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'Io, sopravvissuto a Marzabotto. Storia di un uomo, storia di una strage', di Margherita Lollini 21/01/2022
'Io, sopravvissuto a Marzabotto. Storia di un uomo, storia di una strage'
Margherita Lollini
Longanesi euro 18

“La memoria è come una goccia d’olio buttata nell’acqua. Può scomparire per un istante ma poi se ne torna su, sta lì, galleggia come uno sguardo su ciò che è stato”.

Io, sopravvissuto di Marzabotto. Storia di un uomo, storia di una strage - Margherita  Lollini - Libro - Longanesi - Nuovo Cammeo | IBS

Ci sono libri che, con la forza delle emozioni che sprigionano, ci accompagnano nel corso della giornata e ai quali non vedi l’ora di tornare per “ascoltare” ancora le voci dei personaggi e partecipare alla storia che pagina dopo pagina prende vita. Mi è capitato leggendo il libro “Io, sopravvissuto a Marzabotto” di Margherita Lollini, laureata in sociologia con una tesi sulla sopravvivenza nei lager nazisti, in cui l’autrice rievoca la strage di Marzabotto, uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche in Europa occidentale durante la Seconda Guerra Mondiale, attraverso la testimonianza lucida e sofferta di Ferruccio Laffi, sopravvissuto a quella strage dove perse 18 componenti della sua famiglia.

Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 nel territorio di Marzabotto e nelle colline di Monte Sole, in provincia di Bologna, ebbe luogo uno degli episodi più efferati della Seconda Guerra Mondiale. Con l’intento di colpire la formazione partigiana Stella Rossa e i civili che la appoggiavano il maggiore Walter Reder comandante del 16° battaglione corazzato ricognitori della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS diede l’ordine di rastrellare un’ampia zona del territorio compresa fra le valli del Setta e del Reno. I soldati nazisti entrarono in ogni casolare, scuola, chiesa, abitazione e non risparmiarono bambini, anziani, donne e con una violenza inaudita fecero terra bruciata di tutto. Nella frazione di Casaglia la popolazione rifugiatasi nella chiesa di Santa Maria Assunta fu sterminata senza pietà con raffiche di mitragliatrice insieme al sacerdote don Ubaldo Marchioni che aveva cercato di proteggerla. Alla fine di quel massacro le vittime innocenti erano oltre 800 e fra questi c’erano anche i membri della famiglia di Ferruccio che abitava nella frazione di Colulla di Sotto e si era salvato perché la mattina del 30 settembre, prevedendo l’arrivo dei tedeschi, aveva trovato rifugio nei boschi limitrofi insieme ai fratelli più grandi, Ettore e Vittorio.

A oltre novant’anni Ferruccio, che all’epoca ne aveva 16, non ha dimenticato nulla di quella tragedia che travolse la sua vita strappandogli gli affetti più cari. Ogni singolo dettaglio rivive attraverso i sogni e gli incubi che popolano le sue notti: il sapore dell’ultimo pranzo con i genitori, i fratelli e i nipoti, il gusto delle nocciole che la mamma gli metteva in tasca, il suono delle risate della nipote Dina e del fratello Lino, il sorriso dell’Irma che gli faceva battere il cuore e poi la corsa nei boschi, la scoperta del casolare in fiamme e dei corpi straziati dei suoi familiari. Dai racconti della giovinezza di Ferruccio emergono i valori di una cultura contadina fatta di abnegazione alla famiglia, di accoglienza e di solidarietà dove ogni cosa è condivisa con gli altri, dai riti familiari al duro lavoro nei campi per il sostentamento di tutti; un patrimonio di valori che ha guidato le scelte di Ferruccio negli anni a venire e che gli ha permesso di affrontare i momenti di disorientamento e di solitudine per la perdita delle persone a lui più care: l’amico Bruno con cui aveva condiviso la fuga dai nazisti e la speranza in un futuro di pace, il fratello Vittorio che era stato sostegno e guida e l’adorata moglie che aveva accompagnato fino agli ultimi giorni di vita. Con rispetto e sensibilità, senza trascurare il contesto storico che delinea con grande rigore, Margherita Lollini ci restituisce la storia di Ferruccio Laffi seguendo il filo del racconto di quel ragazzo che attraverso prove durissime diventa adulto, si circonda di amici, si costruisce una famiglia fino alla conquista della pace con se stesso.

Con la consapevolezza di essere un sopravvissuto Ferruccio si assume la responsabilità di diventare testimone di un’intera comunità ferita perché chi non ha conosciuto quelle tragedie possa custodire e tramandare alle nuove generazioni il seme della Memoria, unico antidoto all’oblio delle coscienze. E nel 2007 a più di sessant’anni di distanza accetta di testimoniare in tribunale ripercorrendo le vicende di quei giorni in cui la sua vita cambiò per sempre e contribuendo alla condanna all’ergastolo di dieci ufficiali e soldati nazisti. “La vita mi ha concesso di restare vivo. Il mio destino è stato diverso da quello degli altri. Potrei essere a Sperticano, sepolto con la mia famiglia, e invece sono diventato un sopravvissuto. E se la vita mi ha concesso questo, il mio compito è raccontare la mia storia, che è la storia di tutti quelli che quel giorno erano insieme a me e che poi non ci sono stati più”.

Come Alberto Sed, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, ha donato la sua storia a Roberto Riccardi nel libro “Sono stato un numero” (Giuntina, 2009) così Ferruccio Laffi con immensa generosità ha condiviso i ricordi della sua lunga vita con Margherita Lollini, un dono prezioso per chi non ha vissuto quei drammatici eventi ma sente come dovere morale l’insegnamento di Primo Levi: “Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”. Questo libro potente e luminoso, scritto in modo magistrale e con una raffinata cifra linguistica, è dedicato a tutti coloro che credono nel potere salvifico della letteratura per tramandare la memoria delle “piccole storie” della gente comune che ancor più delle grandi battaglie entrano a far parte del più ampio mosaico della Storia come bussole per orientarci nel presente e guardare al futuro con occhi nuov


Giorgia Greco

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