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Informazione Corretta Rassegna Stampa
22.09.2013 E' arrivata la diplomazia della delegittimazione di Israele
Commento di Giovanni Quer

Testata: Informazione Corretta
Data: 22 settembre 2013
Pagina: 1
Autore: Giovanni Quer
Titolo: «E' arrivata la diplomazia della delegittimazione di Israele»

E' arrivata la diplomazia della delegittimazione di Israele
Commento di Giovanni Quer



In altra pagina, sull'argomento il commento di Ugo Volli

 

Venerdì 20 settembre un gruppo di diplomatici europei e australiani si è scontrato con l'esercito israeliano nel villaggio beduino Khirbet al-Makhoul nella Valle del Giordano, evacuato per ordine della Corte Suprema Israeliana in quanto le costruzioni erano state illegali.

La Reuters riporta che il gruppo di diplomatici di Unione Europea, Francia, Spagna, Irlanda e Australia è stato maltrattato dai soldati israeliani mentre cercava di distribuire aiuti umanitari. In particolare, la diplomatica francese Marion Fesneau-Castaing sarebbe stata trascinata a terra dal camion di aiuti, sequestrato dall'esercito israeliano. L'esercito riferisce che un gruppo di attivisti internazionali e palestinesi stavano tentando di ricostruire l'accampamento beduino con le tende portate dai diplomatici europei, provocando i soldati con il lancio di pietre.

I diplomatici europei denunciano i maltrattamenti da parte dell'esercito, in violazione delle immunità diplomatiche, così come la violazione del diritto internazionale umanitario da parte di Israele, che è obbligato a provvedere al benessere della popolazione residente nei territori contesi.

Le pratiche sbrigative dell'esercito israeliano durante gli scontri con gli attivisti che protestano contro l'occupazione sono state provocate. Meno conosciute sono invece le pratiche di provocazione degli attivisti, internazionali israeliani e palestinesi, che si allontanano dai precetti della non-violenza, includendo lanci di pietre, assalti ai soldati e alle jeep, continue provocazioni verbali e fisiche. La questione qui non è il comportamento dei soldati israeliani o degli attivisti; la vera domanda da porsi è: cosa ci faceva un gruppo di diplomatici assieme agli attivisti anti-israeliani nel villaggio beduino demolito per ordine della Corte Suprema Israeliana?

I diplomatici dicono che la missione è stata organizzata per portare aiuti umanitari. Tuttavia, esistono svariate agenzie internazionali e ONG che si occupano di distribuire aiuti umanitari in situazione di emergenza, quindi chi ha deciso che gli abitanti del villaggio demolito si trovassero in una situazione di emergenza che necessitava di un intervento diretto del corpo diplomatico di Unione Europea, Francia, Irlanda, Spagna e Australia?

I villaggi beduini sono perlopiù accampamenti con costruzioni precarie senza dotazioni di infrastrutture che posano garantire gli standard minimi di igiene e sicurezza. I beduini vogliono il riconoscimento di ogni villaggio-accampamento, richiedendo a Israele di fornire le infrastrutture. Israele sostiene che è impossibile riconoscere ogni villaggio-accampamento, spesso costituiti da raggruppamenti di qualche famiglia, e propone la formazioni di cittadine più grandi con infrastrutture proprie della vita stanziale.
Nei territori contesi la questione si aggrava ancor di più in considerazione dei problemi di sicurezza legati agli insediamenti. Una situazione simile alla diatriba che l'Italia e altri Stati hanno con le comunità rom e sinti.
La Corte Suprema Israeliana, in questo contesto di conflitto tra le richieste dei beduini e le prospettive israeliane, ha ordinato la demolizione di un villaggio beduino, costruito senza permessi in un'area sottoposta all'amministrazione israeliana, che non è stato evacuato dalla popolazione in opposizione all'ordine della Corte.

Si può dubitare della considerazione dello "stato di emergenza" di una tale situazione che richieda perfino aiuti umanitari. Tuttavia, ammettendo anche che gli aiuti fossero necessari, perché i diplomatici europei e australiani si sono sostituiti alle agenzie internazionali e si sonoschierati  con gli attivisti?

La presenza dei diplomatici nel villaggio beduino demolito per ordine della Corte Suprema dimostra la gravità del disdegno e della mancanza di considerazione verso le istituzioni dello Stato di Israele. La scelta di portare aiuti umanitari è non solo un'ingerenza negli affari interni, ma un comportamento che rende evidente come la comunità internazionale non abbia alcun rispetto per le istituzioni israeliane.

Anzitutto, non è compito di un gruppo di diplomatici portare aiuti umanitari né decidere che una situazione è talmente grave che richiede la distribuzione di aiuti per contenere un'emergenza umanitaria. Inoltre non è compito dei diplomatici affiancare gli attivisti nelle loro imprese e manifestazioni anti-israeliane. Che fossero insieme per accordi o per caso poco importa. Il risultato è che i forum dedicati alla discussione dei diritti umani sono stati completamente abbandonati: della questione dei beduini si parla nelle tavole rotonde, si chiede un incontro con i ministri, si fanno dichiarazioni. La conseguenza ulteriore è che l'atteggiamento e le azioni degli attivisti sono state legittimate dai diplomatici, che hanno adottato il medesimo approccio ostile alle istituzioni di Israele, compreso l'esercito e la Corte Suprema.

Non è necessario valutare l'incoerenza delle politiche dei diritti umani - perché i diplomatici vanno in Cisgiordania e non in Tibet? Per quale motivo i diplomatici non portano aiuti umanitari alle famiglie cristiane le cui proprietà sono confiscate dalle autorità palestinesi? Perché i diplomatici europei non si comportano allo stesso modo nei Paesi che hanno un conflitto aperto con i nomadi Tuareg?

È necessario invece chiedersi quali valutazioni le diplomazie europee facciano in relazione alla questione beduina, come siano operate tali considerazioni, per quale motivo le diplomazie europee parteggiano così palesemente per il movimento di attivisti anti-israeliani tanto da adottarne forme di comportamento e approcci ideologici, e, soprattutto, c'è da chiedersi perché le diplomazie europee scelgano addirittura di non aver nulla a che fare con le istituzioni israeliane.

Domande legittime.Supponiamo che in ItaliaIl sindaco di un Comune X decide di far evacuare un campo nomadi nella Regione Y nell'ambito di un piano adottato dal Ministro degli Interni. Nel comune X arriva un camion di aiuti umanitari guidato da diplomatici canadesi, australiani e americani, scortato da un corteo di no-global. Come si comportano le forze dell'ordine? Come dovrebbe agire il Sindaco, il Ministro degli Interni?

Prendiamo atto che è nata la diplomazia della delegittimazione di Israele. 


Giovanni Quer


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