Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Cara Deborah, capito che bel conticino si sono fatti quei bravi ragazzi di Hamas? 13 ostaggi in cambio di trentanove detenuti (3 a 1) e 4 giorni di tregua. Considerando i circa 250 ostaggi in loro mani, possono organizzare circa 20 scambi, per un totale di circa 800 delinquenti rimessi in libertà e 80 giorni di tregua. Come dire che la guerra è perduta ma, purtroppo, che fare? Un cordiale shalom.
Andrea Citone
Caro Andrea,
La guerra non è perduta. Anche se le pressioni della comunità internazionale ci ricatteranno per impedirci di continuare, Hamas ormai è finito. Non tornerà mai più a comandare Gaza. La risposta israeliana ai massacri del 7 ottobre cambierà l’assetto di questa parte del Medio oriente, di sicuro cambieranno totalmente i territori dove si sono insediati ANP e Hamas. Nel frattempo Israele farà di tutto per riportare a casa quanti più ostaggi possibile perché questo era l’obiettivo fin dal primo giorno. I capi di Hamas, quelli rimasti che vivono all’estero, sono ormai morti che camminano. Dopo la strage degli atleti israeliani delle Olimpiadi di Monaco, uno alla volta, Israele ha eliminato tutti gli assassini. Accadrà di nuovo. Un cordiale shalom