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'Incitamento religioso' 12/06/2021

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Mi piacerebbe conoscere il pensiero di Deborah Fait, che vive certi problemi con tutt'altra immediatezza, sull' editoriale del Jerusalem Post di ieri 9.06 , intitolato "End religious incitement before it's too late". Con Stima.

Sandro Zanchi  

Gentile Sandro,  
Sono completamente d'accordo con l'editoriale del Jerusalem Post. https://www.jpost.com/opinion/end-religious-incitement-before-its-too-late-editorial-670563
E' ora che i capi dei partiti religiosi si diano una calmata, in passato sono stati al governo anche con i partiti di sinistra perciò adesso è assolutamente inutile e controproducente che incitino il popolo a rivoltarsi contro il nuovo prossimo governo. Non lo vogliono? Pazienza, incomincino a ragionare con la testa e non con la pancia.  Per quanto Netanyahu abbia fatto il bene di Israele e sia stato un grande primo ministro, non significa che i suoi governi debbano essere eterni. Democrazia è anche cambiare e accettare nuove politiche, nuovi volti e augurare loro buon lavoro. Incitare alla violenza è pericoloso perché tra la folla che manifesta può sempre esserci il pazzo fanatico che alla fine esagera. Abbiamo già vissuto questa esperienza e le assicuro che è stata una grande tragedia. Io ero là, in piazza, quando è stato ucciso Rabin, ho visto la gente mettersi le mani tra i capelli e singhiozzare disperati, altri mettersi in ginocchio perché non avevano più la forza di stare in piedi. Se accadesse di nuovo sarebbe la fine. Mi auguro quindi davvero che i vari Gafni & compagni si rassegnino e capiscano che niente potrebbe cambiare lo spirito ebraico di Israele. Sono scettica sulla capacità di governare della coalizione che si insedierà domenica ma lasciamoli lavorare e se lo faranno male li manderemo a casa. Col voto, non con le rivolte popolari. Israele è una democrazia dinamica e forte e dobbiamo mantenerla tale a tutti i costi.
Un cordiale shalom

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