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Informazione Corretta Rassegna Stampa
24.02.2013 Gli arabi in Israele
Analisi di Mordechai Kedar

Testata: Informazione Corretta
Data: 24 febbraio 2013
Pagina: 1
Autore: Mordechai Kedar
Titolo: «Gli arabi in Israele»

Gli arabi in Israele 
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Sally Zahav, versione italiana di Yehudit Weisz)

 la Knesset                                 Mordechai Kedar

(Primo di una serie di articoli sugli arabi in Israele)

Il 20% della popolazione israeliana è composta da arabi, una parte della società che non condivide il sogno sionista, ma che gode di pari diritti.
Dei doveri ce ne occuperemo più avanti.
Questi aspetti, dal significato politico, rappresentano realtà diverse, una ebraica, l’altra araba. Ciò che vogliamo affrontare non è tanto quello che pensano gli ebrei, ma piuttosto quali sono le opinioni prevalenti all’interno del settore arabo. Come ci sono differenze di opinione all’interno del settore ebraico, ce ne sono altrettante in quello arabo, dove si confrontano atteggiamenti diversi e spesso contrastanti nei confronti della società ebraica, lo Stato e le istituzioni.

Iniziamo con una descrizione della popolazione araba in Israele. Per cominciare, in Israele non esiste un “settore arabo”, ma ci sono diverse popolazioni mediorientali, alcune delle quali non sono arabe, e che si differenziano l’una dall’altra per religione, cultura, origine etnica e processo storico; non costituiscono perciò un settore coeso. Per inciso, è discutibile se in Israele esista un coeso settore ebraico. Perciò, quando usiamo i termini “ settore arabo” e “ settore ebraico”, sarà solo per esigenze di chiarezza.

 Divisione etnica

 All’interno del settore arabo  esiste un certo numero di gruppi etnici diversi tra loro per lingua, storia e cultura: arabi, africani, armeni, circassi e bosniaci. Questi gruppi di solito non si mescolano tra loro, vivono in villaggi o in quartieri separati, dove predomina su tutti una famiglia. Ad esempio, i circassi di Israele discendono da tribu'che erano venute dal Caucaso per servire come ufficiali nell’esercito ottomano. Vivono oggi in due villaggi della Galilea, Kfar Kama e Reyhaniya, e nonostante siano musulmani, di solito non sposano arabi.
Gli africani sono originari principalmente dal Sudan. Alcuni di loro vivono in una grande comunità a Jisr al-Zarqa, altri vivono in gruppi familiari all’interno di insediamenti beduini nel sud. Sono chiamati “Abid”, parola araba che significa “schiavi”. I bosniaci vivono in gruppi familiari nei villaggi arabi, ad esempio, la famiglia Bushnak a Kfar Manda.
Gli armeni erano arrivati per sfuggire alle persecuzioni subite in Turchia ai tempi della prima guerra mondiale, che culminarono con il genocidio del 1915.

 La Cultura

In generale, si può dire che il settore arabo è diviso culturalmente in tre gruppi principali: urbano, rurale e beduino. Ognuno di questi gruppi ha le proprie caratteristiche culturali: stile di vita, rango in un determinato clan, istruzione, occupazione, livello di reddito, numero di figli e problemi legati alla condizione della donna, ad esempio la poligamia, età matrimoniale, matrimonio combinato, abbigliamento ecc.. Gli abitanti delle città - e in gran parte anche gli abitanti dei villaggi – considerano primitivi i beduini, mentre questi ultimi si considerano gli unici veri arabi, e ritengono gli abitanti dei villaggi e della città dei falsi arabi, che hanno perso il loro vero carattere originario.
La lingua araba esprime bene questo concetto: il significato della parola “Arab” è “beduino”, e alcune delle tribù beduine sono chiamate “arab”, per esempio “arab al-Heib” e “arab al-Shibli” nel Nord. I beduini del Negev si classificano in base al colore della loro pelle, “hamar” (rosso) e “sud” (nero); i beduini non darebbero mai una loro figlia in sposa a un uomo di pelle più scura.
Razzismo? Forse.
Nel Negev esiste un’altra divisione tra le tribù che hanno origine beduina e le tribù il cui sostentamento è l’agricoltura (Fellahin), dal rango sociale basso. Una tribù di grandi dimensioni ha una posizione più elevata rispetto a una tribù piccola.

