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Avvenire Rassegna Stampa
06.03.2022 Zelensky ha già stravinto la 'battaglia mediatica'
Cronache di Giorgio Ferrari, Marta Ottaviani

Testata: Avvenire
Data: 06 marzo 2022
Pagina: 7
Autore: Giorgio Ferrari - Marta Ottaviani
Titolo: «Zelensky ha già stravinto la 'battaglia mediatica' - Putin adesso è più solo e chi può fugge: 'Le sanzioni, dichiarazione di guerra'»
Riprendiamo oggi, 06/03/2022, da AVVENIRE, a pag.7, con il titolo "Zelensky ha già stravinto la 'battaglia mediatica' ", il commento di Giorgio Ferrari; con il titolo "Putin adesso è più solo e chi può fugge: 'Le sanzioni, dichiarazione di guerra' ", la cronaca di Marta Ottaviani.

Ecco gli articoli:

"Zelensky ha già stravinto la 'battaglia mediatica' "

Quest'infinita triste commedia
Giorgio Ferrari

I mercenari della Wagner — la rinomata agenzia di contractors russi senza insegne e senza nome che hanno fatto la loro prima comparsa in Crimea nel 2014 e successivamente si sono visti in Siria, in Etiopia e soprattutto in Libia — lo stanno braccando da giorni. Ma Volodymyr Zelensky è finora riuscito a mettersi in salvo prima che gli "omini verdi" e le forze speciali cecene —una sorta di Brigata Gurka dai modi spietati che per antonomasia non fa mai prigionieri — potessero eliminarlo. Pura fortuna? Certamente no. Troppe coincidenze, nonostante l'eccellente copertura del suo apparato di sicurezza che solo due giorni ha fa eliminato un commando ceceno nel cuore di Kiev. E nemmeno troppo convincente è l'ipotesi ventilata a Londra che il presidente ucraino sia stato tempestivamente informato dei possibili attentati da membri dissidenti del Gru (il servizio di intelligence delle forze armate fondato da Lenin). Resta il fatto che finora il presidente è sempre stato un passo avanti rispetto a chi gli dà la caccia. Così come troppo puntuale e mediaticamente efficace è il rapporto di Zelensky coni leader di tutto il mondo tramite i social network e la televisione, quasi vi fosse un'accurata e sapiente regia mediatica dei suoi interventi e delle sue parole. Zelensky ha un grande amico dietro le quinte della guerra. Un amico silenzioso e finora poco esposto, in grado però di accudirlo, informarlo e nei limiti del possibile di proteggerlo. Inutile nascondersi dietro un dito: per scovarlo basta avere un assaggio dei malumori che si respirano aWashington. Perché questa volta non è l'«amico americano» del film di Wim Wenders a spalleggiare Zelensky, ma quello israeliano. Come Naftali Bennett, premier in carica da meno di un anno, ex maggiore della Sayeret Matkal (le forze speciali dell'esercito israeliano) e leader della Nuova Destra. II cui prolungato riserbo attorno alla tragedia che si sta svolgendo in Ucraina oltre ad irritare la Casa Bianca («Ma da che parte stanno a Gerusalemme? — si chiedono ripetutamente—: tutti noi stiamo fornendo armi a IGev, Israele soltanto medicine e kit di sopravvivenza») lascia intravvedere due cose: la non sopita ambizione di Bennett di porsi come mediatore del conflitto (ripetuti colloqui telefonici con Putin regolarmente seguiti da quelli con Zelensky, che già all'inizio dell'invasione gli aveva chiesto di assumersi tale compito e che ieri si sono concretizzati con una visita a sorpresa al Cremlino a Putin, durante lo shabbat) e insieme la difficoltà di conciliare le due sponde del mondo ebraico, quella russa e quella ucraina, due comunità che Bennett è chiamato a tutelare e che in questo momento appartengono a due Paesi in guerra. Cui si affianca la folta comunità ebraica americana, che per un terzo abbondante approvò le scelte di Trump — compresa la mai celata simpatia per la Russia di Putin — e tuttora considera poco convincenti le scelte di Joe Biden. Né dobbiamo scordarci il delicato equilibrio fra Israele e la Russia nel quadrante mediorientale: Mosca sorveglia i cieli siriani, ma lascia che l'aviazione di Israele intervenga violando lo spazio aereo di Damasco nelle operazioni contro gli hezbollah e i pasdaran iraniani. Ma il vero obbiettivo dell'«amico israeliano» non è solo quello di proteggere Zelensky e non inimicarsi la Russia. In realtà Israele guarda alla Cina. Attenta a certe sue caute ma significative ammissioni. Come le recenti parole dell'ambasciatore di Pechino all'Onu Zhang Jun: «La situazione si è evoluta a un punto che la Cina non desidera vedere. Non è nell'interesse di nessuna delle part». Sotto traccia, nella Città Proibita ci si domanda se sia ancora saggio mantenere quell'appoggio incondizionato a Mosca del quale Putin si fa vanto. Nessuno finora si espone. Ma Pechino sta lentamente frenando. La follia di Putin, che comunque vadano le cose d'ora in poi sarà un leader bandito dalla comunità internazionale, alla Cina non conviene. E nemmeno a Israele.

