritto e non come un dato di fatto! Poi è seguito un progressivo avvicinamento tra cristiani ed ebrei sono a rapporti diplomatici tra gli ebrei e il Vaticano dal 1993!?(Ci domandiamo: quale segreto si celi dietro questo cambiamento totale di atteggiamento della chiesa nei confronti degli ebrei?!)."

A pagina 90 si legge: "La preghiera è un legame spirituale con Dio, tuttavia gli ebrei sono legati solo alla corruzione, ai crimini e all'usurpazione dei diritti." A pagina 102 si afferma che "La storia degli ebrei è colma di uccisioni, spargimento di sangue e distruzione di villaggi e dimore: non stupisce quindi vedere la loro legge alterata e deviante consentire loro l'uccisione dei non ebrei [...] (la storia degli ebrei è piena di sangue che continua a colare. La lotta al terrorismo deve iniziare dalla lotta al terrorismo nero degli ebrei)”.

A pagina 148 si ribadisce che "Le tradizioni (ebraiche) che abbiamo riportato contengono anche alcuni aspetti positivi, tuttavia ciò non impedisce che le loro abitazioni e le loro strade siano avvolte dall'odore dell'odio che travolge chi vi si trova. Tutto questo è confermato da chi ne ha visitato le case e le dimore." Si potrebbe affermare che quasi ogni pagina delle 429 che compongono l’opera di Suwaidan contenga un attacco nei confronti degli ebrei come popolo, come persone e smentisca quindi l’affermazione che l’autore sia “solo” nemico di Israele e per il diritto del popolo palestinese.

E’ invece altamente probabile che il predicatore kuwaitiano sia stato invitato non per arringare le folle, come nel caso dell’invito da parte di Islamic Relief Italia nel 2013, ma come “trainer”, come esperto di comunicazione. Di fatto, in numerosi video disponibili su YouTube Suwaidan compare come esperto di “leadership”, parola che egli usa anche come traduzione dell’arabo khilafa “califfato”. L’impegno di Suwaidan nella comunicazione affonda le radici nella crisi della leadership in seno alla Fratellanza musulmana. In un video in inglese offre al pubblico sei consigli pragmatici al fine di migliorare la leadership del movimento islamico. In primo luogo non collegare la leadership alla conoscenza. Suwaidan spiega che il leader non deve necessariamente conoscere a memoria il Corano, tanto che Abu Dharr, uno dei primi convertiti all’islam, era più preparato di Khalid ibn Walid e Amr ibn al-‘As ovvero i due grandi condottieri delle conquiste arabe. Suwaidan narra che Khalid ibn Walid commetteva errori di recitazione, ma si scusava dicendo: “Ero impegnato con il jihad e non con la memorizzazione del Corano.”

Il secondo consiglio è quello di non collegare la leadership con l’anzianità nel movimento “come hanno fatto i Fratelli Musulmani in Iraq e Egitto quando erano perseguitati”. Ancora una volta il modello è quello del condottiero Amr ibn al-As che fu nominato solo cinque mesi dopo la sua conversione all’islam. Suwaidan ricorda che a Omar, il secondo califfo ben guidato, che obiettò alla sua nomina venne risposto che “il profeta lo ha nominato perché in questa posizione è meglio di te”. Non bisogna nemmeno collegare la leadership alla taqwa, alla devozione, e sottolinea esempi in cui nella storia dell’islam si è combattuto e vinto guidati da persone forti e di carattere, seppur non fossero modelli di devozione. Suwaidan è chiaro: “Tutto questo riguarda la guerra ma anche la polica. Il leader è chi può vincere e giovare maggiormente all’islam.” Non si deve collegare la leadership né con l’età né con l’aspetto fisico.

Per Suwaidan l’esempio viene da Ahmad Yassin, il fondatore di Hamas, che era su una sedia a rotelle, ma era un grande leader. Infine la leadership non accetta alcuna riserva dovuta al genere di appartenenza. Secondo il predicatore kuwaitiano le donne sono senza dubbio più creative, amano consultarsi con gli uomini, ma non sanno prendere decisioni, quindi il consiglio di Suwaidan è quello di non separarle dagli uomini, ma di includerle nei direttivi seppur non con ruoli decisionali.

Per Suwaidan innanzi a un leader vero non bisogna andare per il sottile ed essere pragmatici per raggiungere l’obiettivo finale, ovvero la leadership dell’islam nel mondo. In un seminario tenuto in Malaysia, il kuwaitiano illustra il progetto di conquista graduale, proprio come delineato da Hasan al-Banna, ma anche il proprio ruolo in seno al progetto. Qui narra al proprio pubblico di avere incontrato un giorno in Qatar Yusuf al-Qaradawi, riferimento teologico della Fratellanza e dell’islam organizzato europeo con riferimento ideologico a quest’ultima, e di avergli suggerito di riflettere su un piano strategico. Qaradawi gli avrebbe risposto di essere un “analfabeta in queste cose” e lo avrebbe incaricato di occuparsene. L’impresa “formativa” e strategica nasce quindi in Qatar con Qaradawi e da quel giorno avrebbe formato più di trenta studiosi dell’International Union of Muslim Scholars e avrebbe fondato più istituti e centri preposti a creare i leader della rinascita islamica che porterà alla conquista del mondo.

Per tornare alla tournée italiana, comunque la si voglia mettere è evidente che chi lo ha invitato sta negando l’evidenza delle posizioni “alquanto discutibili”, oserei dire inaccettabili in uno stato di diritto, di Tareq Suwaidan. Non solo, ma conferma la contiguità ideologica dell’Associazione Islamica Italiana degli imam e delle guide religiose con l’ideologia della Fratellanza musulmana che vede i propri principali ideologi giustificare gli attentati suicidi in Israele e altrove ci si trovi in situazione di resistenza, che vede tra le proprie espressioni locali Hamas, che affonda le proprie radici nel pensiero di Hasan al-Banna che scrisse un’eloquente Lettera del jihad che rappresenta un elogio della guerra in nome di Allah. Purtroppo il pragmatismo e la formazione occidentale di Suwaidan sono soltanto strumenti di un’ideologia che vede negli ebrei e nei loro alleati i nemici di Allah e che vuole dettare condizioni all’Occidente in nome della libertà di espressione. Sarebbe opportuno chiarire al più presto la posizione dell’Associazione degli imam riguardo a tutte queste questioni e alle posizioni di Suwaidan che purtroppo è ben lungi dall’essere un esempio di moderazione.

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Valentina Colombo


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