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Ricordiamo i profughi dimenticati (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Il futuro di Eitan 29/10/2021


La famiglia Biran. L'unico sopravvissuto alla tragedia della funivia Ŕ Eitan, di 6 anni

Gentile Redazione, Il tribunale israeliano ha applicato la legge sui rapimenti dei bambini, ed e' la conseguenza logica di un atto "fuorilegge" Pero' mi chiedo se l'errore a monte non sia stato quello del tribunale italiano di aver nominato la zia residente in Italia come unica tutrice.Capisco se fosse l'unica parente al mondo,o almeno temporaneamente durante la degenza del bimbo in ospedale. Mi pare che i genitori non avessero la cittadinanza italiana e che la casa di proprieta' sia in Israele. In tutta onesta'credo anch'io che la sua"casa"debba essere in Israele. Cordiali saluti

Annalisa Rossi

Gentile Annalisa, Durante la degenza di Eitan in ospedale era presente anche il nonno ma nessuno, nonostante le sue richieste, gli aveva tradotto in ebraico o in inglese quello che stava decidendo il giudice. Alla fine, si Ŕ trovato estromesso da ogni decisione. In seguito, gli Ŕ stato persino impedito di vedere il bambino e Aya, la zia, non rispondeva nemmeno alle sue telefonate. Vi sono tantissime cose poco chiare in questa brutta storia che alla fine hanno convinto nonno Peleg a fare quello che ha fatto: rapire il bambino perchÚ potesse incontrare anche la famiglia materna, disperata all'idea di perdere anche lui. Spero tanto che i giudici israeliani vengano messi al corrente di possibili intrallazzi e che la famiglia Peleg, che ha giÓ perso una figlia e un nipotino, non paghi un prezzo esagerato a causa dell'incapacitÓ, o peggio, di qualche magistrato italiano. Eitan deve tornare a casa sua in Israele! Un cordiale shalom

***

Gentile Redazione, tutto vero. Per˛ al capezzale del bambino che lottava tra la vita e la morte, per ben due mesi in ospedale giorno e notte c'Ú stata la zia; una donna che ha due bambini piccoli da accudire, un lavoro pesante come medico e psicologo, una casa , un marito, la vecchia madre a carico..Insomma mentre questa zia non si Ŕ risparmiata per niente e si Ŕ presa a carico un bambino con gravi problemi motori e psicologici a seguito della tragedia, la nonna non c'era, e ancora oggi demanda alla figlia Tal la richiesta di adozione di Eitan: non si assume nessun carico in prima persona!!!. Dunque, secondo il mio punto di vista di "nonna", quella nonna urla solo ma non si assume nessuna responsabilitÓ, ne consegue che forse non Ŕ il parente pi¨ indicato per traghettare Eitan fuori dall'incubo di quello che ha vissuto. Inoltre, proprio come "nonna" mi chiedo come una donna anziana com'Ŕ la nonna di Eitan non si renda conto che la zia Aya Ŕ provata da mesi di sforzi fisici e psicologici, Ú magrissima, stanchissima...quella donna ha altri due bambini piccolissimi si eviti di farla ammalare con tutti questi scossoni emotivi, per non fare in modo che da uno si arrivi ad avere tre orfani. Una donna vecchia dovrebbe vedere queste cose riuscendo a guardare oltre al suo dolore Cordialmente

Silvana Ghigonetto

Gentile Silvana, Non Ŕ facile giudicare di fronte alla enorme tragedia che ha colpito quella famiglia. ╚ vero che la zia Aya Ŕ sempre stata al capezzale di Eitan ma Ŕ anche vero che sono arrivati subito anche i nonni da Israele. Sono poi tornati a casa per seppellire la figlia, il nipotino, il genero e i vecchi genitori, bisnonni del bambino, morti anch'essi nella tragedia, ma nonno Peleg ha fatto subito ritorno a Pavia per stare vicino al nipotino. Non si pu˛ dare addosso alla nonna senza pensare al dolore che prova e che farebbe andare chiunque fuori di testa. Non Ŕ esatto che la nonna abbia chiesto a Tal di adottare Eitan, Ŕ stata la zia stessa a proporlo essendo giovane, sposata e mamma di altri bambini con cui Eitan potrebbe crescere come in una vera famiglia, come era la sua prima che quella maledetta funivia gliela togliesse. Certamente sarebbe meglio per lui stare con la zia Tal che con una nonna sola e disperata. Non discuto della bravura di Aya ma anche in questo momento dimostra di essere una persona molto dura che non porta Eitan dai nonni nonostante l'ordine del tribunale di Tel Aviv e non risponde nemmeno alle telefonate. Non Ŕ certo il modo migliore di comportarsi per il bene del piccolo Eitan. Nessuno di noi sa come reagirebbe alla distruzione violenta di tutta la propria famiglia, perci˛, credo che l'unica cosa che possiamo fare sia sperare che chi Ŕ rimasto trovi una via d'uscita per riacquistare la serenitÓ necessaria e accompagnare Eitan verso una nuova vita piena dell'amore che i suoi genitori sapevano dargli. Un cordiale shalom

***

Gentile Deborah, La ringrazio per la sollecita risposta, ma siamo di fronte a un fraintendimento: nel mio elogio dell'articolo di Gramellini "Una giudice a Tel Aviv" non intendevo valutarne la consistenza giuridica (argomento su cui non ho cultura nÚ tantomeno titolo di giudizio), ma l'evidente sottolineatura politica del carattere democratico dello Stato di Israele, diversamente da quanto si sente ogni tanto schiamazzare, soprattutto, ahimŔ, a sinistra. Per il resto, mi trovo praticamente d'accordo con quanto espresso da Fiamma Nirenstein nella sua analisi del 27 ottobre. Cordialmente

Sandro Zanchi

Gentile Sandro, ╚ stato comunque importante mettere in chiaro anche il presunto errore del magistrato italiano nel dare l'affido alla zia, escludendo i nonni. La democrazia di Israele Ŕ cosa nota a tutti meno, come lei scrive, ad alcuni, parecchi, appartenenti alla sinistra. Un cordiale shalom

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