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'Ricostruzione di un’anima', di Elia Boccara 10/12/2021
Ricostruzione di un’anima
Elia Boccara
Giuntina euro 14

Ricostruzione di un'anima. Si conclude con George Eliot e Spinoza una  ricerca lunga tutta una vita - Elia Boccara - Libro - Mondadori Store

Autore prolifico (presso Giuntina sono già usciti, fra gli altri, “George Eliot e la nascita dello Stato ebraico 2019, "Un ebreo livornese a Tunisi" 2016, recensito in queste pagine, “In fuga dall’Inquisizione” 2011, “L’invenzione marrana” 2014) Elia Boccara, nato a Tunisi nel 1931 da una famiglia ebraica italiana di origini livornesi, torna in libreria con un nuovo lavoro che completa il racconto della sua vita avvincente e conclude, come recita il sottotitolo, “con George Eliot e Spinoza una ricerca lunga tutta una vita”.

“Ricostruzione di un’anima” è la narrazione della sua seconda vita che, dopo gli anni trascorsi in Tunisia e un lutto drammatico, si svolge definitivamente in Italia, mentre degli anni precedenti e fino al 1962 ci aveva dato contezza nell’ autobiografia “Un ebreo livornese a Tunisi” in cui l’autore ripercorre gli eventi della vita, gli studi, gli affetti, il lavoro, offrendoci anche un’accurata ricostruzione del milieu ebraico di Tunisi. Dopo un “Prologo” che riprende alcuni degli avvenimenti salienti del percorso esistenziale dell’autore: la Comunità di appartenenza della famiglia paterna, i Boccara, quella portoghese degli Ebrei livornesi, il lavoro di insegnante di francese e di giornalista come corrispondente da Tunisi dell’Agenzia Giornalistica Italia, il lutto della prima moglie, la nascita della figlia Antonella, il nuovo matrimonio con Franca conosciuta a un campeggio ebraico estivo in Italia, la decisione di trasferirsi definitivamente a Milano, il lettore entra nel fulcro del libro che si articola in quattro sezioni. Al racconto dell’impegno giornalistico a Napoli segue, nella prima parte, la vivace ricostruzione della sua occupazione come docente di francese in vari licei, prima a Viterbo poi in Lombardia, un impegno che testimonia il forte interessamento per la letteratura e la cultura francese.

Oltre ai rapporti con i colleghi e gli studenti non sempre idilliaci, Boccara racconta con pathos gli anni della contestazione sessantottina e dell’ostilità rivolta all’America e a Israele, “suo servo”, ma anche dei tentativi che intraprende per fornire ai giovani allievi, attraverso un confronto costruttivo, una corretta analisi degli eventi storici. Dopo il vuoto impostogli dal padre negli anni giovanili in senso anti-rabbinico, in favore soprattutto di un patriottismo esclusivo a favore dell’Italia, e la mancanza di una consuetudine religiosa, nella seconda parte del libro predomina la ricerca filosofico-religiosa dell’autore di una precisa identità, il suo avvicinamento alla Chiesa valdese e il successivo allontanamento di cui argomenta le motivazioni fra le quali spicca una evidente parzialità propalestinese di molti membri di quella confessione. La breve sosta all’interno della chiesa valdese gli aveva fatto capire che il suo posto non poteva essere in seno a una chiesa perché quel Gesù che lo aveva così profondamente interessato non era quello trasfigurato dalla ultraterrena fede cristiana, ma quello della storia. Ulteriori studi e approfondimenti in ambito ebraico e cristiano lo portano ad elaborare lavori interessanti di cui nella terza parte del libro, “Documenti”, riporta un articolo apparso sulla rivista QOL n. 79 del gennaio-marzo 1999 su “Paolo, apostolo dei Gentili e il popolo ebraico”, e il resoconto di una Conferenza tenuta presso il SAE di Roma l’8/12/1996 su “Gesù e il suo popolo: un punto di vista ebraico”.

Nuove letture e incontri stimolanti lo conducono a scoprire a un’età ormai avanzata la sua identità marrana che spiegava perché era un ebreo così strano, oscillante fra ebraismo e cristianesimo. “Eravamo di origine iberica, ispano-portoghese, eravamo degli ex conversos, convertiti al cristianesimo a forza in Portogallo nel 1497. …Per un secolo eravamo stati dei nuovi cristiani, marrani, o cripto-ebrei che dir si voglia, prima di fuggire molto più tardi verso terre più ospitali”. Da queste scoperte risulta un radicale mutamento di rotta dei suoi studi e delle sue ricerche. “Un passato che divenne per me familiare alla tenera età di settant’anni”. Il volume si chiude con un interessante capitolo intitolato “Verso i novant’anni: con George Eliot riscopro Spinoza” dove l’autore si sofferma sulla scrittrice britannica, una delle più importanti dell’epoca vittoriana e riflette sul suo pluridecennale rapporto con l’ebraismo, una religione che riteneva di carattere eminentemente nazionale. “L’esito fondamentale della propria comprensione della situazione ebraica – spiega Boccara – fu per George Eliot la convinzione della estrema necessità per gli ebrei di recuperare la propria patria: ciò la condusse a scrivere il suo romanzo “Daniel Deronda”, opera preceduta da intensi studi sia dei vari aspetti dell’ebraismo, sia della stessa lingua ebraica”. Nelle ultime pagine Boccara riflette su alcuni aspetti fondamentali della filosofia di Spinoza di cui assistiamo ai nostri giorni a una grande riscoperta. Si tratta di studi che riguardano anche la ricerca filosofica italiana, ricca di nuove pubblicazioni in cui il grande filosofo olandese è considerato come “il capostipite del pensiero laico, che se non rinnega i grandi testi tradizionali ebraici toglie loro l’origine divina e una pretesa infallibilità, accontentandosi di vedere in essi degli importanti aspetti culturali del mondo ebraico”. Nei Ringraziamenti che aprono il volume, Elia Boccara scrive che questo lavoro “sarà probabilmente il mio canto del cigno: giunto a novant’anni l’elasticità mentale non è più quella di una volta…siccome però la scrittura è una malattia che non ti molla non è detto che non ritorni la voglia di scrivere a ruota libera qualche altro testo poco impegnativo”. E’ l’augurio condiviso da tutti i lettori che hanno apprezzato e fatto conoscere i suoi importanti lavori.


Giorgia Greco

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