 Religioni e Sette

Il settore arabo in Israele si divide in musulmani, cristiani, drusi e alawiti. I cristiani sono suddivisi per confessione in ortodossi, cattolici e protestanti, mentre tra i musulmani c’è la setta separata dei sufi, con una presenza significativa a Baqa al-Gharbiya. C’è anche un movimento salafita in Israele, di cui riparleremo in un prossimo articolo. Il movimento islamista è organizzato secondo le direttive dei Fratelli Musulmani. La religione dei drusi è diversa dall’islam, infatti  i musulmani considerano i drusi eretici. Per questa ragione, i drusi sono costretti a mantenere segreta tra loro la religione, per cui la maggior parte sono “juhal” (ignoranti in questioni religiose) e solo un piccolo numero di uomini anziani sono “aukal” (sapienti in materia di religione ). In epoca moderna sono stati pubblicati diversi libri sulla loro religione.
Gli alawiti in Israele vivono a Kfar Ghajar,  ai piedi del Monte Hermon, e al confine con il Libano. Anche loro sono considerati eretici nell’ambito dell’islam, essendo la loro religione un misto di islam sciita, cristianesimo orientale e antiche religioni che esistevano in Medio Oriente migliaia di anni fa.
La loro principale concentrazione si trova sulle montagne di al-Ansariya nel nord ovest della Siria, alcuni sono in Libano, altri verso sud, a Ghajar.
Il significato della parola Ghajar in arabo è “zingaro”, cioè nomadi stranieri con una diversa religione. In Siria gli alawiti hanno governato fin dal 1966. La famiglia Assad fa parte di questa setta eretica islamica, questo è il motivo per cui i musulmani si oppongono a che gli alawiti governino in Siria dal momento che secondo l’islam, non solo non hanno il diritto di governare, essendo una minoranza, ma c’è il serio dubbio che essi abbiano persino il diritto di vivere, in quanto adoratori di idoli.

 La migrazione verso Israele

 Alcune parti del settore arabo sono comunità che hanno vissuto nella terra che ora si chiama Stato di Israele [Nota del traduttore: d’ora in poi mi riferisco a questa zona come ''la Terra''] per centinaia di anni, ma in parte significativa sono figli di immigrati che giunsero in questa Terra nella prima metà del XX secolo, soprattutto dopo il 1882, quando fu fondata Petach Tikva.
A quel tempo molti vennero da terre vicine per lavorare nelle comunità agricole ebraiche. Molti erano immigrati ancora prima dall’Egitto, per sfuggire ai lavori forzati durante la costruzione del Canale di Suez.
Così erano venute in questa Terra le famiglie al-Masri, Masarwa e Fiumi, con nomi che, come molti altri,  testimoniano la loro origine egiziana.
Altre famiglie hanno nomi giordani (Zarkawi e Karaki, per esempio), dalla Siria (al-Hourani, Halabi), dal Libano (Surani, Sidawi, Trabulsi) e dall’Iraq (al-Iraqi).
Il dialetto arabo parlato dalla maggior parte dei beduini nel Negev è un dialetto saudita-giordano, per i loro legami familiari a tribù che vivono in Giordania,  abbandonate poi in seguito a faide di natura tribale, segnate da  episodi violenza.
Il collegamento tra le famiglie arabe in Israele con gruppi di paesi vicini non dovrebbe sorprendere, in quanto fino al 1948 i confini di Israele non erano definiti, e molti arabi del “Sham” (Grande Siria) si muovevano nella quasi totale libertà, a seguito dei loro greggi e per le opportunità scaturite dal lavoro in espansione.

La Tradizione contro la Modernità

La divisione tra prospettive tradizionali e moderne esiste in tutti quei gruppi nei quali vi è una distinzione tra chi è più legato alla tradizione e chi lo è meno. Tra i giovani, vi è una maggiore apertura e minore aderenza alle tradizioni. Questo è evidente tra i gruppi beduini, dove i giovani in maggioranza rifiutano le tradizioni degli anziani.
Anche l’istruzione svolge un ruolo importante nel mutato atteggiamento verso la tradizione, perché gli arabi di nuova generazione sono di solito meno legati alle tradizioni sociali e ai costumi del clan.
Inoltre tendono a spostarsi in zone più aperte come le città miste (Akko, Ramla e Lod) ma anche nelle città ebraiche, come Be’er Sheva, Karmiel, e Nazareth Alta), adottando un moderno stile di vita. Lo spostamento verso la città è collegato anche al cambiamento della fonte di sostentamento: prevalgono le professioni autonome, meno l’ agricoltura, un cambiamento che in parte era dovuto anche alla confisca delle terre di proprietari assenti dopo la guerra d’indipendenza.

