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Avvenire Rassegna Stampa
27.01.2022 27 gennaio: le parole di Edith Bruck
Analisi di Fiammetta Martegani

Testata: Avvenire
Data: 27 gennaio 2022
Pagina: 13
Autore: Fiammetta Martegani
Titolo: «Edith Bruck: per me è una memoria quotidiana»
Riprendiamo da AVVENIRE di oggi, 27/01/2022, a pag.13 con il titolo 'Edith Bruck: per me è una memoria quotidiana' l'analisi di Fiammetta Martegani.

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Fiammetta Martegani

Edith Bruck: «Nell'orrore di Auschwitz ho capito cos'è l'uomo, nel male e  nel bene»
Edith Bruck

Per me il 27 gennaio è tutti i giorni: da Auschwitz non si esce, resta con te tutta la vita». Questo uno dei momenti del videomessaggio che la scrittrice Edith Bruck, superstite alla Shoah, ha consegnato ieri alla comunità italiana in Israele, in occasione del Giorno della Memoria, attraverso il canale YouTube dell'Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv, promotore dell'iniziativa con l'Ambasciata d'Italia nello Stato ebraico, Paese in cui vivono 165.800 sopravvissuti. «E fondamentale coltivare la memoria dell'immane tragedia come monito», ha quindi ribadito l'ambasciatore Sergio Barbanti—che oggi sarà allo Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme, assieme ai rappresentanti della comunità italiana — per ravvivare la fiamma perenne, in ricordo dei 6 milioni di ebrei uccisi dal nazismo e per deporre una corona di fiori per i morti nei campi». «Che questo sia esempio — ha sottolineato Barbanti — di come lo spirito umano può essere più forte di qualsiasi male, come testimonia il lavoro di Edith Bruck». Nata a Tiszabercel, in Ungheria, nel 1931, sopravvissuta alla deportazione nei campi di concentramento di Auschwitz, Dachau e Bergen Belsen, Bruck vive in Italia da11954 e ha trascorso gran parte della vita a raccontare la sua storia personale attraverso la scrittura, e portando la propria testimonianza nelle scuole e nelle università. «E un'esperienza che va raccontata nelle aule, dove si impara, poco e male, la storia del Novecento», ha sottolineato Edith Bruck. Anche per questo è fondamentale la trasmissione della memoria alle generazioni future: «Essere ascoltati è molto importante, perché dopo la guerra non siamo stati accolti, e nessuno voleva sentire. I giovani, ora, devono farsi testimoni».

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