martedi` 28 giugno 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Studioso islamico Usa: parole di odio contro Israele (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Informazione Corretta Rassegna Stampa
12.06.2012 Le sofferenze dell'Africa - I peccati dell'Europa - Le colpe attribuite a Israele
analisi di Mordechai Kedar

Testata: Informazione Corretta
Data: 12 giugno 2012
Pagina: 1
Autore: Mordechai Kedar
Titolo: «Le sofferenze dell’Africa- I peccati dell’Europa – Le colpe attribuite a Israele»

Le sofferenze dell’Africa- I peccati dell’Europa – Le colpe attribuite a Israele
di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Sally Zahav, versione dall’inglese a cura  di Yehudit Weisz)


Mordechai Kedar, immigrati clandestini

Gli africani che entrano illegalmente in Israele per trovare lavoro, sono soltanto una minima parte  del problema globale degli emigranti africani in cerca di una nuova terra che permetta loro di vivere, anche se con reddito e standard di vita minimi, perchè ciò che li spinge è la sopravvivenza. La loro condizione di povertà in Israele, in Europa, in Nord e Sud America e in Asia, è il problema: come è stato possibile che un intero continente dove vivono un miliardo di persone, circa un quinto della popolazione mondiale, sia arrivato a tanto e perchè, e come mai tra i 61 stati e entità che lo compongono, nemmeno uno sia riuscito ad offrire sicurezza, istruzione, salute e benessere ai suoi cittadini a un livello ragionevole. Come è potuto accadere che un intero continente sia stato dilaniato da guerre senza fine, stermini di massa che sono costati milioni di vite, carestie terribili, che ancora oggi sono la causa del perchè molti  vogliono  solo fuggire.

L’unica risposta a tutte queste domande è è in questa parola: Europa.

O più precisamente l’avida cupidigia degli europei nei secoli scorsi che si espresse nella colonizzazione, il modo in cui gli europei si misero in relazione con gli africani quando li governarono e il modo in cui lasciarono l’Africa, abbandonandoli alle loro sofferenze.

Dobbiamo ricordare che in Africa non ci sono mai stati “popoli ” nel senso europeo del termine: c’erano delle tribù. Questi gruppi a base familiare, nel corso delle generazioni crebbero e si scissero dando origine a nuove tribù, ma tuttii rimasero sempre fedeli alla cultura tribale. Per tradizione, ogni tribù ha una propria religione, lingua, costumi, leggi, modi di vestire, norme di comportamento, aree di residenza, fonti di sostentamento e interessi economici distinti, nei quali ogni membro della tribù si riconosce. Per difendere sè stessi e le loro fonti di sostentamento, i membri della tribù avevano costituito gruppi di combattenti, senza i quali sarebbe stato estremamente difficile sopravvivere. Per migliaia di anni le tribù africane hanno vissuto in questo modo indisturbate, in costante equilibrio tra popolo e natura, tra tribù e altri vicini, tra la gente e le sue credenze.

La conquista europea e la colonizzazione, iniziate nella seconda metà del XV° secolo, arrecarono continui disastri alle tribù dell’Africa: i colonialisti videro il continente nero come fonte di materie prime per l’industria europea - oro, argento, rame, ferro, zinco, alluminio, diamanti, gomma, legno e, più tardi, il petrolio. Ma la cosa peggiore fu aver visto l’africano come uno schiavo, una fonte di lavoro a basso prezzo, la cui vita aveva valore solo in quanto poteva essere utilizzato come fonte di lavoro a basso prezzo. L’esempio più evidente di tutto questo è stato il comportamento di Re Leopoldo II, re del Belgio (1835-1909) che, come uno Zar, governò il Congo  dal 1884 al 1908 e che considerò il Congo, e tutto ciò che vi era, come sua proprietà privata. Aveva usato gli abitanti del Congo come schiavi nelle sue miniere e nell’industria della gomma, nelle quali un terzo di chi vi lavorava  trovò la morte. Gli schiavi che non potevano soddisfare le quote di produzione che erano state loro richieste, venivano puniti con l’amputazione di una mano. Gli uomini furono costretti ai lavori forzati, le famiglie furono distrutte e intere tribù spazzate via dalla carestia. Gli africani erano considerati meno degli animali, e le ricchezze che il re aveva rubato alle terre del Congo erano servite per le grandi costruzioni in Belgio. Molti palazzi lussuosi costruiti in Belgio in quegli anni furono il risultato della sua politica, il che gli valse dure critiche da altri paesi.

