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Napoleone e gli ebrei 03/05/2021


Sono piuttosto scettico sulla cosiddetta "apertura" del Còrso verso gli Ebrei. In effetti era un ambizioso arrivista e non escludo che il suo "filoebraismo" nascondesse in sé qualche inconfessabile "arrière pensée". Oltre tutto, poi, quello che me lo rende ancora meno simpatico è che sia l'uomo di Predappio che l'imbianchino di Monaco nutrivano una forte ammirazione per quell'avventuriero còrso schiacciato poi sul finire dallo stesso errore strategico ripetuto da loro due: dall'invasione della Russia d'inverno, senza fare i conti col terribile nemico: il generale Inverno, che li annientò.

Mario Salvatore Manca di Villahermosa

Gentile Mario,
al contrario di lei, ho sempre avuto simpatia per Napoleone che fu il primo a emanare leggi per l'emancipazione degli ebrei francesi e in seguito degli ebrei cittadini dei paesi che conquistò durante le guerre napoleoniche. Lui diffuse, attraverso le sue conquiste, le idee moderniste della Francia rivoluzionaria che sanciva l'uguaglianza dei cittadini, abolì il ruolo degli ebrei come prestatori di denaro voluto dalla Chiesa di Roma e liberò le comunità ebraiche italiane dal giogo imposto loro dallo Stato Pontificio. Certamente Napoleone era un tipo ambizioso e, forse, come lei asserisce, arrivista come tutti i grandi uomini della storia, ma questo non toglie che fece un gran bene agli ebrei del suo tempo. L'ultima frase del suo proclama è assolutamente sionista e avrebbe fatto la felicità di Theodor Herzl : "E' il momento e forse non tornerà se non tra mille anni, di reclamare la restituzione dei vostri diritti civili, di occupare il vostro posto in mezzo agli altri popoli, nel mondo. Avete il diritto ad esistere politicamente perchè siete una nazione fra le altre nazioni". Purtroppo la Francia di oggi non è nemmeno il fantasma della Francia di Napoleone.
Un cordiale shalom

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