"Putin adesso è più solo e chi può fugge: 'Le sanzioni, dichiarazione di guerra' "

Risultati immagini per marta ottaviani
Marta Ottaviani

Chi può scappa, chi non può resta, e si prepara al peggio. E poi c'è Mosca, costantemente impegnata a filtrare la sua versione dei fatti. II presidente russo Vladimir Putin va avanti con la sua offensiva, anche verbale. Ieri il numero uno del Cremlino è tomato a ribadire che le sanzioni contro la Russia sono una «dichiarazione di guerra» e che chi imporrà la no-fly zone sull'Ucraina dovrà ritenersi «coinvolto con una partecipazione diretta al conflitto armato». C'è, però, l'ormai consueta abitudine di ribaltare la realtà. Secondo Putin, la colpa sarebbe della dirigenza ucraina, che non comprende le preoccupazioni di Mosca sulla possibile presenza di armi nucleari oltre confine. Con Kiev che, sempre secondo lo zar, così facendo metterebbe in discussione la sua esistenza come Stato. Ieri a Mosca è arrivato il premier israeliano Naftali Bennett il primo leader occidentale a vedere Putin dopo l'invasione. È partito di mattina, quand'era ancora Shabbat un elemento che dice molto della gravità del momento, visto che nell'ebraismo è possibile non rispettare un precetto solo se è in pericolo la vita umana. Nei giorni scorsi il premier aveva sentito due volte Putin al telefono. E per due volte aveva parlato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha chiesto a Bennett di intervenire con maggiore incisività nella crisi. Israele è stato indicato dal leader ucraino (che è ebreo) come uno dei più credibili mediatori visti i buoni rapporti intrattenuti dallo Stato ebraico sia con Mosca che con Kiev. Bennett aveva spiegato di essere al lavoro, ma che un intervento tanto delicato richiedeva tempo e discrezione. II fatto che ora abbia rotto gli indugi, impegnandosi con un colloquio al Cremlino che è durato tre ore, e che ha toccato anche il tema del negoziato sul nucleare iraniano, volando subito dopo sulla Germania per vedere il cancelliere tedesco Olaf Scholz, può indicare l'inizio di un'importante svolta. Importante anche per Putin, che non sta certo navigando in acque tranquille al Cremlino. La Russia è completamente isolata, economicamente, finanziariamente e da venerdì sera anche per quanto riguarda i social network. La stampa indipendente è stata silenziata misura «necessaria» per «combattere una guerra dell'informazione senza precedenti ingaggiata contro la Russia», è stato spiegato. Nei fatti, il Paese è stretto in una morsa. Chi ha i requisiti e le disponibilità economiche tenta la fuga. Molti lo hanno fatto nei giorni scorsi, quando le compagnie aeree collegavano ancora Mosca e San Pietroburgo e le altre località russe alle principali città europee, ma non prima di subire interrogatori serrati da parte delle autorità negli aeroporti. Ma da oggi Aeroflot, la compagnia di bandiera russa, in risposta alle sanzioni e agli arrivi annullati da tutto il mondo, ha cancellato tutti i voli internazionali, a eccezione di quelli verso la Bielorussia. E dall'8 marzo il divieto verrà esteso anche a quelli in arrivo verso il Paese, per dire la verità davvero pochi. Chi resta è in trappola. Si cercano altri modi per lasciare il Paese. Nelle ultime ore i treni verso la Finlandia sono stati presi d'assalto. La linea verso Helsinki rimane l'ultimo, sottile, collegamento con l'Europa. I vagoni sono prenotati e pieni zeppi per la prossima settimana. Ma la porta non è aperta per tutti: per passare il confine bisogna provare di essere cittadini finlandesi o russi, ma soprattutto, bisogna mostrare un certificato vaccinale, ma l'immunizzazione deve essere stata raggiunta con i vaccini riconosciuti all'interno dell'Unione Europea. E questo complica parecchio le cose perché i russi generalmente non amano vaccinarsi e se lo fanno viene impiegato il vaccino nazionale Sputnik o gli altri due sempre di produzione autoctona.

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