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Avvenire Rassegna Stampa
16.11.2021 Da Modena a Torino, tutti i deliri No vax
Breve di Avvenire, cronaca di Andrea Zaghi

Testata: Avvenire
Data: 16 novembre 2021
Pagina: 6
Autore: Andrea Zaghi
Titolo: «Modena: delirio no-vax all'opera su Primo Levi - Anarchici, no Tav: il caso di Torino»

Riprendiamo da AVVENIRE di oggi, 16/11/2021, a pag. 6, la breve "Modena: delirio no-vax all'opera su Primo Levi"; con il titolo "Anarchici, no Tav: il caso di Torino", la cronaca di Andrea Zaghi.

Ecco gli articoli:

"Modena: delirio no-vax all'opera su Primo Levi"

Se questo è un uomo • 8 - 20ott 2019 • Teatro Franco Parenti • Milano
Valter Malosti in una scena dello spettacolo


Nel giorno in cui il regista Valter Malosti portava sul palco del teatro Storchi di Modena il testo di Primo Levi Se questo è un uomo, due no-vax si sono presentati all'ingresso, dove venivano controllati i Green pass, distribuendo volantini in cui si paragonava l'Italia di oggi alla Germania nazista, scandendo poi frasi di questo tenore: «Voi siete come in un campo di concentramento. Non vi rendete conto che la situazione in Italia è uguale a quella lamentata da Primo Levi?". Scene, domenica pomeriggio, che hanno ricordato la sfilata dei no-Green pass di Novara vestiti come deportati nei lager nazisti. L'iniziativa dei due no-vax, a Modena, ha scatenato le proteste degli spettatori. Prima dell'arrivo dei carabinieri i contestatori sono anche riusciti a entrare nell'atrio del teatro continuando a sbeffeggiare chi esibiva il Qr code del certificato verde, paragonandoli alla tragedia vissuta da Levi, che peraltro prima di essere deportato ad Auschwitz, nel gennaio 1944 fu prigioniero nel campo di transito di Fossoli, vicino a Modena. Uno dei due protagonisti del blitz no-vax è un 44enne modenese già noto alle forze dell'ordine. Oltre ad aver compiuto azioni dimostrative simili all'interno di scuole, procura, bar e negozi, l'uomo è finito sui giornali nei mesi scorsi per aver consegnato, insieme a un altro no-vax, un pacco contenente pannolini sporchi e la scritta "Free Covid" al governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini, suonando direttamente alla porta dell'abitazione di quest'ultimo. Su di lui sono due i fascicoli aperti dalla procura di Modena.

Andrea Zaghi: "Anarchici, no Tav: il caso di Torino"

La Digos segnala alla procura i promotori dei cortei no-vax a Torino |  Globalist

“Fuciliamoli», «gambizziamoli», «impicchiamoli». Violenza (verbale per ora) allo stato puro. Sentore di vicende già viste: la ricerca casa per casa, il processo sommario, il trascinatore di popolo, la piazza che segue e acclama. Farneticazioni e deliri che corrono in Rete. E che non possono essere attribuiti a una sola componente del vasto e variegato mondo dell'eversione e degli agitatori di professione. Ma è una brutta aria quella che si respira in alcune piazze d'Italia. A guardare la cronaca di queste ore, potrebbe comunque non Anarchici, no Tav Il caso di Torino essere un caso che l'operazione "Basta dittatura" sia iniziata da indagini della Procura della Repubblica di Torino. Qui, il movimento no-vax e no-Green pass ha trovato un buon terreno dove crescere. Così come, per altri versi, lo ha trovato dall'altra parte del nord Italia, a Trieste. Sabato scorso a Torino, è il parere di chi tra le forze dell'ordine segue quanto sta accadendo, c'erano soggetti storicamente legati al mondo anarchico, ma anche una delegazione proveniente dalla Val Susa, sempre legata all'area di sinistra ma non ai valligiani storici contrari alla Tav che si sono dissociati da questa battaglia, che non condividono. Occorre dirlo chiaro: manifestare il proprio dissenso è cosa legittima e giusta. D'altra parte, per ora, la maggioranza di chi partecipa alle manifestazioni no-Green pass è certamente costituita da persone che credono seriamente a quanto chiedono. Senza contare la confusione tra no-vax e no-Green pass. «Non tacciatemi come no-vax, io sono vaccinato e credo nel vaccino», ha dichiarato il portavoce del Coordinamento dei lavoratori portuali Trieste (Opt) nel corso di una recente protesta. Mala questione di chi ci sia davvero dietro quanto accade è molto più complessa. A Milano, qualche settimana fa hanno sfilato persone con la stella di David per paragonarsi agli ebrei perseguitati dal nazismo. Nelle stesse ore, a Roma, le manifestazioni avevano dietro (e davanti ai cortei) militanti di Forza Nuova. A Torino, nell'ultimo corteo, chi era davanti non sembrava un "semplice cittadino". Estrema destra ed estrema sinistra pare si uniscano nel "no". La vera questione non è però solo chi c'è dietro tutto questo, ma quanti proseliti riuscirà a fare e fino a quando la violenza rimarrà verbale. La caccia al giornalista è ormai aperta, così come quella al medico che fa semplicemente il suo lavoro. Magari anche a qualche sindacalista. Con tutto il bagaglio di luoghi comuni del caso. Così, i giornalisti sono sempre «venduti» e i medici fanno sempre parte di una «dittatura sanitaria» che va combattuta fino alle estreme conseguenze. E tutto in nome di una libertà che in ogni manifestazione viene gridata sempre più forte. Così come a gran voce si dice dei «complotti» per togliere la libertà ai cittadini. Ed è quindi per difendere questa libertà che, per esempio, gli attivisti coinvolti nell'operazione delle forze dell'ordine dicono: «Noi siamo il popolo». In ogni caso, dura contrapposizione senza se e senza ma. Con uno strumento in più rispetto al passato - la Rete -, che ha già dimostrato la sua potenza e capacità di mobilitazione. Cosa accadrà da qui in avanti? «Ci danno la caccia, ora lanciamo le bombe», è quanto corso proprio in Rete. Farneticazioni, certo. Ma farneticazioni che fanno venire in mente quanto già accaduto decenni fa. II 15 aprile del 1919 un corteo di nazionalisti, arditi e futuristi assalta la sede milanese dell'Avanti! e devasta le rotative e gli uffici. II giorno successivo l'insegna del giornale viene regalata a Mussolini.

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