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Libri & Recensioni
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'La tigre di Noto', di Simona Lo Iacono 12/06/2021
La tigre di Noto
Simona Lo Iacono
Neri Pozza euro 17

“Giunta tra i libri, mi guidava il chiarore della luna e sceglievo quelli di più difficile accesso. Soltanto loro acquietavano l’incertezza, azzeravano il visibile, planavano sulla paura”

La tigre di Noto - Simona Lo Iacono - Libro - Neri Pozza - I narratori  delle tavole | IBS

Conosciuta come “la tigre di Noto” per la forza e il coraggio con cui si scagliò contro i nazisti in difesa della biblioteca di Pisa, Marianna Ciccone è stata una scienziata, matematica e fisica vissuta in un’epoca di pregiudizi e barbarie totalitarie la cui vicenda è ora meritoriamente ricostruita da Simona Lo Iacono, magistrato presso il Tribunale di Catania, in un libro che, mescolando accadimenti veri e inventati, “vuole restituirle voce, giustizia, memoria”.

Nata a Noto il 29 agosto 1891 in una agiata famiglia di commercianti, Marianna viene educata per formare una famiglia come accadeva alle “buone signorine dell’epoca”. I progetti dei genitori però collidono con il suo temperamento controcorrente e coraggioso che nasconde una passione: Marianna ama studiare e legge sui libri e sui numeri. E’ convinta che i segni – le parole e le formule matematiche – comunichino una verità: tutto è collegato con tutto. Seguendo un percorso controcorrente per una donna della sua epoca, la giovane Ciccone consegue la licenza fisico-matematica presso l’Istituto tecnico di Modica nel 1914, titolo che le consente di accedere al corso di laurea in matematica presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Alloggiata in un convento di suore, Marianna, che era partita da Noto contro il parere della famiglia, porta con sé dalla sua terra natale la cassetta delle lenti e pochi oggetti personali perché l’unico desiderio è studiare e lo fa con una determinazione che la porta ad affrontare a testa alta, lei unica donna in un’aula universitaria, i giudizi poco benevoli degli altri. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale l’Università, temendo un attacco su Roma, decide di chiudere a tempo indeterminato e mentre molti studenti tornano nelle loro città, Marianna decide di partecipare a un bando di concorso alla Normale di Pisa per una borsa di studio e un alloggio durante l’anno accademico 1916-1917.

Nonostante la selezione durissima e i soli due posti concessi alle donne nella facoltà di matematica la tenacia di Marianna è premiata. Allieva entusiasta di Einstein alla Normale di Pisa si laurea prima in matematica nel 1919 e poi in fisica nel 1924 lavorando presso l’Istituto di Fisica diretto da Luigi Puccianti. Nel 1935 trascorre un periodo di ricerca presso la scuola di Ingegneria di Darmstadt dove entra in contatto con il futuro premio Nobel Gerhard Herzberg. In questa parte del libro l’autrice racconta, non si sa quanto sia frutto della sua fantasia, del rapporto di stima e fiducia che unisce i due scienziati e dell’impegno profuso da Marianna per proteggere lo studioso ebreo dalle angherie dei colleghi simpatizzanti del nazismo fino a quando Herzberg, approfittando di un invito accademico, parte per il Canada. Con i suoi allievi della Normale di Pisa la professoressa Ciccone “ha un approccio didattico fuori del comune, insegna loro che il cielo è un immenso essere vivente che respira, che l’apprendimento è lettura di tutte le cose, dei libri come dell’universo”. Quando i nazisti mettono in atto il programma di spoliazione del patrimonio culturale ebraico per il quale a Francoforte si era sviluppata la Judenforschung ohne juden (scienza degli ebrei senza ebrei) che prevedeva che il primo passo per eliminare un popolo fosse distruggere i suoi libri, Marianna Ciccone si scaglia come una tigre verso il drappello di tedeschi che ha ricevuto l’ordine di depredare la biblioteca della Normale, in particolare dei testi ebraici, perché è consapevole che una aggressione ai libri è una violenza perpetrata ai danni non solo della cultura, ma della stessa natura. Marianna non si è mai fatta una famiglia, privilegiando gli studi, e pur avendo vinto il concorso non ottiene mai la cattedra, perché donna.

Dopo la pensione torna a Noto dove muore nel 1965, dimenticata da tutti. Della razzia dei libri attuata dai nazisti che interessò circa 100.000 volumi prelevati in diverse città d’Europa gli unici libri messi in salvo a Pisa furono quelli presidiati dalla professoressa di fisica Marianna Ciccone. E’ grazie alla perseveranza di Simona Lo Iacono che la storia di Marianna è tornata alla luce. Dopo aver appreso dall’avvocatessa e attrice del teatro di Noto, Rina Rossitto, dell’esistenza di questa donna straordinaria, l’autrice si è messa alla ricerca di ulteriori notizie, compulsando archivi e cercando chi poteva fornirle informazioni su questa figura di scienziata così poco conosciuta. Una storia che – Lo Iacono spiega nell’epilogo – emerge in modo del tutto casuale da una lettera spedita il 7 ottobre 1944 alla professoressa Ciccone dal Rettore Luigi Russo nella quale si esprime la profonda gratitudine per aver protetto durante la guerra “gli interessi dell’Istituto e dell’Università, anche quando il suo fermo contegno avrebbe potuto cagionarle serie conseguenze…”.

In questo romanzo potente e generoso Simona Lo Iacono, attraverso l’espediente letterario dell’Io narrante e con una raffinata cifra linguistica, ci restituisce l’immagine di una donna coraggiosa e visionaria vissuta in una società di ostinati pregiudizi che seppe sfidare un mondo accademico ostile, affermando in ogni ambito dell’esistenza la forza delle sue convinzioni e la fede nella conoscenza, pur nel rispetto di ogni essere umano.


Giorgia Greco

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