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'L’ebreo in bilico. I conti con la Memoria fra Shoah e antisemitismo', di Dario Calimani 06/08/2021
Dario Calimani
L’ebreo in bilico. I conti con la Memoria fra Shoah e antisemitismo
Giuntina euro 14

L' ebreo in bilico. I conti con la memoria fra Shoah e antisemitismo - Dario  Calimani - Libro - Giuntina - Schulim Vogelmann | IBS

“Tanto è costitutiva di te la tua memoria che, se ti soffermi a rifletterci, non sai decidere se sia lei a determinare te o se sia tu a servirti di lei attivandola o spegnendola per indicarle quali frammenti del passato conservare e quali destinare al dimenticatoio…”

Proteggere la Memoria dall’oblio del tempo e dalle mistificazioni che alterano deliberatamente la realtà storica, confrontarsi con la propria identità ebraica sono i temi salienti dell’analisi che Dario Calimani sviluppa nel suo ultimo saggio “L’ebreo in bilico” edito da Giuntina.

Commento del professor Dario Calimani alla risoluzione Unesco |  Osservatorio Antisemitismo
Dario Calimani

L’autore, da sempre impegnato nella vita ebraica italiana, docente di letteratura inglese a Ca’ Foscari e da alcuni mesi Presidente della Comunità ebraica di Venezia, parte dalle dolorose memorie dei familiari deportati ad Auschwitz per offrire uno spaccato della società italiana in cui si annida – negli ambienti più colti come in quelli meno istruiti – un pervasivo sentimento di ostilità nei confronti degli ebrei, un pregiudizio difficile da sradicare. Poiché “i narratori in prima persona non ci sono più” il compito della trasmissione della memoria – riflette Calimani – passa a chi rimane, per eredità naturale. “Il silenzio è una colpa da evitare. Un’altra colpa che rischia di aggiungersi alle altre”.

Dopo il racconto della fuga dei genitori e del fratellino in Svizzera per sottrarsi alle persecuzioni naziste, della precarietà della vita in esilio, del ritorno in un paese devastato dalla guerra con la scoperta dei familiari deportati nei campi di sterminio, Calimani si sofferma sul silenzio che, in ambito familiare, aleggiava attorno alla Shoah (“Dar voce agli interrogativi avrebbe comportato uno strazio insostenibile per mio padre e per mia madre e un’eredità insopportabile e crudele per noi figli dei figli. Il silenzio è stato così la legge dei figli, fino alla fine”), sul rapporto difficile con il padre e sull’amore per la musica che ha rappresentato un collante nella loro vita. Tanti i ricordi personali che Calimani condivide con il lettore: il periodo militare in cui si rende conto della difficoltà per un ebreo di conciliare vita privata e servizio pubblico, gli episodi di intolleranza antisemita a scuola, la presenza di svastiche nell’aula universitaria dove deve tenere una lezione la cui vista è talmente insostenibile che preferisce non insegnare, il doloroso incrinarsi di amicizie dinanzi all’annosa questione del diritto di Israele a difendersi. Calimani ragiona anche sul sentimento della colpa che un ebreo si trova a fronteggiare in molti contesti, “colpa di essere stati vittime, colpa di essere sopravvissuti, colpa di non aver potuto scegliere il proprio destino, colpa di essere stati inermi, colpa dei sopravvissuti nei riguardi dei morti” e su un argomento molto divisivo, quello della conversione di chi nel momento del pericolo estremo ha scelto il battesimo per salvarsi dalla deportazione, una decisione “vista da molti come un tradimento da rinnegati”.

Pur rimarcando che chi ha scelto di abbandonare il suo popolo nel momento della tragedia deve prendersi le sue responsabilità, Calimani riflette sul fatto che lui non si è trovato in quelle situazioni, le ha sentite raccontare, le ha studiate ma non le ha vissute. “Ogni scrittura ha un suo motivo, e in ogni scrittura c’è dell’autobiografia, di contenuti o di stile. Ma si può scrivere anche a nome di qualcun altro, per rispondere all’aspettativa di chi mai ha avuto l’ardire di esprimersi, per appagare un bisogno da anni represso, per rispondere con imperdonabile ritardo alla frustrazione di coloro ai quali la storia non ha dato una voce”.

Quello che Dario Calimani traccia nel suo ultimo saggio è un percorso coraggioso fatto di storie piccole e grandi, di memorie dolorose e di speranza. Un libro prezioso che ci invita a non sottovalutare i rigurgiti di antisemitismo che ancora oggi pervadono molti paesi del mondo perché solo una ferma condanna di ogni forma di pregiudizio può garantire la libertà e il rispetto dei diritti di ogni essere umano, qualunque sia il suo credo.


Giorgia Greco

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