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Libri & Recensioni
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'Tre anelli', di Daniel Mendelsohn 11/01/2022
Tre anelli
Daniel Mendelsohn
Traduzione dall’inglese di Norman Gobetti
Einaudi euro 16

Tre anelli, Daniel Mendelsohn. Giulio Einaudi Editore - Frontiere

“Un’esegesi e dimostrazione magistrale della digressione come grande arte” così l’autrice americana Joyce Carol Oates descrive “Tre anelli”, l’ultimo libro di Daniel Mendelsohn, studioso di lettere classiche e docente di letteratura al Bard College, pubblicato da Einaudi nell’ottima traduzione di Norman Gobetti.

Dopo “Gli scomparsi” (Neri Pozza, 2006), un libro di memorie, di storia, un saggio sul Bene e il Male ma anche la narrazione dei viaggi che l’autore compie per conoscere il destino di “sei” di quei sei milioni che non sono sopravvissuti alla Shoah, e il successivo “Un’Odissea” (Einaudi, 2017) finalista al Baille Gifford Prize 2017, in cui alla fine di un seminario che ha tenuto sul capolavoro omerico e al quale partecipa anche il padre, decide di intraprendere col genitore una crociera percorrendo le tappe delle peregrinazioni di Odisseo nel suo ritorno a Itaca, Mendelsohn ci regala un nuovo gioiello letterario breve ma denso di suggestioni e spunti su cui riflettere.

“Tre anelli” che nasce come Page-Barbour Lectures del 2019 all’Università della Virginia è una mescolanza di biografia letteraria, memoir, trattato di filologia ma anche una riflessione sull’esilio, con incursioni nel passato dell’autore e nelle sue ossessioni. Per affrontare il tema dell’esilio Mendelsohn racconta la vita di tre personaggi di epoche storiche diverse ma accomunati da questa difficile condizione, la lontananza dalla patria, che seppur fonte di deprivazione si rivela feconda da un punto di vista intellettuale. “Affascinato dalla sorte analoga e dal rapporto con la creatività di tre uomini diversissimi vissuti in periodo e luoghi lontani, che li ha portati in posti del tutto inaspettati”, l’autore riflette sui percorsi esistenziali di Erich Auerbach, ebreo tedesco che nel 1936 fuggì dalla Germania di Hitler per andare in esilio a Istanbul dove scrisse un grande classico sulla letteratura occidentale “Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale”, un’opera che spazia dalla poesia alla storiografia, alla narrativa.

Di Francois Fènelon, teologo e arcivescovo francese vissuto nel diciassettesimo secolo, apprendiamo che fu l’autore di un originale seguito dell’Odissea dal titolo “Le avventure di Telemaco”, un libro di enorme successo ma poiché fra le righe si leggeva una critica all’”esercizio del potere monarchico” di Luigi XIV costò all’autore il confino in un luogo tetro e freddo nel Nord della Francia che lo stesso Fènelon definiva “extremi hominum”, all’estrema periferia del consorzio umano. Infine, Mendelsohn si sofferma sullo scrittore e accademico tedesco W.G. Sebald che, nato in Baviera nel 1944, provò per tutta la vita profondi sensi di colpa, sentendosi contaminato dal passato della Germania. Per questo negli anni Sessanta decise di lasciare il suo paese per esiliarsi in Inghilterra, la nazione che aveva sconfitto la sua, anche per allontanarsi dal padre che durante la guerra aveva combattuto nella Wehrmacht. L’autore descrive con mirabile arte narrativa i libri di questo autore ricchi di digressioni, divagazioni e “serpentine narrazioni” che ci parlano della nostalgia e della separazione dalla propria heimat.

Da “Tre anelli” però il lettore ricava prima di ogni altra cosa un’acuta analisi del concetto di digressione e una riflessione sulla tecnica narrativa “ad anello” cioè l’arte della divagazione “una tecnica, antica quanto Omero, nota come composizione ad anello…che consiste nel girovagare per poi ritrovare sempre la via di casa…” A proposito del suo interesse “per i cerchi, gli anelli e le narrazioni inclusive come quelli studiati sia da Auerbach sia da Van Otterlo negli anni della guerra”, l’autore manifesta il suo terrore di qualunque luogo chiuso ricordando due episodi critici di cui fu protagonista. Il primo accadde mentre scriveva “Gli scomparsi” quando decise di infilarsi nel pozzo in cui due suoi parenti si erano nascosti nel 1941 per sfuggire alla cattura dei nazisti “…mi sentii obbligato a calarmici dentro, perché, pensai, era la cosa più simile a un monumento commemorativo che i miei parenti avrebbero mai avuto…”

Nel secondo episodio Mendelsohn si trova assieme al padre durante quella crociera da cui nascerà il suo secondo libro a visitare una delle tappe del viaggio di Odisseo, una grotta a Malta, dove secondo un’ antica tradizione la dea Calipso aveva tenuto prigioniero Odisseo facendone il suo amante e trasformandolo in un uomo senza patria, invisibile al mondo. C’è un punto interessante del libro in cui l’autore contrappone la tecnica omerica “ottimista” allo stile narrativo ebraico “pessimista” e - scrive Mendelsohn in un’intervista - “personalmente oscillo tra i due opposti: vorrei credere nell’impostazione greca, ma non riesco a prescindere dalla storia della mia famiglia sterminata nell’Olocausto. So tuttavia che la seconda rende possibile la prima, e le due non si trovano ai due estremi di una linea, bensì costituiscono gli archi di un cerchio ininterrotto”.

Accolto con favore negli Stati Uniti, “Tre anelli” è un testo prezioso, intriso di lieve malinconia con atmosfere borgesiane, un percorso che affronta tematiche suggestive con un linguaggio raffinato che cattura il lettore in un viaggio unico nella letteratura universale dello spirito umano.


Giorgia Greco

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