 La divisione per genere

Come in ogni altra società, c’è tensione tra uomini e donne all’interno dei gruppi che compongono il settore arabo in Israele. La tensione esiste per questioni relative al genere, come i diritti delle donne allo studio, al lavoro, alla libera scelta di un compagno, alla libertà di comportamento e anche sul matrimonio e il numero dei figli. Tra gli uomini e le donne nei gruppi beduini  vi è diversità per le comunità che vivono nei villaggi e nelle città; tra i vari segmenti del settore arabo, a causa dei differenti rapporti con il settore ebraico, esistono diversità pern quanto riguarda l' istruzione e i rapporti economici.
Le differenze principali tra i settori arabo ed ebraico in Israele - al di là della linea di separazione religiosa che differenzia gli ebrei dai non ebrei -   esiste un’altra divisione di base che riguarda il loro approccio allo Stato.
Per la maggior parte dei gruppi del settore ebraico, lo Stato di Israele adempie a due ruoli: il primo è la raoppresentanza politica e governativa, che trae origine delle aspirazioni degli ebrei a tornare a essere se stessi, riconquistare l’indipendenza e la sovranità sulla Terra dei loro Padri, che erano state loro rubate dopo la distruzione del Secondo Tempio.

I simboli dello Stato sono ebraici, come ad esempio l’inno nazionale, che contiene le parole “l’anima ebraica anela”; la bandiera che rappresenta lo scialle di preghiera; lo Scudo di Davide e la menorah a sette braccia; la lingua ebraica è la lingua ufficiale dello Stato; durante le festività ebraiche, le istituzioni governative sono chiuse, e quindi lo Stato esprime la propria natura ebraica.
 Il secondo ruolo dello Stato di Israele agli occhi della maggior parte degli ebrei è funzionale: fornire ai cittadini sicurezza, occupazione, mezzi di sussistenza, salute, istruzione, infrastrutture e servizi sociali.

Per il settore arabo, il primo ruolo non esiste, lo Stato di Israele non è l’incarnazione dei loro sogni nazionali e politici. L’inno nazionale non è il loro inno, i simboli dello Stato non sono i loro simboli, e il nostro Giorno dell’Indipendenza è la loro “Nakba” (catastrofe).
Anche il secondo ruolo, quello funzionale, è solo parzialmente attuato da parte dello Stato in materia di istruzione, pianificazione, strade e infrastrutture. Si può discutere sulle cause e sulle ragioni, ma i fatti sono chiari: qual è il numero dei membri arabi dei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche? Quanti sono i giudici arabi nell’Alta Corte? Qual è la percentuale di arabi nel personale accademico delle università?
D’altra parte, non si può neppure ignorare il fenomeno della “discriminazione opposta”: le leggi di progettazione e costruzione, che sono osservate quasi completamente nel settore ebraico, sono osservate con enorme lassismo nel settore arabo, in particolare dai beduini nel Negev. Quante migliaia di edifici sono stati costruiti nel Negev, senza permessi su terreni che non appartenevano ai beduini? Come è possibile che non ci siano marciapiedi a Um al-Fahm e la distanza tra gli edifici è piu' o meno la larghezza di una vettura?
Un altro esempio di discriminazione alla rovescia esiste nel settore del matrimonio: se un ebreo vuole sposare una donna prima di aver completato il processo di divorzio dalla moglie attuale si troverà dietro le sbarre, come è successo al famoso cantante Mati Kaspi.
Ma se un arabo sposa una seconda moglie, terza o quarta, lo Stato paga per i bambini un assegno mensile per ogni moglie senza fare troppe domande.
Un altro caso di discriminazione a favore degli arabi esiste nel settore abitativo: nel settore ebraico circa il 90% risiede in condomini e  solo il 10% circa vive in case private.
Nel settore arabo il quadro è il contrario: più del 90% vive in case private, e meno del 10% vive in condomini. Ma la caratteristica che più accomuna il settore arabo in Israele è la società in cui vive. Tutti gli arabi del mondo vivono o sotto dittatura nella loro patria, o sotto altre dittature negli stati della diaspora. Non c’è quasi comunità araba al mondo che viva nella propria terra in uno stato veramente democratico.
I cittadini arabi di Israele sono l’unico gruppo arabo che vive sulla propria terra ( senza contare le terre da cui hanno avuto origine) in un regime democratico che onora i diritti umani e le libertà politiche.
Questa è la ragione per cui gli arabi fuori da Israele invidiano i cittadini arabi di Israele e li chiamano “arab al-Zibda”, o “panna montata araba”.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi. Link: http://eightstatesolution.com/ Collabora con Informazione Corretta.


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