Tra il XVI ° ed il XIX ° secolo, milioni di africani sono stati catturati da mercanti di schiavi europei, arabi e locali, e venduti in schiavitù, soprattutto in Sud e Nord America. Circa un sesto degli schiavi non era sopravvissuto al viaggio in nave, principalmente a causa delle misere condizioni alimentari e sanitarie in quelle prigioni galleggianti. Cacciatori di schiavi avevano eseguito sulle tribù dell'Africa Occidentale una catena infinita di atti di rappresaglia a causa della loro collaborazione con i mercanti di schiavi.

I paesi colonialisti europei in una conferenza a Berlino nel 1884, avevano segnato i confini dell’Africa seguendo il criterio della  “divisione del bottino”, e si erano arricchiti con le materie prime e gli schiavi che venivano deportati dall’Africa. Una parte non trascurabile della ricchezza europea di oggi è un risultato diretto di questo atto - la più grande rapina della storia dell'umanità.

Gli Stati falliti

Durante il XIX° e il XX° secolo, il colonialismo si allontanò poco a poco dall’Africa, lasciando dietro di sé Stati i cui confini erano stati dettati dagli interessi del colonialismo, non definiti da una divisione naturale dei popoli  africani. I confini avevano incluso molti gruppi diversi  e spesso in conflitto tra loro e, in alcuni casi, delle tribù sono state unite ad altre . Questa situazione ha creato Stati con popolazioni in conflitto tra loro, e la maggior parte venne governata, e lo è tuttora, dal gruppo più forte che aveva preso il controllo di tutto il paese. La tribù che ha il controllo “compra” la lealtà delle altre tribù con accordi politici e benefici economici, un fenomeno che crea una grande corruzione nel governo.

L’economia dello Stato standard africano è controllata dal regime, che distribuisce la ricchezza dello stato secondo i propri interessi politici. Questa situazione fa sì che i gruppi che non sono all'interno della cerchia del regime vengano emarginati, con la conseguenza di dar vita  ad un sistema educativo di basso livello. Come risultato, queste popolazioni sono condannate a restare marginali  in termini di formazione professionale  -  possono essere anche  milioni di persone – costrette  a una vita di povertà e disoccupazione perché la loro zona è scarsamente sviluppata rispetto a quei settori dello stato che sono  favoriti dal regime.

