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'L’uomo che salvò la bellezza', di Francesco Pinto 11/03/2021
L’uomo che salvò la bellezza
Francesco Pinto
HarperCollins euro 18

Amazon.it: L'uomo che salvò la bellezza - Pinto, Francesco - Libri

“La bellezza di quello che siamo è l’unica cosa che abbiamo contro l’oblio, perché è immortale. Forse un giorno, davanti alla Nascita di Venere di Botticelli, un ragazzo domanderà perché sta lì in quella sala degli uffizi e qualcuno glielo racconterà. E, allora, ci ricorderanno”

Dopo la lettura del romanzo storico di Francesco Pinto, già direttore di Rai 3 e a lungo direttore del Centro di produzione della Rai di Napoli, ogni volta che varcheremo la soglia di un museo italiano per ammirare le opere d’arte esposte non potremo che ringraziare quegli eroi dimenticati che durante la Seconda Guerra Mondiale, con coraggio e dedizione, impedirono ai nazisti di saccheggiare il patrimonio artistico del nostro Paese. Brillante critico d’arte fiorentino e protagonista del romanzo “L’uomo che salvò la bellezza” Rodolfo Siviero è uno di questi eroi italiani, poco conosciuto, le cui vicende sono ricostruite dall’autore con metodo rigoroso e con un elegante stile narrativo. Frutto di una approfondita ricerca storica che ha portato Pinto a verificare di persona i luoghi reali che descrive, il libro si apre con l’immagine di Rodolfo Siviero in treno diretto a Erfurt, la cittadina ai margini della Foresta Nera in Turingia dove viene inviato nel 1938 dai servizi segreti del governo fascista per controllare le strategie del partito nazista, di cui lo stesso Mussolini non si fidava, all’alba della Seconda Guerra Mondiale.

A Erfurt Siviero, che parla bene il tedesco ed è un eccellente storico dell’arte oltre che estraneo agli ambienti della politica, entra in contatto con la borghesia tedesca della piccola città della Turingia (il primo Lander in cui i nazisti iniziarono a governare già durante il periodo della Repubblica di Weimar) pervasa da accesi sentimenti antisemiti e scopre un ambiente socioeconomico in cui gli ebrei sono progressivamente esclusi dalle scuole ed espropriati delle loro attività industriali e commerciali. Durante una festa alla quale è invitato nella lussuosa abitazione di Alfredo Bernardino, commerciante di legname e suo contatto a Erfurt, conosce Kruger, un professore di filosofia dalla mente aperta e acuta che si rivelerà nel corso della narrazione un personaggio dalle mille sfaccettature e l’affascinante Emma Richter, moglie del borgomastro con la quale nasce un sentimento delicato, prima di rispettosa amicizia e poi di affetto. Nel corso delle sue frequentazioni a Erfurt Rodolfo viene a conoscenza del piano orchestrato da Hitler e condiviso da Göring di depredare i musei italiani delle opere di valore per trasferirle nel cuore dell’impero tedesco. Espulso dalla Turingia “ come persona non gradita” dopo aver costretto un medico dell’ospedale a curare un ebreo malmenato da una banda di SS, ritroviamo Rodolfo Siviero nel 1943 a Firenze a fianco di esponenti della Resistenza.

Con coraggio e sprezzo del pericolo, insieme a un manipolo di giovani intraprendenti, l’ex spia del governo fascista collabora dal settembre ’43 e per tutto il ’44 con gli alleati e con la resistenza partigiana coordinando un gruppo di uomini per contrastare il trafugamento di importanti opere d’arte e controllare le attività del Kunstschutz (un ente istituito dai nazisti per preservare i capolavori d’arte, in realtà per favorirne l’esportazione illegale). Siviero si impegna, con ogni mezzo e poca diplomazia, a tenere sotto osservazione, impedire, ritardare o, quanto meno, seguire i convogli che trasportano nel Nord materiale artistico italiano, scongiurare i bombardamenti sui mezzi di trasporto avvisando gli angloamericani del loro prezioso contenuto. “E tutto questo mentre la guerra, che sembra conclusa con la caduta del Fascismo, infuria nel modo più disumano”. Imprigionato e torturato dagli sgherri di Mario Carità, criminale di guerra ucciso dagli americani nel maggio 1945, in un tentativo di sfuggire alla giustizia, Siviero è liberato grazie all’intervento dei partigiani ma deve lasciare Firenze dove aveva rivisto l’affascinante Emma, decisa di fronte alla sconfitta della Germania a seguire il destino del marito. Alla fine del conflitto Siviero continua la sua opera per ritrovare i beni trafugati dai nazisti e stoccati nei nascondigli altoatesini durante l’occupazione. Dal 1946 gli viene affidato un ufficio interministeriale che si occupa dei recuperi, per il quale grazie alle conoscenze maturate in Germania e alla rete di collaboratori che gli aveva consentito di tracciare i contenuti di convogli nazisti in partenza per il Nord, pieni di quadri e statue sottratti ai musei, inizia a trattare con le autorità americane di occupazione le restituzioni delle innumerevoli opere d’arte mancanti all’appello. E’ grazie alla perseveranza e dedizione di Siviero che l’Italia ha potuto recuperare opere d’arte di valore inestimabile come il Discobolo, rubato da Hitler che, dopo ricorsi giuridici e ritardi da parte della Repubblica Federale tedesca, torna in Italia nel novembre del 1948 o la Danae di Tiziano, trafugata da Cassino nell’ottobre 1943 e recuperata da Siviero nel 1947, o la Galatea e Pigmalione di Agnolo Bronzino, confiscata da Hitler e Göring dalla collezione Barberini nel 1944 e recuperata nel 1947. La vicenda di Rodolfo Siviero, già raccontata dalla storica dell’arte Francesca Bottari nel saggio “Rodolfo Siviero.

Avventure e recuperi del più grande agente segreto dell’arte” (Castelvecchi, 2016), ricorda la storia dei Monuments Men - rievocata dallo scrittore americano Robert Edsel - quei soldati arruolati nell’esercito alleato per volere del generale Dwight Eisenhower e spediti nell’Europa in fiamme con una missione precisa: salvare i capolavori dell’arte dalle razzie naziste.

Il romanzo di Francesco Pinto, che si muove fra realtà storica e immaginazione (nasce dalla fantasia dell’autore la storia d’amore fra Emma e Rodolfo), è un’occasione imperdibile per conoscere il valore di uno dei tanti eroi dimenticati della Storia del Novecento. Adatto anche a un pubblico di lettori non specialisti dell’arte, il libro di Pinto si legge d’un fiato grazie a una prosa avvincente e a una perfetta caratterizzazione dei personaggi e dei luoghi citati. E al termine della lettura non potremo che guardare con altri occhi i preziosi capolavori d’arte che abbelliscono le nostre città, grati a Siviero di poterli ancora ammirare.


Giorgia Greco

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