La frammentazione interna degli Stati, tra maggioranze e opposizioni, crea tensione fra le tribù,  che accresce le divisioni  già preesistenti da generazioni. Ne conseguono conflitti tribali che degradano spesso in guerre civili. Gli esempi sono molti: il Biafra, che alla fine degli anni '60 si separò dalla Nigeria, dopo lunghe guerre per l'indipendenza, che hanno lasciato centinaia di migliaia di vittime sia in guerra che per le carestie; il Ruanda negli anni Novanta era stata un’arena di terribili massacri tra le tribù Hutu e Tutsi; la Seconda guerra del Congo (1998-2003) causò la morte  di più di cinque milioni di persone; sotto il regime di Idi Amin,  l’Uganda fu teatro di stragi di massa; recentemente Charles Taylor, ex dittatore della Liberia, è stato incriminato per crimini contro l'umanità, vale a dire contro i suoi stessi cittadini; la Somalia sta vivendo una situazione continua di guerre tribali che, ad oggi, è costata la vita a decine di migliaia di persone;  la mancanza di un governo è responsabile del fenomeno della pirateria nell’Oceano Indiano;  in Sudan, per 60 anni si sono susseguite guerre sanguinose tra il mondo arabo-islamico al governo e settori  cristiano-animisti del Sud, che nell’ultimo anno hanno ottenuto l’indipendenza; negli ultimi dieci anni  il governo del Sudan ha massacrato centinaia di migliaia di persone nel territorio del Darfur,  nella parte occidentale dello stato; in Kenya, tra le diverse tribù, avvengono sanguinose sommosse nelle strade ogni volta che ci sono le elezioni.
Questi conflitti nascono esclusivamente per la situazione demografica degli Stati africani, ciascuno dei quali è una combinazione di gruppi diversi ostili tra loro, senza alcun elemento unificante. La struttura di uno stato moderno – rappresentata dalle istituzioni, da una bandiera, un inno e dai simboli della sovranità - ha fallito nel compito più importante, quello di entrare nel cuore della gente e di sostituire la tradizionale fedeltà alla tribù, con una nuova fedeltà allo Stato. Le differenze tra le tribù possono essere anche individuate dall’aspetto esteriore - altezza, colore, forme somatiche - così come dal livello d’istruzione e sviluppo.

In Nigeria, la popolazione si divide tra le tribù che vivono nei territori  in cui vi sono giacimenti di petrolio, in cui  viene estratto o  trasportato, e le tribù stanziate in zone che ne sono prive. Le prime difendono i propri interessi con le armi, e lo stato acquista la loro fedeltà solo a un prezzo elevato. Tuttavia, succede che alcune tribù sabotano le condutture per rubare e vendere il petrolio, con atti di sabotaggio che provocano incendi ed esplosioni, con centinaia di morti e feriti. In Sudan, il petrolio è la ragione della guerra dei mesi scorsi, tra lo stato del Sudan, con capitale Khartoum, e il nuovo Stato, Sudan del Sud, con capitale Juba. E’ da questo stato traballante che provengono molti dei clandestini entrati in Israele.

L'influenza dell'Islam

Gli Stati del deserto del Sahara in Nord Africa - Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco - sono tutti musulmani;  anche gli stati del sud del Sahara - Ciad, Mali, Niger, Tanzania, Somalia, Eritrea, Kenya e Nigeria - sono a maggioranza, o in gran parte, musulmana. In questi Stati, oltre alle guerre tribali, esiste un alto grado di tensione religiosa, perché i musulmani si considerano credenti della vera religione (“din al-Haq”), mentre gli altri, cristiani e pagani, sono ritenuti infedeli che aderiscono ad una falsa religione (“din al-Batal”).

Nel corso degli ultimi venti anni, in alcuni di questi Stati sono scoppiate guerre tra la legge islamica (Shari’a) e il diritto civile; le aree del nord della Nigeria, quelle musulmane, dove vivono decine di milioni di persone, sono governate oggi secondo la legge islamica. Questo è il risultato diretto della penetrazione islamica wahhabita tramite i propagandisti che sono stati istruiti e finanziati dall’  Arabia Saudita. Le lotte che si sviluppano in queste aree derivano dall’esistenza e dall’attività di luoghi di culto non-musulmani, scuole moderne, rivendite di vino e altre bevande alcoliche, nonché dallo status delle donne e la loro presenza nella sfera pubblica. Nei paesi africani islamici, sono attive organizzazioni islamiche estremiste che hanno adottato il nome generico, o l’etichetta, di “al-Qaeda”. I processi di radicalizzazione religiosa che le società africane musulmane stanno subendo, sono descritti in un articolo che abbiamo pubblicato qui alcune settimane fa.

Questa situazione ha versato olio sul fuoco della rivalità tradizionale tra le tribù, che ora si combattono una contro l’altra a causa della religione, oltre ai motivi sopra descritti. Il quadro civile del paese risulta così  indebolito, mentre  ampi settori della popolazione sono diventati economicamente, socialmente e politicamente emarginati.

L'Esodo

Gli eterni conflitti negli Stati africani sono alla base della mancanza di beni di prima necessità, per la gente cerca  ogni modo per salvarsi dalla disastrosa  situazione economica e sociale e dall’oppressione politica e religiosa. Molti milioni di africani sono in cammino verso il mondo sviluppato, al fine di trovare una vita nuova, pacifica e dignitosa. Milioni di persone hanno passato e continuano a passare attraverso il deserto del Sahara settentrionale, in un viaggio che per molti di loro finirà nel deserto con gli avvoltoi che si aggireranno sulle  carcasse dei loro cadaveri.

Alcuni  arrivano agli Stati del Nord Africa (Marocco, Algeria, Libia e Tunisia) e da lì viaggiano verso l’Europa a bordo di navi attraverso il Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico. A volte una nave affonda, e i suoi passeggeri diventano cibo per gli squali. Altri entrano in una delle due enclaves spagnole - Sveta e Melia - situate sulla riva settentrionale del Marocco e da lì alcuni  vengono accolti in Spagna,  altri sono rimandati a morire nel Sahara. Alcuni di coloro che raggiungono l’Egitto continueranno il cammino verso Israele attraverso il Sinai, e se i beduini non li uccidono sulla strada per asportare loro organi per i trapianti, giungono - alla fine di un percorso di continue torture e umiliazioni - al confine con Israele .

Il fenomeno dell’emigrazione di questi poveri e  disgraziati  africani ha commosso  l’Europa, che con un gesto di rimorso per quello che era stato fatto in Africa, ha redatto una convenzione internazionale che richiede agli Stati europei di trattare i rifugiati in modo civile. Il punto saliente della convenzione è che a un paese sviluppato è vietato il rimpatrio di una persona in uno Stato dove la sua vita sarebbe in pericolo. Questa regola vale per la grande maggioranza degli africani che sono arrivati ​​illegalmente in Europa, di conseguenza non esiste un modo legale per rimandare in Africa un gran numero d’immigrati giunti in Europa clandestinamente. L’Europa ha rovinato le loro vite in Africa, e ora essi si muovono in massa verso l’Europa, rendendo il suo carattere europeo irriconoscibile. Questa è la dolce vendetta della storia.

La Conferenza mondiale dell'ONU contro il razzismo - Durban 2001

Verso la fine del precedente millennio, alcuni intellettuali africani avevano avanzato la richiesta che l’Europa  risarcisse i danni arrecati alle popolazioni africane per centinaia di anni di sfruttamento economico, omicidi di massa nelle miniere e nei campi, il commercio degli schiavi e l’aver creato stati fallimentari. Gli importi che sono stati menzionati a questo proposito erano di centinaia di miliardi, e il solo fatto di aver sollevato la questione suscitò grande preoccupazione  nei governi europei. Essi sapevano che il discorso post-coloniale, che si era sviluppato nell’ultima generazione in Europa, avrebbe dato origine a un ampio sostegno etico per la richiesta africana.

Per introdurre la richiesta nell’agenda internazionale, gli Stati africani decisero di convocare una conferenza contro il razzismo, che condannasse il razzismo di oggi e di ieri, e che avrebbe dovuto accollare agli Stati europei la responsabilità per il modo razzista con cui si erano messi in relazione con i popoli africani nel secolo precedente. Tale responsabilità sarebbe stata la base per la richiesta del risarcimento. Questa conferenza si tenne a Durban, in Sud Africa nel settembre del 2001.

I politici e i personaggi pubblici europei, che non avevano voluto riaprire le ferite del passato e  mettersi di fronte allo specchio della storia che avrebbe rivelato la loro grande ricchezza derivante dall’Africa e la loro mancanza di responsabilità morale , cercarono un capro espiatorio su cui  scaricare tutti i crimini del passato colonialismo. Insieme con gli arabi (discendenti dei mercanti di schiavi), fu trovata la vittima sacrificale: Israele. Il loro incontro preparatorio, che si tenne a Teheran (nota roccaforte dei diritti umani…), aveva stabilito che (1) Israele è un paese di apartheid e, pertanto, si deve imporre il suo boicottaggio e condannare i paesi che lo sostengono. (2) Israele è un paese occupante, e l’occupazione è un crimine contro l’umanità e mette in pericolo la pace nel mondo. (3) Il sionismo è razzismo. (4) Lo Stato di Israele viola i diritti umani dei palestinesi. (5) Israele compie genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, e quindi è necessario combatterlo con una lotta armata. (6) Non c’è stato un solo olocausto. Facendo riferimento a più olocausti si voleva dimostrare che il popolo ebraico non è stato l’unico a subire questo destino; si è fatto riferimento alle catastrofi che si sono verificate su altri popoli del mondo, come la schiavitù dei neri in Africa o all’ “olocausto” che Israele compie contro i palestinesi . (7) Lo Stato di Israele è stato concepito nel crimine, perché è stato creato attraverso la pulizia etnica degli arabi in quella zona.

Un attacco anti-Israele era prevalso nel corso dei colloqui sui diritti umani, tanto che la maggior parte delle decisioni della Conferenza sui Diritti Umani dell’ONU ebbero per soggetto Israele, ignorando, parzialmente o totalmente, le grossolane violazioni dei diritti umani che avvengono in molti paesi del mondo, dalla Cina alla Russia, dal Myanmar al Venezuela, per non parlare dell’Iran e dei paesi arabi. Solo i massacri arabi di massa durante l’anno scorso, hanno richiamato l’attenzione di questo consiglio, solo però per  promuovere alcune tiepide dichiarazioni sulla situazione dei diritti umani nel mondo arabo.

La Conferenza di Durban, che era originariamente destinata ad affrontare i mali del razzismo europeo e i danni che l’Europa avrebbe dovuto pagare all’Africa, è stata dirottata dagli arabi con il beneplacito europeo, al fine di rappresentare Israele come l’ultimo paese colonialista rimasto al  mondo, sul quale riversare la responsabilità per tutti i peccati del colonialismo europeo. La Conferenza di Durban e il mondo hanno “dimenticato” che la Gran Bretagna governa ancora molte colonie, alcune delle quali sono a migliaia di chilometri di distanza. Le isole dell’Oceano Atlantico: le Falklands, Corex, Caicos Islands, Georgia del Sud, Isole Sandwich, Ascension Island, Saint Helena, Tristan da Cunha, Montserrat, Isole Cayman, Isole Vergini e Bermuda. Nell’Oceano Indiano: Diego Garcia, da dove gli aerei americani e britannici partivano per bombardare l’Iraq. Nel Pacifico, a Pitcairn; anche in Europa, a Gibilterra e a Cipro, la Gran Bretagna mantiene ancora colonie.

Anche la Francia mantiene le sue colonie a migliaia di chilometri di distanza: Guadalupa, Réunion, Guyana Francese, Butte, Polinesia francese, Saint Barthelemy, Saint Pierre e Miquelon, Wallis e Futuna, Nuova Caledonia e Hadley. Vi sono alcuni che affermano che il dominio francese nella Corsica è un’occupazione straniera. Chi nel mondo ha ricordato questo colonialismo francese che dura ancora oggi? Ed è ancora lunga la lista delle colonie che ancora rimangono sotto il dominio dei paesi europei.

Il colonialismo europeo è vivo e vegeto, e continua a rovinare il tessuto della vita in Africa e in molti altri luoghi. All’Europa serve Israele come capro espiatorio, sulla cui testa si possono accumulare gli sporchi peccati del ripugnante razzismo europeo che si sono accumulati nel corso di centinaia di anni. Paradossalmente,  Israele deve affrontare oggi il difficile problema degli infiltrati provenienti dall’Africa, e deve risolvere questo grave problema umanitario secondo le regole stabilite… dall’Europa.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
Link:  
http://eightstatesolution.com/
Collabora con Informazione Corretta.

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT